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Vaccini: le ire di Arcuri, i numerini della Lombardia e lo scaricabarile

di

arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo sui vaccini

 

ASPETTANDO MATTEO

 

VACCINI IN ITALIA

VACCINAZIONE IN ITALIA: NUMERI, FATTI, RITARDI E POLEMICHE. LO SPECIALE DI START MAGAZINE

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SU VACCINI E LOMBARDIA

Ma qual è la causa di questa partenza a rilento? A spiegarlo è la Regione stessa che individua due motivi: il piano ferie del personale sanitario e il cambio di programma nelle consegne delle dosi. «Nei giorni delle feste parte del personale ha goduto di un sacrosanto riposo — dice l’assessore Giulio Gallera — visto che dal mese di febbraio, come in nessun altra regione italiana, sono sotto pressione per la violenza con cui il virus ha colpito il nostro territorio». Pesa però anche la programmazione. Il sistema di prenotazioni e vaccinazioni pensato dai vertici della sanità regionale — la prima fase prevede la somministrazione a 343.224 tra medici, personale sanitario e residenti nelle Rsa — era stato infatti pensato per partire domani, giorno in cui era previsto l’arrivo dei primi vassoi. In realtà le 80 mila dosi sono arrivate in largo anticipo, il 30 dicembre, quando però il piano era già stato definito e i turni stabiliti.

«Quella che abbiamo messo in piedi è una macchina seppur flessibile, molto complessa — spiega il responsabile della campagna vaccinale per la Lombardia Giacomo Lucchini — che ha bisogno di tempi per l’aggiustamento in corsa. Laddove è stato possibile si è anticipato, tenendo conto che stiamo parlando di operatori sanitari che in questi giorni hanno avuto due festivi, un semi festivo e un sabato. Quindi molti di loro sono in riposo e lo stiamo rispettando visto che sono in prima linea. Non sento mia la polemica sui numeri, rispetto a un percorso che sarà lunghissimo».

Dal Pirellone, una risposta ufficiosa al richiamo romano è arrivata sulle siringhe e il personale. Sarebbero state consegnate in alcune Ats lombarde delle siringhe inutilizzabili per i vaccini e il personale aggiuntivo che era stato promesso non si è visto: «Ci auguriamo che arrivi soprattutto per la fase che coinvolgerà la popolazione», sottolinea Gallera. La programmazione Il piano da domani prevede un avvio con circa 5-6 mila somministrazioni al giorno in tutta la Regione, poi si salirà a quota 10 mila a cui si aggiungeranno quelle date agli ospiti nelle Rsa, arrivando così a un massimo di 15mila. La settimana che arriva, oltre alla necessaria accelerazione sul piano vaccinale, sarà anche cruciale per la programmazione della prossima fase. Si tratta di quella che riguarderà la popolazione ultra ottantenne e i soggetti a rischio: oltre tre milioni di persone che non verranno vaccinate prima dell’inizio di marzo. Secondo il piano infatti al 20 di febbraio saranno arrivate solo le 680mila dosi necessarie per i 340mila da vaccinare in questa prima fase, considerando anche la seconda dose.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU VACCINI E LOMBARDIA

La Lombardia, che essendo la regione più popolosa si prepara ad affrontare la profilassi più ampia, ha optato, a differenza di altre Regioni, per una distribuzione su 65 hub, anche se solo 34 ricevono direttamente da Pfizer le consegne. Una strategia che pagherà nel lungo periodo, ma che non ha favorito il ritmo dei primi giorni. Ma come mai, sempre stando alla graduatoria del sito che in tempo reale aggiorna la progressione delle somministrazioni, la Lombardia ha eseguito solo il 4 per cento dei vaccini già inoculati in Italia? Qui bisogna fare i conti con il calendario. Il piano originario, al netto dei ritardi di consegna, dovuti anche al maltempo, prevedeva di aprire l’agenda dal 4 gennaio. «Una scelta ponderata, motivata anche dal fatto che nei giorni delle festività parte del personale ha goduto di un sacrosanto riposo, visto che dal mese di febbraio, come in nessun altra regione italiana, è sotto pressione per la violenza con cui il virus ha colpito il nostro territorio», aggiunge Gallera.

Troppo complicato modificare i turni del personale per guadagnare un paio di giorni, con il rischio di imballare ospedali ancora sotto pressione con quasi 4 mila ricoverati Covid, fra rianimazioni e altri reparti. La prova del nove si avrà nei prossimi due-tre giorni, contando che si vaccinerà a pieno ritmo anche il giorno dell’Epifania e l’adesione è stata quasi ovunque intorno al 90 per cento. Al Pirellone sono certi non solo di stare nella scadenza complessiva di fine febbraio della prima fascia di popolazione, ma anche di balzare ai vertici della graduatoria regionale nel giro di pochi giorni. Per ora si è scelto di rodare la macchina vaccinando primari e capi reparto. «Ci sarà da abituarsi all’idea che le date di consegna ballano e balleranno — conclude il responsabile operativo della campagna vaccinale in Lombardia Giacomo Lucchini —. Bisognerà essere bravi a rendere elastiche le agende senza perdere ritmo».

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