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Sanitopoli vergognosa, ma Salvini non utilizzi l’Umbria per referendum su di sé. Parla Verini (Pd)

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Umbria

“Dobbiamo recuperare la lezione di Enrico Berlinguer”, dice Walter Verini, commissario regionale umbro del Pd, che parla dello scandalo Sanitopoli che ha travolto la sinistra in Umbria, dell’offensiva della Lega di Salvini e della scelta del Pd di candidare un imprenditore in passato vicino al centrodestra

 

“Dobbiamo recuperare la lezione di Enrico Berlinguer. La questione morale non solo voleva dire ovviamente che non si deve rubare, ma significava soprattutto che i partiti non dovevano essere macchine di potere, non invadere impropriamente le istituzioni e lottizzare, ieri banche e partecipazioni statali, oggi Asl e partecipazioni pubbliche. Ma premiare capacità e competenze. La candidatura di Vincenzo Bianconi, imprenditore simbolo della rinascita di Norcia, è la scelta anche di un Pd che ha fatto un passo di lato, si è aperto alla società e ha chiesto scusa per la vergognosa vicenda chiamata Sanitopoli”.

Walter Verini, commissario regionale umbro del Pd, deputato dem, politico e giornalista professionista, rilancia in questa intervista con Startmag.it l’appassionata lettera, con la quale risponde a un ex Pci, come lui, l’ex presidente di Coop centro Italia, Giorgio Raggi.

Secondo Verini, dall’Umbria può partire un nuovo modello di centrosinistra, aperto alle competenze “radicate nel territorio”, di cui la scelta dell’ex presidente di Federalberghi, Bianconi, il candidato contrapposto alla senatrice leghista Donatella Tesei per tutto il centrodestra, può essere banco di prova.

Dure critiche a Matteo Salvini: “E’ venuto qui dicendo di voler prendersi l’Umbria, un po’ come quando disse che voleva pieni poteri”.

Alcuni sondaggi danno anche un vantaggio di quasi 10 punti al centrodestra, ma Verini alle battaglie difficili, se non alla “mission impossible”, è abituato, anzi lo caricano.

Comunque si pensi, non gli fa certo difetto una grande passione politica. È cresciuto da ragazzo nel Pci, che attrasse tanti giovani borghesi, e all’Unità a Perugia, quella ancora organo di partito e da un milione di copie.

La battaglia dell’Umbria, che si concluderà il 27 ottobre, è piombata nel fuoco delle polemiche che vedono al centro il candidato Bianconi, per la questione dei fondi per il terremoto, alla quale Verini ribatte punto su punto. Si infervora: “È una mascalzonata”.

Il commissario regionale del Pd, storicamente legato a Walter Veltroni, con il quale lavorò gomito a gomito in Campidoglio, tanto da esser con affettuosa ironia definito “Veltrini”, proprio dalla sua Umbria partì con il pullman ulivista dell’altro “Walter”, poi fondatore del Pd. Campagna elettorale 2008, dove Veltroni perse ma con onore, con la ragguardevole cifra di quasi il 33.5% per cento e 12,2 milioni di voti che oggi il centrosinistra si sogna. Veltroni soprattutto cercò di tagliare con lo schema dell'”antiberlusconismo” a prescindere, non entrando mai in polemica diretta con il Cav, volutamente mai chiamato per nome e cognome, ma “il candidato dello schieramento avversario”. Su questo c’era anche la mano, ovvio, dello spin Verini.

Onorevole e collega Verini, sarebbe più bello parlare solo di politica pura, ma qui la polemica infuria sul candidato Bianconi del Pd e dei Cinque Stelle…

Un momento, è anche candidato dei Verdi, socialisti, tutta la sinistra Articolo 1, Rifondazione, più tutta un serie di movimenti civici.

Bianconi ribatte di aver tutte le carte in regola per aver ottenuto l’80 per cento di finanziamenti per gli alberghi e le sue attività a Norcia. I dati sono stati tirati fuori un po’ paradossalmente dal sindaco di Fi di Norcia, Nicola Alemanno, che Bianconi sostenne, rispondendo a un’interrogazione dell’agosto scorso del Pd. Come stanno le cose?

