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Usa, cosa accadrebbe per l’energia se Trump venisse confermato

Americani Elezioni Pennsylvania

La campagna elettorale Trump- Biden entra nel vivo soprattutto sui temi energetici, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici

 

Si è parlato molto di come potrebbe cambiare il settore dell’energia americano in caso di trionfo di Joe Biden alle presidenziali americane. Ma cosa potrebbe accadere se fosse riconfermato Donald Trump per un secondo mandato? Secondo Amy Harder di Axios, occorre aspettarsi che l’attuale inquilino della Casa Bianca raddoppi i suoi sforzi allentando le normative e mettendo in discussione la scienza del cambiamento climatico.

CAMPAGNA ELETTORALE SERRATA SULL’ENERGIA

In effetti, nelle ultime settimane, la campagna del presidente Trump sta utilizzando la politica energetica come parte importante degli attacchi contro Biden, specialmente in Pennsylvania, uno stato critico per la rielezione di Trump e dove è in coda ai sondaggi. Per questo proprio in Pennsylvania, il tycoon ha affermato che il rivale in caso di vittoria avrebbe schiacciato l’industria del gas e del petrolio che in alcuni Stati americani, come appunto Pennsylvania ma anche Ohio, sono importanti. Lo stesso dicasi per il Texas, il più grande produttore di petrolio e gas della nazione: non vota democratico dal 1976, ma quest’anno la gara sembra serrata secondo gli ultimi sondaggi.

Trump sta cercando, insomma, di puntare anche contro le affermazioni di Biden anche quelle che dicono di voler vietare il fracking. L’affermazione descrive in modo impreciso la piattaforma politica di Biden, che in realtà mira a porre fine ai nuovi permessi per petrolio e gas sulle terre federali ma non cerca un divieto nazionale.

LA DIFESA DI BIDEN

Biden e il suo team, dal canto loro, hanno cercato di smussare gli attacchi sul fracking e la linea sulla “transizione” dal petrolio. “Non vieterò il fracking. Ho detto che non si farà sulle terre federali”, ha detto Biden a un’affiliata della NBC durante la campagna in Pennsylvania. La distinzione è importante. I boom del fracking in Pennsylvania e Texas si sono concentrati su terreni privati. Ma c’è molta produzione su superfici federali negli stati occidentali come New Mexico e Colorado.

PROPOSTE SU ENERGIA PULITA ED EMISSIONI IN GENERE SODDISFACENTI PER I VOTI

Le proposte per ampliare l’utilizzo di energia pulita e contenere le emissioni di carbonio in genere sono molto soddisfacenti. Morning Consult e Politico hanno pubblicato un sondaggio post-dibattito che ha rilevato che il 57% degli elettori sostiene l’eliminazione graduale dell’industria petrolifera nel tempo man mano che il paese passerà alle energie rinnovabili. Il 28% si è opposto mentre il 15% ha dichiarato di non avere opinioni.
L’analista politico della Pennsylvania G. Terry Madonna ha però ammesso che gli attacchi sul fracking potrebbero aiutare Trump, anche se i sondaggi mostrano che gli elettori divisi sull’argomento.

COSA ACCADREBBE CON UNA SECONDA AMMINISTRAZIONE TRUMP

In ogni caso “una seconda amministrazione Trump potenzierebbe gli sforzi di alcuni Stati, paesi e aziende per affrontare il riscaldamento globale. Ma alcuni aspetti potrebbero avere una sfumatura più verde – ammette la Harder su Axios -. È una conclusione scontata che Trump ritirerà l’America dall’Accordo di Parigi sul clima il 4 novembre, il giorno ufficiale in cui potrà farlo. (È una coincidenza che arrivi il giorno dopo le elezioni)”.

UN TRUMP PIU’ AGGRESSIVO

Oltre a ciò, le persone vicine all’amministrazione Trump riferiscono sia probabile che il presidente possa muoversi in modo più aggressivo per instillare cambiamenti regolamentari nei processi e nei rapporti sui cambiamenti climatici.

Nelle ultime settimane, la National Oceanic Atmospheric Administration, solo per fare un esempio, ha assunto due esperti che mettono in discussione almeno alcuni principi della scienza tradizionale del cambiamento climatico, secondo quanto si legge su sciencemag.org.

IL CASO DELL’EPA

Non solo. Myron Ebell, direttore per l’energia e l’ambiente presso il Competitive Enterprise Institute, che faceva parte del team di transizione di Trump nel 2016, auspica che l’Agenzia per la protezione ambientale americana (Epa) annulli la sua scoperta scientifica del 2009 che concludeva che i gas a effetto serra mettono in pericolo salute pubblica e benessere. Scoperta che è alla base di tutte le normative federali sul clima.

