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Vi racconto qualcosa sul Cnel

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Cnel

Il post di Stefano Biasioli

In questo periodo di Covid 1 e “quasi” Covid 2, il governo ha convocato decine di esperti, ha persino fatto 2 settimane di “studio in villa” per cercare raccattare idee sulla situazione generale dell’Italia, quasi alla fine della pandemia.

I “saggi” hanno prodotto centinaia di pagine di proposte (si pensi a quelle della Commissione Colao), tutte gettate nel cestino.

Conte, la settimana scorsa, si è presentato in Europa con il cappello in mano, chiedendo soldi ma senza un foglio di carta scritta.

Un foglio riassuntivo per spiegare ai “soci europei”, soprattutto a quelli “cattivi” del Nord Europa, a cosa sarebbero serviti quei denari: ipotesi di progetti concreti e non mance e mancette assistenzialistiche.

Adesso l’Ue ha dato a Conte i “compiti da fare a casa”: dovrà presentarsi, entro settembre, con progetti concreti e dettagliati. Non solo titoli generici, ma dettagli analitici su progetti, sottoprogetti, tempi di realizzazione, nomi dei responsabili dei progetti stessi.

Se non lo farà, non arriveranno i soldi europei, sia quelli “regalati” che quelli “in prestito”, da restituire poco per volta. In quanti anni? 10-20-30? Fino al 2058?

Non solo, ma — concessi pochi milioni di euro di anticipo (10 entro dicembre?) — gli altri milioni di euro verranno scuciti un po’ alla volta, previ controlli europei, apparentemente affidati ai “soggetti ostili del Nord”, presenti in commissione tecnica e in Consiglio Ue, con voti “pesanti” all’interno delle strutture europee (anche se marginali nel parlamento europeo).

Adesso, Conte vuole varare l’ennesima commissione, per elaborare le proposte italiane, commissione fatta forse di un mix di politici e tecnici, o forse di un mix tra maggioranza ed opposizione. Chissà.

Passano i giorni e, come di consueto, si perde tempo.

Per fortuna…Per fortuna che, in questa Italia pigra e lassa di oggi, qualcuno ha già fatto una parte del lavoro.

Si tratta del Cnel, del vituperato Cnel, l’organismo in cui sono presenti tutte le parti sociali importanti di questo Paese. Confindustria, sindacati maggiori (triplice) e minori, dirigenti e dipendenti della P.A., professionisti di varia estrazione.

Cnel, organismo in cui sono presenti sia le parti sociali che specifiche competenze tecniche.

Ebbene, in questi “strani mesi” del 2020, il Cnel ha lavorato, elaborando una serie di documenti tecnici, parte dei quali il presidente Treu ha presentato lunedì in audizione alle Camere.

Si tratta, in sintesi, di proposte concrete in tema di semplificazioni, sviluppo e welfare.

Il documento sulle semplificazioni  (scritto in parte prima del decreto governativo) è stato di recente aggiornato, proprio alla luce del decreto stesso. Si tratta di un centinaio di facciate, vero e proprio piano per l’Italia nella Ue, con idee e progetti specifici e con una analitica comparazione tra il Pnr italiano e quello dei principali paesi europei.

Un secondo documento del Cnel riguarda la finanza locale, messa in crisi dalla pandemia. 4 i filoni analizzati: gli stabilizzatori automatici, il crollo analitico delle entrate, il ruolo del decisore politico, le differenze tra realtà urbane e turistiche. Il dissesto comunale (circa 3 miliardi) toccherà almeno 400 realtà comunali, con netta riduzione dei servizi ai cittadini. All’interno del documento, tre gli scenari possibili: il peggiore, il migliore, il medio (realistico).

Un terzo documento riguarda le osservazioni e proposte su energia e clima. Un tema di grande interesse, per l’Ue. Una commissione Cnel ha, nei mesi scorsi, contattato e sentito tutti i maggiori player del settore, con audizioni specifiche.

Una cosa è certa: nel 2030 sarà ancora elevata la percentuale di combustibili “classici” in uso. Il Mef, a quanto detto al mercoledì al Cnel (assemblea Cnel, via Zoom) ha chiesto al Cnel stesso la ulteriore elaborazione di proposte dettagliate sulle energie alternative. Non solo batterie, ma anche idrogeno e fonti idriche.

Un quarto documento riguarda le semplificazioni.

Esso parte dal decreto legge 76/2020 , integrando un precedente documento Cnel, già approvato dall’assemblea Cnel e specificando le parti del decreto su cui il Cnel concorda o non concorda. Il problema base resta il solito: l’amministrazione pubblica deve interloquire a tutti i livelli, perché le norme scritte diventino effettive nella prassi.

Si tratti di sportelli unici, di registri della P.A. e di registri sanitari, si tratti di revisione delle procedure… perché le riforme non restino sulla carta (quante volte è successo?), occorre condivisione, formazione, convincimento. Le informazioni vanno diffuse, così come i progressi realizzati, passo dopo passo.

Il Cnel ritiene che il problema vada affrontato in 4 sezioni/temi: esigenze della P.A. e risorse attuali (uomini e mezzi); interventi da fare a breve (attivazione delle infrastrutture); digitalizzazione (punto critico); revisione dei “processi attuali”, ossia delle procedure in atto nella P.A.

Ma… c’è un ma, grosso come una casa. Il decreto 76/2020 è il quarto decreto sulle semplificazioni, in venti anni! Ovvero, è facile scrivere le cose, ma è difficile passare dallo scritto ai fatti!

Infine, il Cnel ha in elaborazione un documento sulle prospettive del turismo, in Italia e nel mondo, con tabelle analitiche e con progetti che utilizzino parte delle risorse del Recovery Fund, per l’Italia.

Insomma il Cnel lavora, con testi e proposte concrete, elaborati congiuntamente dalle parti sociali e dai tecnici dei vari settori.

Conte &co vorranno utilizzare questi testi? Vorranno capire che il Cnel è un braccio importante dello Stato, sempre che lo si voglia utilizzare concretamente, evitando inutili “ingorghi di task force dalla composizione casuale e non strutturata”?

Ah, saperlo!

Alea Jacta est!

Stefano Biasioli
Primario medico in pensione
Sindacalista medico in pensione.
Consigliere Cnel

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