Intanto, la risposta di Alemanno non era contro Bianconi, ma alla domanda: a che punto siamo a Norcia per la ricostruzione dopo il terremoto. Questa cosa contro il candidato che il centrosinistra sostiene è una mascalzonata. La cosa peggiore l’hanno detta quelli che gli hanno consigliato di pensare alle sue aziende e non alla politica: è come dire che un cittadino, un imprenditore, un terremotato non può in una fase della sua vita candidarsi alla cosa pubblica, ma la deve lasciare ai “professionisti”. È un’affermazione incredibile. Quello che hanno scritto alcuni giornali è veramente una delle pagine più basse della lotta politica, è un inquinamento della campagna elettorale. Non a caso, lo stesso sindaco di Norcia ha dichiarato che le procedure seguite dal gruppo Bianconi sono avvenute nel totale rispetto delle procedure e sono state 3 le strutture alberghiere che hanno ottenuto finanziamenti, sulla base di rigorosissime procedure. Anzi, l’accusa che hanno fatto è che sono troppo trasparenti e troppo lente. Solo 3 strutture sono riuscite a presentare progetti, due erano della famiglia Bianconi. Quindi, lui si è regolarmente aggiudicato l’80 per cento dei finanziamenti. E lo accusano di un “reato” gravissimo: essersi rimboccato le maniche per ricostruire e far rinascere la sua comunità, garantire il lavoro ai suoi dipendenti e non farli emigrare, dare un segnale di vita e futuro.

C’è la polemica però di un’altra imprenditrice che non li ha ottenuti. E comunque, la mia domanda di fondo è politica: perché il Pd erede di una lunga storia, quella del Pci che insieme con il Psi, nelle giunte rosse, ottenne in questa Regione risultati di buon governo, riconosciuti anche all’estero, ha scelto un candidato non politico, che non è insomma espressione diretta del partito?

Ripeto, Bianconi ha ottenuto quei finanziamenti in piena e trasparentissima regola. Quei bandi li conoscevano tutti, sono state fatte assemblee su assemblee sul territorio, ovunque. Ma di che stiamo parlando? (si accalora, ndr). Di un altro caso ho letto sui giornali. E da quello che si legge sembra si tratti di interpretazioni burocratiche degli uffici. Quanti alla candidatura, il Pd aveva ed ha personalità del partito autorevoli e stimate, delle istituzioni. Tuttavia era giusto e fare più di un passo indietro, dopo la vergognosa vicenda chiamata Sanitopoli che ha offeso la nostra storia. Mi sono già arrivate stamattina più di 100 mail o sms di condivisione per la mia lettera al Corriere dell’Umbria. Allora, noi dovevamo chiedere scusa perché il sistema che pure ha modernizzato l’Umbria, aveva dei segni di logoramento. Prima di quella terribile vicenda dei concorsi, nella regione avevamo perduto Perugia, Terni, Spoleto, Deruta, Torgiano, Montefalco, Umbertide, Nocera umbra, Todi, Amelia… Avevamo perduto 5 collegi su 5 e c’era bisogno di uno scossone positivo. Non siamo stati in grado di darlo, tanto che alle ultime elezioni, dopo la vicenda concorsi, abbiamo anche perduto Orvieto (riperduto dopo la prima vittoria del centrodestra quasi 10 anni fa, ndr), Marsciano, Città della Pieve, Sangemini, Acquasparta. Alle Europee però abbiamo preso il 25 per cento, che comunque è un segno importante, è un quarto dei votanti. Ma con le forze sparse della sinistra, che hanno avuto il 4 per cento, abbiamo raggiunto il 29 per cento. Questo era il centrosinistra. Quindi, un po’ perché non potevamo fare una battaglia di testimonianza, ma soprattutto perché è giusto che la politica si apra e non sia arrogante, abbiamo fatto questa scelta. Si sono dimenticati – alcuni di noi – della lezione di Enrico Berlinguer, o o dell’esempio di Zaccagnini. Come dicevo, il tema non è solo quello di essere onesti, perché questo è ovvio, e neanche un tema di “diversità” antropologica che naturalmente non è mai esistita, ma di ammonimento ai partiti dallo stare alla larga dagli spazi occupati impropriamente delle istituzioni, dal non lottizzare, ad esempio, le Asl, le partecipate. Noi abbiamo deciso di fare un passo di lato, aprendoci alla società, alle competenze.

Ma non può essere il segno di una politica che ha paura?