Ebell e altri conservatori hanno chiesto per anni a Trump di annullare il provvedimento, ma l’EPA ha sempre rifiutato. Questa mossa potrebbe essere sostenuta da una Corte Suprema più conservatrice, supponendo che Amy Coney Barrett sia confermata. I giudici potrebbero rivedere la storica decisione dell’alta corte del 2007 che ha aperto la strada alla scoperta del 2009. In particolare, si legge sul sito del Dipartimento della Giustizia Usa, la Corte Suprema ha stabilito che l’Environmental Protection Agency (EPA) può regolare i gas a effetto serra, come l’anidride carbonica, come “inquinanti atmosferici” ai sensi del Clean Air Act. Nella sezione 202 (a) (1) del Clean Air Act, il Congresso ha dichiarato che l’EPA emetterà standard applicabili all’emissione di “Inquinanti atmosferici” dei veicoli a motore nuovi, che a giudizio dell’EPA “causano o contribuiscono all’inquinamento atmosferico che si può ragionevolmente prevedere metterà in pericolo la salute o il benessere pubblico…”.

PER ALCUNI ANALISTI TRUMP POTREBBE MODERARE LE SUE POSIZIONI

Altri esperti di Washington ammettono che c’è una possibilità che Trump possa moderare la sua posizione contro il cambiamento climatico. “Non sono sicuro di quale ulteriore pressione significativa ci possa essere su questo fronte”, ha affermato Scott Segal, co-capo del Bracewell Policy Research Group, una società di lobbying con sede a Washington, DC secondo quanto riferito da Axios. Segal ha ammesso, in particolare, che un Trump rieletto non dovrebbe giocare tanto sulla sua base elettorale quanto invece riconoscere le “chiare forze di mercato a favore dello sforzo di affrontare le emissioni di carbonio e lo sviluppo di energia più pulita”.

LE REAZIONI DEGLI ALTRI

“Alcuni stati, città e altre regioni del mondo probabilmente potrebbero agire in modo ancora più aggressivo per affrontare il cambiamento climatico sotto una seconda amministrazione Trump”, ammette la Harder su Axios. Le recenti mosse degne di nota includono l’aggressione della Cina all’agenda climatica di Trump la scorsa settimana e la California che ha annunciato che vieterà la vendita di nuove auto a benzina entro il 2035.

Ma anche un’Europa che segue con attenzione le vicende americane e potrebbe presto imporre una carbon border tax sulle merci importate provenienti da paesi senza piani di cambiamento climatico altrettanto aggressivi.

LE POLICY CHE TRUMP POTREBBE CAMBIARE

Trump, secondo gli esperti, potrebbe anche modificare la sua policy in alcuni settori ben precisi: secondo quanto si legge su Axios, in cima delle azioni che potrebbe intraprendere il presidente potrebbe esserci il sostegno agli sforzi globali e bipartitici del Congresso per reprimere gli idrofluorocarburi presenti nei refrigeranti degli apparecchi comuni, come i condizionatori d’aria. L’EPA si è mossa per ridurre gli sforzi su questo fronte, nonostante il raro supporto universale alle imprese. “Questo dovrebbe cambiare”, ha detto Segal, citando il supporto dell’industria e i posti di lavoro che potrebbe creare. Ma anche rifiutare di far sfruttare la Pebble Mine una grande miniera d’oro e di rame situata in un’importante pesca di salmone in Alaska. Trump ha già indicato di essere ricettivo alle pressioni di influenti conservatori che si oppongono al suo sfruttamento data la loro inclinazione per la pesca.

L’obiettivo principale di Trump sarà difendere in tribunale il suo programma aggressivo – e costantemente contrastato – che annullerà praticamente tutto ciò che ha fatto sul piano regolatorio l’allora presidente Barack Obama sui cambiamenti climatici e sulle più ampie normative ambientali. I sostenitori di Trump dicono che stanno osservando più da vicino la battaglia legale sull’impegno dell’EPA per la revoca di una deroga che la California ha avuto per più di un decennio e che le permette di fissare standard più aggressivi per i gas serra per i tubi di scappamento dei veicoli.

PETROLIO, GAS NATURALE E CARBONE

Trump continuerà probabilmente ad esaltare – e a sfruttare – il dominio globale dell’America sul petrolio e sul gas naturale. Bob McNally, fondatore e presidente della società di consulenza Rapidan Energy, si aspetta che Trump continui a “battersi” per le compagnie petrolifere statunitensi, attraverso tweet e incontri bilaterali, mentre OPEC e altre nazioni produttrici continuano a coordinare i tagli alla produzione.

Per quanto riguarda il carbone, BloombergNEF ipotizza in un nuovo report in vista delle elezioni che Trump potrebbe parlare meno del suo obiettivo della campagna elettorale del 2016 di rilanciare il carbone, considerando che esso è “irrimediabilmente vuoto a causa dell’inesorabile concorrenza economica del gas naturale e delle energie rinnovabili”.

L’ENERGIA RINNOVABILE

Trump continuerà probabilmente a ignorare invece e a non dare priorità alle energie rinnovabili, ma BloombergNEF dice di aspettarsi l’inaspettato. “La semplice assunzione di un secondo mandato senza sostegno per le energie rinnovabili comporterebbe qualche piccolo rischio”, ha detto BloombergNEF nel suo recente rapporto. “L’inclinazione del presidente per il disordine e l’opportunismo politico complicano le previsioni convenzionali”.

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