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Cosa c’entra la Cina con l’intervento americano in Venezuela?

In Venezuela era nato un laboratorio finanziario con la Cina, una minaccia per il circuito cinquantennale dei petrodollari. L'analisi di Riccardo Pennisi tratta dal suo profilo Facebook.

Due chiavi necessarie per capire l’operazione USA contro il Venezuela.

  1. La Strategia di Sicurezza Nazionale appena scritta dalla Casa Bianca pone chiaramente l’America come nuova priorità, al posto dell’Asia. Addio al “pivot” del detestato Obama. America: dalla Patagonia alla Groenlandia.
  2. Il Venezuela di Chàvez e Maduro è doppiamente colpevole, perciò. Di voler gestire le sue risorse in autonomia – il suo famoso petrolio, le riserve più grandi del mondo. E di aver scelto la Cina. Occhio a questo dato: Pechino comprava da un anno petrolio venezuelano senza usare dollari per pagare le transazioni.

Per farlo, utilizzava il renmimbi (la valuta estera cinese, basata sullo yuan) e una serie di criptovalute; e i pagamenti andavano su conti aperti in Cina, per evitare controlli occidentali. Il sistema funzionava da un anno – e aveva rilanciato le esportazioni di petrolio venezuelano. Secondo una serie di esperti, nel 2024 il Venezuela ha venduto alla Cina l’84% del petrolio che ha esportato. A Caracas era quindi nato un laboratorio finanziario, una minaccia per il circuito cinquantennale dei petrodollari, costruito nel 1973 dopo la crisi energetica.

Un esperimento BRICS, da soffocare. Un altro Paese interessato allo sviluppo di questo sistema? L’Iran – con la collaborazione di Mosca. Brasile e Arabia Saudita: osservatori interessati. Un altro Paese con fortissime relazioni economiche con Pechino, e che vi esporta parte importante del suo petrolio? La Nigeria.

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