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Perché i tweet di Trump sulla Siria hanno fatto schizzare il petrolio

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Fatti, numeri e commenti

I focolai di guerra per la Siria fanno schizzare i prezzi del petrolio. Ecco tutti i dettagli

I TWEET DI TRUMP

Donald Trump avverte Mosca, “i missili arriveranno. La Russia si prepari’. L’ambasciatore di Mosca in Libano, Alexander Zasypkin annuncia che l’esercito russo e’ pronto ad “abbattere i missili” e “distruggere le fonti di lancio”. Mentre il governo siriano definisce “spericolate” e “avventate” le minacce americane di un attacco militare.

CHE COSA SI STA STUDIANDO

L’Ap riferisce che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna stanno accordandosi per una possibile risposta militare comune in Siria entro il fine settimana. E da Londra Sky News riferisce che la premier Theresa May ha detto che la Gran Bretagna lavorerà con i suoi “più stretti alleati” per valutare in che modo i responsabili dell’ultimo attacco in Siria possono essere tenuti a renderne conto. Intanto a Russia ha annunciato che da domani la sua “polizia militare” sarà schierata a Duma, la città siriana che si ritiene sia stata colpita da un attacco con armi chimiche, per garantire “ordine e sicurezza”.

EFFETTO SUL BRENT

Decisa accelerazione rialzista del petrolio, con il Wti che avanza di oltre il 2,4% a 67,14 dollari al barile e il Brent che segna un +2,76% e oltrepassa quota 73 dollari al barile. Ad accendere le quotazioni del petrolio è il tweet postato dal presidente americano Donald Trump in cui ha detto alla Russia di prepararsi all’arrivo di nuovi missili in Siria.

IL COMMENTO DELL’ANALISTA

“Il tweet di Trump, che suona come una sentenza di condanna verso la Siria (ed i suoi alleati Iran e Russia), ha fatto impennare il prezzo del petrolio che, in termini di Brent, si è portato ben sopra i 70 dollari al barile, al massimo da fine 2014”. E’ questo il commento di Alex Papi, market strategist di Mps Capital Services. Dal punto di vista grafico, il Brent continua a muoversi all’interno del trend rialzista in atto da inizio 2016. “Quindi calma e sangue freddo – afferma Papi -, prima di ipotizzare un’ulteriore gamba rialzista che spianerebbe la strada verso gli 80 dollari al barile (livello che, stando alle indiscrezione di Bloomberg, sarebbe quello tanto desiderato dall’Arabia Saudita), è necessaria una chiusura settimanale sopra i 73 dollari al barile”.

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