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Cosa fanno Ungheria, Polonia e non solo sui vaccini russo e cinese

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Orbán dice che il suo vaccino preferito è quello cinese, mentre la Polonia si oppone allo Sputnik russo

Ad oggi l’Ungheria è il primo paese dell’Ue ad aver dato il via libera ai vaccini cinese e russo. Il primo, quello prodotto dalla Sinopharm è stato approvato dalle autorità del Paese in un clima di proteste dovute al fatto che il semaforo verde si era acceso non grazie al parere dell’Agenzia ungherese del farmaco (Ogyéi), ma attraverso un decreto governativo che autorizza l’uso di un vaccino che sia già stato sperimentato altrove.

Budapest ha così ordinato 5 milioni di dosi del prodotto sufficienti, secondo il ministro degli Esteri Péter Szijjártó, a vaccinare 2,5 milioni di persone. A metà febbraio l’Ungheria ha così ricevuto una prima fornitura di 575mila dosi. A gennaio l’Associazione dei medici ungheresi (Mok) aveva espresso le sue riserve sulla decisione del governo, i partiti dell’opposizione avevano accusato il premier Viktor Orbán di esporre la popolazione a facili rischi. Sta di fatto che è iniziata la somministrazione dei vaccini russo e cinese e al momento risulta vaccinato circa l’1,37% della popolazione.

QUANTO AVANZANO SPUTNIK E SINOPHARM

Già negli ultimi mesi dell’anno scorso il primo ministro ungherese aveva garantito ai suoi connazionali l’impegno dell’esecutivo a portare in patria il prodotto cinese o quello russo malgrado l’Ue non avesse dato il suo benestare alla diffusione di questi vaccini in quanto la loro sperimentazione non era stata completata.

Oggi Orbán si dice soddisfatto di essere riuscito a trovare una scorciatoia con la quale aggirare le “lentezze dell’Ue nelle forniture”; afferma che il vaccino anti-Covid da lui preferito è quello cinese in quanto, a suo avviso, sono proprio i cinesi ad avere maggiore competenza in tale ambito specifico. Al di là di questo, Orbán ha dichiarato al portale tedesco Focus online che “non ci sono vaccini dell’Est o dell’Ovest, ma solo vaccini buoni o meno buoni, e che la vita delle persone sta al di sopra di ogni considerazione politica”.

Nei giorni scorsi il Paese ha ricevuto anche 100mila dosi del prodotto russo, nell’accogliere i quali Szijjártó ha sottolineato la necessità di vaccinare il maggior numero possibile di persone in breve tempo per contrastare efficacemente la pandemia. In effetti, nelle ultime settimane, in Ungheria, il numero delle persone infettate ha ripreso ad aumentare continuando a mettere sotto pressione un sistema sanitario già di per sé sofferente. Recenti sondaggi di opinione mostrano che la maggior parte degli ungheresi guarda con pessimismo allo svolgersi degli eventi e solo il 38% degli intervistati ammette di volersi far vaccinare ma preferibilmente non con i prodotti russo o cinese.

COSA FANNO POLONIA, SLOVACCHIA, UCRAINA E REPUBBLICA CECA

Nello spazio Visegrád (V4) e dintorni troviamo la Polonia e le Repubbliche baltiche che si oppongono allo Sputnik V per motivi politici – l’Ucraina l’ha addirittura bandito -, mentre per le autorità lituane la diplomazia vaccinale russa è un’arma con la quale Mosca intende attaccare l’immagine dell’Ue ed evitare nuove sanzioni per il caso Navalny. Varsavia sarebbe però in trattative con la Cina per una fornitura del Sinopharm.

Tornando al V4, in Slovacchia sono appena arrivate 200mila dosi dello Sputnik (delle 2 milioni previste), dopo un tentennamento iniziale dovuto all’opposizione di uno dei partiti della maggioranza. Sembra, invece, di nuovo interessata Praga che, stando a quanto si apprende, potrebbe utilizzare lo Sputnik V senza aspettare l’approvazione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema, al cui giudizio, comunque, il vaccino russo pare non essersi sottoposto). Secondo il primo ministro Andrej Babiš basterebbe l’eventuale approvazione della Sùkl, l’autorità regolatrice nazionale. Quest’ultima dovrà esaminare la documentazione e, in caso di approvazione, sarà compito del ministro della Salute rilasciare una deroga.

Appena un mese fa Babiš aveva assicurato che la Repubblica Ceca avrebbe atteso il benestare dell’Ema sul farmaco russo. Oggi sembra che Praga non escluda un’apertura anche nei confronti del vaccino della Sinopharm sull’esempio ungherese che vede Orbán sempre più nei panni dell’apripista, intento ad indicare vie alternative a quelle tracciate dall’Ue.

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