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Ustica, i fatti e le fake news

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La recensione a cura del generale Mario Arpino, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, di “Ustica, i fatti e le Fake News” di Franco Bonazzi e Francesco Farinelli (Edizioni LoGisma)

Per comprendere nella corretta luce ciò che è circolato, ancora circola e continuerà a circolare (almeno fino a quando verrà liquidato l’ultimo indennizzo) attorno al tragico evento di Ustica, potrebbe già essere sufficiente leggere cinque passaggi che gli Autori hanno inserito nella loro introduzione a questo studio. Perché si tratta proprio di uno studio  approfondito e documentato, che tuttavia è riuscito a  conservare la forma e la forza di attrazione di un libro da leggere tutto, fino in fondo. Anticipiamo subito i cinque passaggi:

“….Alla ricerca delle cause e dei colpevoli, dovere di cui furono immediatamente investite una commissione tecnico-amministrativa attivata dal ministero dei Trasporti e la Magistratura, si affiancò infatti, fin da subito, una caccia alla notizia che ha fortemente contribuito al radicarsi presso la pubblica opinione di convinzioni e immaginari non supportati dai dati di fatto….”

“….Ustica non è un mistero. E’ il frutto di una serie di incompetenze, di carenze professionali e di ragioni politiche ed economiche che hanno impedito, fino ad oggi, di approfondire tutte le ipotesi con la stessa determinazione…”.

“….le indagini condotte non hanno seguito le norme internazionali per l’investigazione sugli incidenti di volo previste nel Manual of Aircraft Accident Investigaton, emanato nel 1970 dall’ICAO….”  (in pratica, l’indagine della Magistratura, tesa alla ricerca dei colpevoli, ha prevalso su quella della commissione tecnico-amministrativa, volta invece alla ricerca delle cause. Tuttora ufficialmente ignote,  “….non avendo ancora l’Italia presentato presso la sede dell’ICAO a Montreal il Final Report…”

“….Chi legge deve essere consapevole che si sta avventurando in quello che, probabilmente, è ad oggi il più grande contenitore di notizie false della storia repubblicana del nostro Paese. Gli interessi in gioco, d’altronde, sono stati – e sono tuttora – talmente importanti che anziché vedere, negli anni, uno schiarimento del cielo si è assistito ad un pauroso aumento di nuvolosità…”.

Il sottotitolo del libro, “I fatti e le fake news”, già anticipa il contenuto ed il metodo di ricerca e di narrazione dei due Autori. Franco Bonazzi è stato pilota collaudatore-sperimentatore di volo sia nell’Aeronautica Militare, presso il Reparto Sperimentale di Volo, sia nell’industria aeronautica nazionale. E’ stato il primo pilota italiano a volare sull’F-104 e, dopo una lunga esperienza maturata anche in varie inchieste su incidenti di volo, ha fatto parte del collegio dei consulenti tecnico-scientifici della difesa nel processo penale per i fatti di Ustica. Esperienze che si sono sposate molto bene, in termini complementari, con quelle maturate da Francesco Farinelli, dottore di ricerca in Storia, che aveva iniziato ad occuparsi del caso Ustica per la sua tesi di dottorato presso l’Università di Bologna.

Esistono degli eventi che “sono diventati irriconoscibili per essere stati troppo raccontati”, commenta il co-autore, facendo però riferimento alla strage delle Fosse Ardeatine. Identica cosa è accaduta per la tragedia di Ustica, dove, mettendo insieme spettacoli teatrali, film, documentari, trasmissioni radiofoniche, libri di poesie, romanzi storici, album musicali, manifesti artistici, installazioni museali, interviste, rubriche e approfondimenti televisivi, si possono enumerare più di cinquanta progetti mediatici. Ovviamente, è risaputo che in questi casi il rigore scientifico è lo strumento meno adatto a fare spettacolo, tanto che il pubblico, cui certo non compete mettersi a studiare le carte, è rimasto affascinato dalle immagini: in particolare, da quella di un missile che colpisce e fa esplodere un aereo civile di linea.

