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Vi racconto che cosa (non) farà Matteo Salvini su governo ed elezioni. Il post di Sacchi

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Mosse e dichiarazioni di ieri del vicepremier Matteo Salvini nel post di Paola Sacchi, già inviata di politica a L’Unità e Panorama

 

La “calma incazzatura” di Salvini, che dall’interno della Lega era stata preannunciata ieri a Startmag.it come prossima strategia del “capitano”, si è materializzata ieri sera alla trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano con il volto e le parole dello stesso capo leghista, ministro dell’Interno e vicepremier.

Una “calma incazzatura” che, al termine di una giornata in cui secondo le letture più immediate dei media eravamo ormai a un passo dalla crisi ipotizzata addirittura per domattina, ha fatto escludere crisi nell’immediato ( “Domattina non cade nessun governo”; “Non andrò da Mattarella a dimettermi, ho letto la qualunque”). Crisi che però, se i 5S continueranno “con i no”, non è esclusa per il futuro. E magari, anche se Salvini non lo ha detto, per il 2020.

Insomma, il gioco del cerino la Lega lo ha respinto. Ma continua a tenere i 5S sulla graticola. Salvini prima di escludere la crisi è parso però spingere l’acceleratore al massimo, difendendosi dall’attacco concentrico, con l’evidente scopo di mettere in sofferenza l’alleato-contraente di governo e ponendo un plateale alt a eventuali governi semitecnici di alleanza tra 5S e Pd, facendo così venire più che mai allo scoperto questa ipotesi di cui da giorni si parla sui media e nei corridoi di Montecitorio.

L’altro evidente scopo era quello di ribadire che “senza le elezioni non ci sarà alcun governo”, pur usando toni istituzionali con il Capo dello Stato, al quale “spetta decidere”.

La Lega Nord di ieri è diversa da quella nazionale di oggi, imparagonabile è la consistenza numerica tra un partito-movimento che comunque iniziò a raccogliere la doppia cifra (che ovviamente già aveva al Nord anche con punte più elevate) di oltre il 10 per cento alle Europee del 2009 per poi riscendere a poco più del 3 per cento, dopo il caso Belsito. E Salvini è probabilmente l’unico leader di partito al quale è riuscita la cosiddetta rottamazione interna.

Ma in particolare ieri sera emergeva forte un’analogia nella tecnica di conduzione di certe fasi politiche convulse tra lui e il “maestro”, fondatore e presidente a vita Umberto Bossi. Una certa tecnica spiazzante, fatta di accelerazioni e improvvisi stop dopo aver ottenuto il risultato di aver messo gli alleati in sofferenza.

Bossi nel creare un clima da ultima spiaggia era maestro. Così come nello sdoppiarsi mandando come ambasciatore nella “palude romana” il volto più “governativo” Roberto Maroni, salvo poi come in un gioco delle parti smentire clamorosamente lo stesso ambasciatore. Una vecchia immagine che però viene seppur lontanamente evocata quando Salvini e il potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti si muovono in coppia.

Usare gli schemi del passato spesso non aiuta a capire bene il presente. Ma certo la forza evocativa della “canottiera” bossiana torna quando un Salvini soddisfatto difende la sua “maglietta”: “Sto in maglietta perché fa caldo, dovrei essere in giacca e cravatta. Ma erano in giacca e cravatta quelli che hanno svuotato le tasche agli italiani”.

La Lega è il primo partito, non più una forza territoriale, ma qualcosa del “maestro” Senatùr in Salvini ieri sera sembrava emergere più del solito.

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