No, è l’esatto contrario. È il segno proprio di una politica che non ha paura e che quindi si apre, non si chiude. Chi si sente sicuro della propria identità si apre. Si chiude o mette l’elmetto chi ha paura. Da qui l’idea di candidare e sostenere esperienze radicate davvero nella società, non improvvisate. Quella di Bianconi è la figura di una personalità dinamica, che ha radici ben piantate, crea benessere, dà lavoro a centinaia di persone, soprattutto è il simbolo della rinascita dell’Umbria. Il Pd non guida il treno, ma sta nella sala macchine. Questo è il segno di una politica con la “P” maiuscola, non arrogante, ma aperta.

Bianconi era vicino al centrodestra, cosa che ha attirato le critiche di Fi, con il portavoce dei gruppi parlamentari Giorgio Mulè.

Sì, ma questo è un nostro merito. È proprio il segno di quell’apertura che vogliamo dare. Bianconi ha detto che nella sua vita ha votato tanti partiti, anche diversi tra loro. Ha pubblicamente affermato che ha sostenuto una sua amica d’infanzia candidata nella lista di Forza Italia alle Europee. La conosce da quando aveva 7 anni, è un’imprenditrice del cioccolato, amica di famiglia a Norcia. Poi, ha sostenuto anche l’attuale sindaco azzurro alle comunali, ritenendolo più valido di altri. Ma il fatto che, dopo essersi aperto alle forze moderate del centrodestra, si sia candidato con noi, è doppiamente significativo. Perché dimostra che da un lato c’è una sinistra altrettanto aperta che non si chiude e dall’altro lato che tanti moderati sono spaventati dalla deriva della destra salviniana. Quindi questa cosa per noi è un titolo di merito, vuol dire che i moderati si aprono al centrosinistra.

Ma, come mi ha detto l’ex ministro leghista Gian Marco Centinaio, in una precedente intervista, perché applicare il tutti contro Salvini, quindi alleandosi anche con i 5s, prima vostri acerrimi avversari anche qui su “Sanitopoli”, già attuato a livello nazionale, con un rischio di demonizzazione pure in Umbria dove si deve scegliere, invece, su programmi e proposte concrete del governo locale?

Osservazione giusta quella di Centinaio. Se fosse vera e non lo è. Noi non siamo quelli che descrive lui. Né Centinaio né Salvini conoscono l’Umbria, anche se Salvini ultimamente la frequenta. Ma hanno lo stesso approccio che usarono un po’ con i pastori della Sardegna dove andarono lì con le felpe, entrambi da ministri, parlarono della difesa del pecorino sardo, ma ancora i pastori aspettano la realizzazione delle promesse fatte. La stessa cosa è per l’Umbria. Le ha pronunciate Salvini, queste frasi: “Ci prenderemo l’Umbria, e la useremo come test contro il governo”. È lui che ha voluto politicizzare la campagna elettorale. Dove noi non a caso candidiamo Bianconi che è simbolo della rinascita. Quindi, non è il tutti contro Salvini, è Salvini che usa l’Umbria come una clava per una sua evidente politica di propaganda. È l’esatto contrario. È lui che ne fa un referendum su se stesso. Lo considero un cinico utilizzatore di paure e di territori.

Addirittura. Ma come se la spiega la sconnessione del popolo rosso dal Pd, tant’è che in Umbria si rischia un travaso dal rosso al verde leghista? Ci sono situazioni anche di lacerazione nelle famiglie, come ad esempio nella mia Orvieto, dove Donatella Belcapo, esponente di una famiglia di imprenditori, storicamente del Pci profondo rosso, si è candidata con Tesei. Eppure proprio con le giunte Pci-Psi nacquero a Perugia, all’ospedale Silvestrini vere eccellenze.

Qualsiasi modello anche il più virtuoso, se non si rinnova deperisce. Al di là della vicenda giudiziaria, per cui vale la presunzione di innocenza (quei dirigenti Asl però hanno ammesso certe cose). E quelle persone non le ha nominate lo Spirito Santo. Un sistema che non sa rinnovarsi perde colpi. L’Umbria da ultima regione del centro nord è diventata la prima del centro sud, per Pil, occupazione. Ma gli umbri ci conoscono. Anche quando abbiamo commesso errori e dopo aver chiesto scusa abbiamo rialzato la testa. Abbiamo con i sindacati, le imprese, le forze sociali e della cultura guidato fasi di cambiamento e crescita. E questa è una di quelle. Ma possono essere Salvini, che in un anno di governo ha isolato, incattivito e indebolito l’Italia e la candidata Tesei, che ha lasciato un grave buco di bilancio nel Comune di Montefalco di cui è stata sindaco, a cambiare l’Umbria?

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