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Vi racconto come la banca asiatica per le infrastrutture Aiib s’intrufola nelle istituzioni finanziarie Ue

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Che cosa è emerso dal meeting annuale del Board dei governatori della Asian Infrastracture Investment Bank (Aiib) che si è aperto ieri in Lussemburgo. L’approfondimento di Marco Orioles

 

Doveva essere, in teoria, la notizia del giorno. Invece, il meeting annuale del Board dei governatori della Asian Infrastracture Investment Bank (Aiib) che si è aperto ieri in Lussemburgo, non entra praticamente nei radar della grande stampa, distratta da altre priorità.

https://twitter.com/aiib_official/status/1149790650478530560?s=21

È una disattenzione colpevole e anche sospetta. L’evento, infatti, non era certo di quelli da trascurare, trattandosi della prima volta in cui l’Aiib organizza la propria assise al di fuori del continente di elezione, l’Asia.

È dunque uno sbarco in piena regola, quello fatto ieri dalla creatura che Pechino ha messo in piedi con il duplice obiettivo di inondare di investimenti per infrastrutture l’Asia, legandone i destini al proprio, e di contrastare l’influenza dell’istituzione finanziaria multilaterale globale di punta, la Banca Mondiale, che ha il pessimo difetto di essere da sempre controllata dagli Usa.

La scelta del luogo in cui tenere il convegno non è stata certo affidata al caso. Il Lussemburgo fu infatti il primo Paese europeo a saltare con tutti e due i piedi nel carrozzone creato dalla Cina quattro anni or sono, resistendo alle pressioni che Washington aveva preso subito ad esercitare su alleati e partner affinché non si facessero sedurre dalle profferte dell’ex impero di mezzo.

Moniti, quelli americani, rimasti inascoltati, dato che sono ben 97 i Paesi che hanno aderito all’Aiib, compresi tanti alleati di ferro degli Usa come Gran Bretagna, Germania, Israele e Arabia Saudita oltre che pezzi grossi come l’India.

A parlare del tema dell’edizione di quest’anno, che era “Cooperazione e Connettività”, c’era ieri il gotha della finanza di mezzo mondo – presente anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria – in una platea che oltre ai governatori e direttori dell’Aiib comprendeva capi e sherpa dei Dicasteri economici, rappresentanti dei partner finanziari, delegazioni di Paesi che vogliono unirsi alla congrega, uomini d’affari, ed esponenti ed esperti della società civile.

Non è casuale, dicevamo, la scelta di un posto nel cuore dell’Europa e nel Paese che ha dato i natali al presidente uscente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Un atterraggio in grande stile pensato con lo scopo di sconfiggere le ultime diffidenze, in un tentativo reso esplicito dall’intervista rilasciata alla vigila dal vice presidente dell’Aiib, Danny Alexander, ad un quotidiano del Granducato.

Abbiamo organizzato il Meeting in Lussemburgo, ha spiegato Alexander al Luxembourg Times, per dimostrare che l’Aiib non ha niente da nascondere. “Venire qui – ha argomentato il n. 2 della Banca – è una parte importante della nostra accountability agli shareholders e ai contribuenti europei, per mostrare loro come stiamo procedendo nella creazione di un’istituzione internazionale davvero di alta qualità e ben governata”.

Conscio del sospetto, nutrito da molti, che dietro alla facciata di una banca multilaterale con una governance apparentemente democratica si celi l’ennesima burocrazia chiamata ad eseguire i desiderata di Pechino, Alexander offre il più rassicurante dei chiarimenti specificando che il “Board dei direttori ha 12 membri, uno dei quali è la Cina”. Esclude seccamente, perciò, che “una decisione sia spinta dai più grandi azionisti contro la volontà degli altri. Questo semplicemente non accade”.

E ci sarebbe, sempre secondo Alexander, un’altra prova che nulla s’ha da temere dall’Aiib: è la garanzia rappresentata dai progetti già in essere co-finanziati dalla Banca Mondiale e dalla Asian Development Bank, come quello per la realizzazione della rete di trasporto pubblico a Bangalore. Iniziative che certificano, a detta del vicepresidente, come la Banca operi in linea con gli standard internazionali.

In questa operazione volta a rassicurare gli scettici e chetare i sospettosi si arruola volontario il Granduca del Lussemburgo Henri, che nella cerimonia di apertura del meeting elogia le magnifiche sorti e progressive della cooperazione tra Asia ed Europa – la nuova mission dell’Aiib – che considera cruciale per la pace, la stabilità, la prosperità economica e lo sviluppo inclusivo.

