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In Umbria c’è stata la resa finale dei conti tra Città e Campagna?

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Il post di Paola Sacchi, già inviata di politica a L’Unità e a Panorama, sulle recenti elezioni regionali in Umbria

Umbria, è stata forse la resa finale dei conti tra “Città” e “Campagna”. C’era come una linea Gotica a dividerle. Da una parte i Mezzadri, quasi servi della gleba, dall’altra parte la Borghesia agraria in tanti casi così arretrata, a detta almeno di un mio familiare, che “li affamò e li umiliò così tanto da contribuire a creare un Pci così forte, totalitario e molto revanchista nella sua base e poi nomenclatura”.

Che dai pur importanti risultati delle giunte Pci-Psi, riconosciuti anche all’estero (Umbria jazz dice tutto) si trasformò, appunto, in nomenclatura bloccata, sclerotizzata, giudicata fine a se stessa e al proprio potere.

Ma ci fu anche una Borghesia, di cui quel mio familiare era un esponente, più illuminata sul piano professionale e imprenditoriale. Però costretta di fatto suo malgrado a venire a patti, anche quando erano ritenuti indigeribili, con il “potere rosso”.

Nasco a Orvieto, ultimo avamposto dell’Umbria prima del Lazio; Umbria confinante a Nord con la Toscana, per me, anche a causa della collocazione su l’A1, e certamente anche per un ovvio campanilismo; la Città piccola, “alta e strana” (Fazio Degli Uberti) ma più internazionale dell’Umbria. Città, ex Libero Comune Medievale, con unico “sbocco” al mare: Orbetello si chiama così perché, appunto, la piccola Orvieto.

Le guerre tra le famiglie del Libero Comune Medievale, Monaldeschi (il Cavalier Monaldeschi, mi è stato spiegato fin da piccola, era il Capitano del Popolo, borghese per bilanciare gli aristocratici) e Filippeschi (altra famiglia nobile contrapposta ai Monaldeschi) si combatterono così tanto che Dante nella Divina Commedia invita a venir dopo che a Verona, a veder “Montecchi e Cappelletti”, a Orvieto a “Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura…”.

Questi i due esempi che fa di guerre feroci che riempirono di sangue anche i vicoli medievali della bella e civile Orvieto, poi residenza dei Papi, città del Miracolo Eucaristico del Corpus Domini, Festività internazionale, la cui sacra reliquia è custodita nel Duomo di Lorenzo Maitani.

Ma la storia, soprattutto se si tratta di lotte feroci, si ripete sempre. Nelle mie terre di nascita, non come farsa. Fu “guerra” di retrogradi ma anche illuminati borghesi, aristocratici, contro mezzadri che diventarono così forti da assoggettarli. Con forme e metodi di controllo e potere che in alcuni casi forse manco i peggiori agrari usarono.

L’Umbria, a differenza dell’Emilia, è molto più povera e fragile nel suo tessuto economico e sociale. Le aziende, secondo uno studio della Cna, hanno al massimo 50 dipendenti. Il “potere rosso” è stato molto più dirigistico che in Emilia. Ma forse, come la storia insegna, è tempo di chiudere con sistemi revanchisti da “regime”. Un po’ origine dell’invidia sociale, vero cancro italiano, dei nostri giorni.

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