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Vi racconto come la Sardina Santori lavora (senza saperlo) per Salvini

di

sardine

Organizzare una riunione delle Sardine capeggiate da Mattia Santori in un immobile occupato è un indiretto assist per la Lega di Matteo Salvini. I Graffi di Damato

 

Non credo che il riccioluto Mattia Santori e gli altri 149 compagni di avventura, selezionati fra le decine di migliaia accorse a Roma di sabato per riempire come sardine la piazza storica della sinistra occupata qualche mese fa dal centrodestra a trazione leghista, lo abbiano fatto solo per un dispetto a Mario Ajello. Che sul Messaggero li aveva appena sfottuti come “ragazzi d’ordine”, figli o nipoti della sinistra imborghesita che ormai da tempo prende più voti nei quartieri centrali delle città, quelli a traffico limitato, che nelle periferie. Dove vanno invece alla grande Matteo Salvini e Giorgia Meloni, appena paragonati addirittura a Hitler da un Michele Santoro tanto affascinato dalle sardine da offrirsi ad aiutarle in qualche modo, semmai la Rai o altre aziende televisive gliene dessero l’occasione restituendogli la conduzione di qualche trasmissione delle sue. Così potrebbe peraltro fare concorrenza a Riccardo Formigli, l’ex allievo che lo ha superato con Piazzapulita: tutta una parola, naturalmente.

Ci deve essere stata qualche ragione più degna e credibile di un dispetto a qualcuno che non li ha presi molto sul serio, geloso del loro successo mediatico, se Mattia e amici, o compagni, come preferite, hanno scelto come sede per la loro lunga riunione a porte chiuse, organizzata allo scopo di chiarirsi le idee il giorno dopo quel sabato e programmare le loro prossime manifestazioni o iniziative, un auditorium destinato ad “eventi culturali” in quello che l’Ansa, la maggiore agenzia di stampa italiana, ha definito “una sorta di centro sociale”, situato proprio a pochi passi dalla piazza appena riscattata. E’ lo Spin Time Labs, dove “alloggiano – ha raccontato sempre l’Ansa – circa 150 famiglie” che hanno da tempo occupato l’edificio e non intendono rinunciare alla loro residenza abusiva.

Action, l’associazione che difende, rappresenta e quant’altro le condizioni di questi occupanti, ha salutato, ospitato e protetto Mattia e amici con uno striscione, scritto rigorosamente in rosso, che inneggia alle sardine e contesta “gli sgombri”, intesi non come plurale dello sgombero, un pesce un po’ più consistente della sardina, ma come plurale dello sgombero, con la vocale e estrapolata dal rosso ed emarginata in nero.

Sono o vorrebbero essere anche spiritose queste sardine e contorni, ma di uno spirito che tradisce la loro natura politica e si traduce -ahimè per loro- in un infortunio, anzi in un’autorete. Se c’è un modo per dare una mano a Salvini e, più in generale, alla destra è quello di battersi per le occupazioni abusive e contro gli sgomberi, con la e. Lo ha riconosciuto persino il capo ancora dei grillini, Luigi Di Maio, reduce dall’insediamento dei suoi sei “facilitatori” e dall’ingoio anche del decreto legge di salvataggio della Banca Popolare di Bari, parlando di “una falsa partenza” delle sardine proprio con quella scelta di ospitalità nell’edificio occupato.

Forse questi “ragazzi” ittici, alcuni dei quali probabilmente destinati a mettere su qualche altro partito, o a intrupparsi in quelli esistenti a sinistra per farsi eleggere chissà dove, comunque non già nella prossima tornata amministrativa, secondo quanto ha precisato Mattia; questi ragazzi, dicevo, hanno voluto tornare all’esperienza quasi adolescenziale del pur oggi odiato Salvini.

A cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta il futuro leader leghista partecipava all’avventura milanese del centro sociale intitolato, come la strada in cui si trovava, al famoso compositore Ruggero Leoncavallo. Che, nato a Napoli il 27 aprile 1857, morto a Montecatini Terme il 9 agosto 1919 e sepolto a Firenze, aveva scritto e musicato anche i celeberrimi “Pagliacci”: un’opera in due atti rappresentata la prima volta il 21 maggio 1892 proprio a Milano. Dove ne avrebbero onorato il ricordo intitolandogli quella strada in cui altri pagliacci avrebbero drammaticamente emulato quelli dell’artista mettendo a dura prova gli sfortunati abitanti della zona e le forze dell’ordine, costrette più volte a sgomberarle, con la e.

Salvini sarebbe poi rinsavito, sino a diventare il leader del partito oggi più votato in Italia. Le sardine di Mattia invece aspirano alla padella sapientemente abbandonata dal loro avversario. Ne sono talmente ossessionate da perdere il senso dell’orientamento.

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