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Camp David

Gli Usa formeranno una nuova alleanza con Giappone e Corea del Sud?

Tutte le aspettative sul vertice di Camp David tra Usa, Giappone e Corea del Sud che si terrà venerdì.

 

Venerdì a Camp David si terrà un inedito vertice a tre tra Usa, Giappone e Corea del Sud. È il preludio alla nascita di una formale alleanza trilaterale fra tre potenze cementata da interessi comuni come la necessità di contenere l’espansionismo cinese o di affrontare le provocazioni missilistiche della Corea del Nord? Un articolo dell’Economist fresco di stampa entra nel merito della questione sviscerando tutti i vantaggi e i limiti di un’operazione sicuramente inedita quanto ardita.

Vertice a tre a Camp David

Un tempo sarebbe stato letteralmente impossibile riunire i leader di Giappone e Corea del Sud nella stessa stanza. Ma è proprio questo che succederà venerdì a Camp David, auspice Joe Biden, che accoglierà il Primo ministro giapponese Kishida Fumio e il Presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol.

Nuovi allineamenti

Molta acqua è passata sotto i ponti da quando i due Paesi asiatici si detestavano. Adesso entrambi devono però fare i conti con minacce comuni come l’assertività cinese, la bellicosità della Corea del Nord e l’aggressione russa all’Ucraina, tutti fattori che hanno determinato un allineamento degli interessi di Tokyo e Seul.

A maggio Kishida ha compiuto la prima visita ufficiale di un leader giapponese nella capitale sudcoreana da più di un decennio. I ministri della Difesa dei due Paesi si sono incontrati a giugno con il collega americano e si sono impegnati a condividere le informazioni di intelligence sui lanci di missili da parte di Pyongyang. A maggio un incrociatore giapponese ha compiuto una sosta in un porto sudcoreano. Non mancano, insomma, segnali di un reciproco interesse a migliorare la relazione bilaterale.

La mossa degli Usa

Adesso gli Usa vogliono capitalizzare le migliorate relazioni sull’asse Tokyo-Seul coinvolgendo i due partner in qualcosa di simile a un’alleanza trilaterale. A Camp David si discuterà di come cementare i legami strategici in materia di difesa. Ma si parlerà anche di catene produttive e di semiconduttori. E chissà se nei colloqui riservati i leader avranno modo di affrontare il tema del superinvestimento di Samsung per un nuovo stabilimento di microchip in Giappone.

Cina alla finestra

La Cina non vede ovviamente di buon occhio questa luna di miele. Durante un recente forum in Cina, il nuovo Ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi si è rivolto ai suoi interlocutori giapponesi e sudcoreani dicendo loro: “non importa se ti tingi di biondo i capelli, non diventerai mai un europeo o un americano”.

I limiti strutturali dell’operazione

Anche se, nell’era delle tensioni nell’Indo-Pacifico, sarà difficile sciogliere il nuovo abbraccio tra Usa, Giappone e Corea del Sud, l’alleanza tripartita sconta dei limiti strutturali che rimandano, in buona sostanza, agli antichi sospetti reciproci nutriti dagli ultimi due.

Per la Corea del Sud rimane ancora un rospo difficile da digerire una presenza o un ruolo delle forse armate giapponesi. Dal canto suo, Tokyo dovrà fare i conti con l’apparente incompatibilità tra la sua Costituzione pacifista e la stipula di una nuova alleanza.

Giappone, Corea del Sud e Usa hanno inoltre differenti priorità in materia di sicurezza. L’ossessione di Seul si chiama Kim Jong-un, mentre Tokyo è preoccupata per un potenziale conflitto a Taiwan che vede la Corea del Sud invece esitante.

L’America vorrebbe utilizzare la nuova piattaforma trilaterale per lanciare un dialogo su come migliorare la deterrenza nucleare, ma gli approcci al tema da parte di Seul e Tokyo sono molto differenti: per dirla con Sahashi Ryo, docente all’Università di Tokyo, “il Giappone vuole che la deterrenza estesa sia il più invisibile possibile, mentre la Corea del Sud la vuole il più visibile possibile.

Ci sono anche problemi di politica interna. Con il suo approccio aperturista, Yoon rischia di alienarsi le simpatie di quella fetta di elettorato che ancora freme per i crimini di guerra dii Tokyo. Dal canto suo. Kishida deve fare i conti con i sentimenti nazionalisti del suo partito. E se in America nel 2024 vincesse Donald Trump ci sarebbe meno spazio per nuove alleanze formali.

Ciononostante a Camp David si cercherà di studiare un formato che possa istituzionalizzare i rapporti fra le tre potenze, scongiurando la possibilità che i futuri leader possano smantellare il lavoro fatto. Tra le idee in discussione ci sarà la costruzione di una hotline e la convocazione periodica di vertici trilaterali.

La conclusione dell’Economist è chiara: se la paura fa novanta, America, Corea del Sud e Giappone troveranno il modo di superare le antiche ruggini e dare una cornice formale a rapporti sempre più profondi.

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