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Berlusconi e gli effetti dell’uso politico della giustizia

Armi Ucraina

Condizionare i destini di leader e partiti, selezionare di fatto persino le squadre di governo, sono gli effetti dell’uso politico della giustizia. La nota di Paola Sacchi

 

Se l’uso politico della giustizia fosse un film come Sliding Doors, ci sarebbero nel copione due Silvio Berlusconi: quello attuale e l’altro, la cui vicenda pone l’oggettivo interrogativo su come sarebbe stato il suo destino politico senza una novantina di processi, che ne fanno il leader più indagato e accusato forse del mondo dalla sua discesa in campo.

Il primo sarebbe magari anche diventato presidente della Repubblica, come in cuor suo, dopo essere stato 4 volte premier, capo del governo più longevo, e prima ancora imprenditore di livello internazionale, forse aveva legittimamente vagheggiato. O quanto meno sarebbe stato incaricato nella mission impossibile che solo lui e Angela Merkel, come ricorda spesso Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier e coordinatore azzurro, avrebbero potuto svolgere presso Putin per dissuaderlo dal proseguire la guerra all’Ucraina.

E sempre nel caso del “Silvio/1” Forza Italia, che si è sempre identificata nel suo presidente e fondatore, forse non sarebbe precipitata dal 2014 in poi nei consensi. Il primo vistoso calo iniziò a quelle Europee, con un 17 per cento, poi proseguito nella discesa, dopo la sentenza Mediaset, l’estromissione dal Senato con applicazione retroattiva delle legge Severino, i servizi sociali e tutto il resto del calvario giudiziario compresa nel 2013 la prima condanna nel Ruby/1.

Berlusconi comunque è rimasto in campo, riuscendo nell’impresa di tenere FI a più dell’8 per cento, impedendo ancora una volta a Matteo Renzi di “prendere i miei voti”, come promise ai suoi al referendum del 2016. Si è preso la rivincita di tornare in Senato, dopo umiliazioni e irregolarità subite, e ieri, infine, è stato assolto in un importante filone del Ruby ter, dopo una decina di anni di “calvario giudiziario, che non avrebbe dovuto proprio esistere”, come ha commentato Stefania Craxi, senatrice di FI, presidente della commissione Esteri e Difesa della Camera.

Il leader azzurro e ex quattro volte premier, che da imprenditore prima della sua discesa in campo non aveva, per dire, neppure avuto una multa, era già stato assolto in Cassazione per il Ruby/1. Ma poi nacquero il 2 e il 3. Ieri, su richiesta dello stesso Pm di Roma, è stato assolto insieme a Mariano Apicella perché “il fatto non sussiste“. In sintesi, Berlusconi era accusato di presunta corruzione di testimoni.

Ma la Craxi, che per vicende politiche e familiari di “persecuzioni giudiziarie” purtroppo si intende, insieme con tutti i big azzurri, dai capigruppo Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, i vicepresidenti di Senato, Maurizio Gasparri, e Camera, Giorgio Mulè, oltre lo stesso Tajani, che subito ha twittato, pone il problema del danno, oltre che personale a Berlusconi, provocato in questi 10 anni allo stesso Paese, agli elettori con “l’avvelenamento della politica”. Di cui “si è cambiato il corso, avvelenando la democrazia”, le fa eco Gasparri che chiede: “Quale risarcimento ci sarà anche per questo?”.

Condizionare pesantemente i destini di leader e partiti, selezionare di fatto persino le squadre di governo, sono gli effetti dell’uso politico della giustizia molto sponsorizzato alla prova dei fatti dal centrosinistra, tutto, con l’unica eccezione di Pier Ferdinando Casini, compreso lo stesso Renzi che, a parte l’infelice “game over” su Berlusconi, si unì al sì al processo di un altro leader del centrodestra, fondato da Berlusconi, ovvero l’attuale secondo azionista del governo Meloni, il capo leghista, Matteo Salvini, ora vicepremier e ministro delle Infrastrutture.

Pollice verso dal centrosinistra, Salvini ha ancora due processi in corso, uno con la gravissima accusa di sequestro di persona, per aver fatto da apripista alla linea di rimettere sotto controllo l’immigrazione clandestina, di aver difeso I confini nazionali che nel Mediterraneo coincidono con quelli della Ue. Decisioni politiche che ridussero notevolmente gli sbarchi, una linea sulla cui scia ora si muove il suo successore e ex capo di gabinetto Piantedosi che ribadisce: “La politica migratoria non la fanno i trafficanti”.

Il prefetto, un tempo molto stimato anche in ambienti di centrosinistra, come anche a Bologna, per il cospicuo curriculum, l’altro ieri è statob insultato da Pd e opposizioni in parlamento, senza peraltro mettere in campo controproposte su un tema per il quale è necessaria la responsabilità e solidarietà di tutta l’Europa. Concetto espresso dal presidente Sergio Mattarella e che nella stessa Ue allo stesso Piantedosi hanno iniziato in un vertice a riconoscere.

Ma, tornando all’uso politico della giustizia, è un fatto che Salvini nel suo ruolo originario, al Viminale, non sia più potuto tornare a causa paradossalmente proprio dei processi. È stato perfino attaccato dalla sinistra e dai giornali che ne sono vicini perché in Senato ha elogiato il suo successore. Salvini secondo certa narrazione con un tweet avrebbe addirittura provocato lo scontro tra Francia e Italia. E, secondo esagerazioni del genere sempre in voga “è stato Salvini”, è lui che detterebbe l’agenda a Meloni, che però sul tema è stata sempre persino più dura di lui. Meloni in passato aveva sempre battuto il tasto di FdI sul blocco navale, poi rimodulato sulla linea attuale, comune di tutto il governo.

Morale della favola da Berlusconi a Salvini, filo conduttore è sempre l’uso politico della giustizia. Che cambia i destini della politica. Ma, come ammonì con il suo unico no nel centrosinistra all’autorizzazione a procedere contro il leadel leghista, Casini ai suoi alleati: “Gli avversari si sconfiggono solo con la politica”. Ammesso che le opposizioni ne abbiano una.

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