Per Henri, l’Aiib può svolgere senz’altro un ruolo chiave in questi “tempi di incertezza” in cui incombe la sfida dei “cambiamenti climatici” e “le vite umane sono minacciate in giro per il mondo”.

Per quanto significativa,  la testimonianza di Henri è superata tuttavia in zelo da quella del ministro delle Finanze del Lussemburgo, Pierre Gramegna, che si spinge a definire l’Aiib “verosimilmente la più moderna istituzione finanziaria del mondo”, che ben può nutrire l’ambizione di diventare “la Banca che connette l’Asia al mondo” .

Appare quanto mai azzeccata in questo senso, agli occhi del ministro, la sede di questo Meeting Annuale: tenerlo in Lussemburgo, ossia un centro finanziario di tutto rispetto dove opera il secondo più grande fondo di investimenti del mondo, è sicuramente un buon viatico – osserva Gramegna – per  “creare sinergie mobilitando risorse finanziarie di governi, istituzioni internazionali e settore privato” in nome dell’obiettivo – caro al Paese che ha varato la Belt and Road Initiative – di migliorare “la connettività tra Europa ed Asia”.

C’è dunque il profilo della Bri e delle nuove vie della Seta sullo sfondo di questi proclami entusiastici. Che mettono a nudo, se ce ne fosse ancora bisogno, l’aspirazione della Cina di saldarsi con il prospero Vecchio continente, ma anche quella dell’Europa di ritagliarsi una parte della torta da un trilione di dollari che Xi Jinping ha messo a disposizione per il suo progetto bandiera.

Un progetto che ha un suo braccio finanziario che si chiama Aiib e che il suo presidente Jin Liqun, parlando dal palco del Meeting, definisce come una banca dotata di “caratteristiche distintamente europee” come la tolleranza zero per la corruzione e l’impegno a promuovere la green economy. Di questo “faro del multilateralismo”, è la promessa di Liqun, l’Europa può far parte senza alcun timore.

Che quello del n. 1 dell’Aiib sia un invito strettamente funzionale agli obiettivi cinesi di assicurarsi la massima partecipazione europea alla Bri lo aveva chiarito ieri China Daily. Il quotidiano di regime scriveva infatti che gli occhi del futuro project financing della Banca sono puntati sui Paesi europei che, come l’Italia, hanno aderito alla Bri o stanno valutando di farlo. Parlando al giornale, il vicepresidente Aiib Joachim Amsbergtold spiegava a tal proposito che se al momento la Banca non ha progetti in Europa, più avanti ciò sarà possibile “specialmente (per i progetti) di connessione con l’Asia”.

Il Meeting del Lussemburgo, insomma, segna la via del nuovo abbraccio europeo della Cina e del suo gioiello finanziario che ben ne esprime e incarna i disegni globali. Disegni che ieri hanno ottenuto un primo risultato simbolico scaturito dalla presenza dei vertici dell’European Stability Mechanism (Esm).

Esm e Aiib hanno così firmato ieri un accordo che definisce il quadro per la collaborazione tra le due istituzioni. Diversi gli ambiti coperti dall’intesa: cooperazione tecnica, scambi di punti di vista sulle strategie economiche, gestione del rischio, corporate governance, servizi legali.

Non sono nuove alla collaborazione, Aiib ed Esm. Quest’ultima ha assistito la prima nel 2017-2018 quando si trattava di metterne in opera l’infrastruttura Swift. Stavolta però la parternship fa un salto di qualità, come riconosce il Managing Director di Esm,  Klaus Regling, che in una dichiarazione veicolata nel proprio sito sottolinea come l’intesa raggiunta ieri “permetterà una più efficace cooperazione” tra le due istituzioni.

Non solo: come ha scritto oggi il Sole 24 Ore, “da parte della banca asiatica è già in atto il pressing sulla Banca europea degli investimenti – il quartier generale Bei è a due passi dall’European convention center del Ducato del Lussemburgo (…) – anche per dare un senso all’MoU siglato dalle due istituzioni finanziarie per attivare congiuntamente risorse del Fondo Juncker per le infrastrutture”.

Da ieri insomma Cina ed Europa sono più vicine. E a Washington, nonostante la distrazione dei media, se ne sono senz’altro accorti.

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