Cosa confutata dagli inquirenti, dalle commissioni di esperti di entrambe le parti, e quindi giudicata fantasiosa nelle sentenze di vari livelli di giudizio penale. La stessa sentenza-ordinanza del giudice Priore la cita tra diverse altre ipotesi (esplosione a bordo, cedimento, ecc.) solo come una delle possibilità, ma senza prove od evidenze. Si sottolinea, in questo libro-ricerca, come tutti i maggiori imputati rinviati a giudizio dal giudice istruttore – inclusi Ufficiali di alto grado dell’Aeronautica Militare – siano stati assolti con formula piena a tutti i livelli del procedimento penale. In particolare, con sentenza del 10 gennaio 2007 la Cassazione confermava in via definitiva anche l’assoluzione già pronunciata dalla Corte d’appello dei generali Bartolucci e Ferri, rispettivamente capo e sottocapo di SMA all’epoca della tragedia. Va notato che questa assoluzione, con formula piena, veniva pronunciata dopo che gli imputati – coraggiosamente, ma sicuri del fatto loro – avevano volontariamente rinunciato ad una sentenza di prescrizione.

Dopo aver meticolosamente sviscerato ogni argomento, nelle Riflessioni finali gli Autori pongono il lettore di fronte a un evidente paradosso. Da un lato, nei lunghi processi penali di ogni grado l’ipotesi di uno scenario di guerra (che viene ancora oggi raccontato al pubblico da alcuni media) prospettato nell’ordinanza del giudice istruttore Rosario Priore non ha trovato accoglienza e, anzi, ha ricevuto una netta bocciatura. Dall’altro lato, un Giudice Onorario Aggregato (GOA) di Bronte (Catania) nel 2003 condannava i ministeri dei Trasporti, della Difesa e degli Interni a risarcire l’Itavia, definendo la tesi del missile come ”ormai congruentemente motivata” per lo standard probatorio civile.  Sentenza bocciata, ma successivamente accolta nei procedimenti di appello. Successivamente l’Avvocatura Generale, con sorpresa,  riceveva dal Presidente del Consiglio pro-tempore la disposizione di non fare opposizione, e quindi la “battaglia aerea”, senza alcuna ulteriore indagine probatoria, diveniva ufficialmente la vera ed unica causa del disastro. Così, oggi lo Stato continua a risarcire chiunque dimostri di averne titolo, ovviamente facendosi trainare sulla scia di pensiero di quel GOA del Goa di Bronte.

Per i particolari incarichi ricoperti all’epoca del disastro e negli anni successivi, chi scrive è stato chiamato in più occasioni a testimoniare di fronte alla Commissione Stragi, al giudice istruttore, ad una commissione del Senato e nel corso di quei processi penali che hanno assolto con formula piena gli imputati. Assoluzione che sui media è passata in sordina e di cui chi continua imperterrito a far pubblicità all’ipotesi missile non vuole tenere alcun conto. Anche per merito di queste esperienze, ho apprezzato molto lo sforzo di analisi degli Autori e la logicità della metodologia utilizzata per la ricerca.

In conclusione, se ritengo doveroso un momento di raccoglimento in segno di rispetto per le vittime di questa tragedia, come gli Autori resto tuttavia convinto che vittima ne sia rimasta anche l’Aeronautica Militare nel suo insieme, se non altro per gli anni di linciaggio mediatico che è stata costretta a subire. Ma sono altresì certo che la vittima per eccellenza rimanga, ancora oggi, la Verità.

Infatti, ma fortunatamente solo nei processi civili, gli effetti perversi della sollecitazione mediatica – avendo catturato negli anni l’immaginario collettivo – hanno avuto il sopravvento sulla Giustizia. Oggi siamo anche noi tra quelli che attendono con ansia che si completi l’elargizione degli ultimi risarcimenti, nella convinzione che, immediatamente dopo, questa lunga e tragica farsa finirà per sempre.

Onore a chi continua a combattere. Ma i più, ormai, con amarezza e rassegnazione, sono scettici sul fatto che oggi sia ancora possibile far accettare al pubblico una verità che per lunghi anni non si è mai voluta cercare davvero. Questo libro, credo, sia una delle ultime opportunità da cogliere. Non perdiamo l’occasione.

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