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Cosa farà l’Unione europea per controllare gli investimenti esteri su asset strategici

Unione Europea

L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

La crisi sanitaria del Covid-19 ha accelerato la consapevolezza della necessità di difendere la sovranità economica e industriale dell’Europa attraverso un migliore controllo degli investimenti esteri e delle sovvenzioni estere, nonché, fino a poco tempo fa, adottando un meccanismo per combattere alcune misure coercitive adottate dai paesi terzi.

Il regolamento del 19 marzo 2019 aveva già fornito all’Unione europea un meccanismo di filtraggio degli investimenti esteri.

Da allora, il regolamento del 19 marzo 2019 ha istituito un meccanismo di cooperazione obbligatorio tra gli Stati membri e la Commissione. Il meccanismo europeo è quindi più un meccanismo di cooperazione che un meccanismo di controllo

Ebbene, la modifica attuata del regolamento del 19 marzo 2019 adottata dalla Commissione ed entrata in vigore giovedì 23 dicembre 2021 rafforza le le prerogative della commissione per salvaguardare la sovranità delle aziende europee e soprattutto di determinati settori particolarmente sensibili dal punto di vista delle applicazioni civili e militari . Pensiamo a tale proposito al programma Horizon 2020, che utilizza l’intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori e la cibersicurezza.

Parallelamente, sono attesi altri due progetti di regolamento europeo: uno riguarda le sovvenzioni estere e il secondo la “coercizione economica”. Il progetto di regolamento sul controllo delle sovvenzioni estere pubblicato il 6 maggio 2021 mira a tenere conto, durante le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e le operazioni di fusione, delle sovvenzioni concesse da paesi terzi all’Unione europea di cui le imprese potrebbero beneficiare, sovvenzioni che, se aggiudicate da uno Stato membro, potrebbero essere incompatibili con il diritto dell’Unione ai sensi della regolamentazione degli aiuti di Stato. Pertanto, alla Commissione deve essere notificata qualsiasi assistenza finanziaria concessa da un paese terzo all’Unione europea se supera i 5 Milioni di euro. Inoltre la Commissione avrà anche il potere investigativo di garantire che un’impresa non abbia ricevuto una sovvenzione estera.

Se tale sovvenzione ha l’effetto di concedere alla società un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, la Commissione può adottare misure compensative che possono costringere l’ente sovvenzionato a rimborsare la sovvenzione ricevuta, annullare l’operazione o recedere da una procedura di aggiudicazione degli appalti pubblici. Questo regolamento, al momento dell’adozione, costituirà uno strumento aggiuntivo per il controllo degli investimenti esteri e rafforzerà i poteri della Commissione, che avrà quindi la competenza permanente per punire determinate interferenze straniere.

Infine, il progetto di regolamento sulla lotta contro la coercizione economica pubblicato il 9 dicembre 2021 mira a consentire alla Commissione di combattere le misure economiche messe in atto da un paese terzo all’Unione europea al fine di esercitare pressioni sugli Stati membri affinché adottino o, al contrario, rinuncino all’adozione di misure normative che potrebbero essere favorevoli o sfavorevoli a tale paese terzo.

La Commissione sarebbe quindi competente ad analizzare la misura coercitiva e quindi avviare negoziati con il paese terzo per porvi fine. Se i negoziati falliscono, la Commissione potrebbe quindi attuare misure di ritorsione (dazi doganali, restrizioni all’importazione, sanzioni contro società o persone legate al paese terzo) al fine di costringere il paese terzo a cessare la sua “coercizione”.

Se la Commissione giustifica questo progetto di regolamento con la volontà di difendere più efficacemente le imprese e gli Stati membri contro misure coercitive e su loro richiesta, tale regolamento rafforzerà ulteriormente le prerogative della Commissione nel monitoraggio delle relazioni economiche tra l’Unione europea e i paesi terzi. Questi nuovi regolamenti e si inseriscono in un meccanismo di intelligence economica a livello europeo e quindi sono finalizzati a competere alla pari nel contesto della guerra economica con aziende extraeuropee che intendono attuare una politica predatoria nei confronti dei paesi dell’Unione .

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