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Tutto su Sputnik V: fatti, analisi e polemiche

Vaccino Sputnik

Ecco le ultime novità sul vaccino russo Sputnik.

Lo scorso dicembre la Russia è stato il primo Paese al mondo a dare il via alla vaccinazione di massa contro il Covid-19. Tuttavia, come riportato nel daily focus dell’Ispi, il vaccino prodotto dalla società Gamaleya non sembra decollare: solo 6,7 dei 146 milioni di cittadini russi sarebbero stati vaccinati (4,6% contro una media Ue di 9,7%) , nonostante il siero sia stato registrato nel paese ad agosto 2020. 

I russi non si fidano della Russia

Scrive Repubblica che secondo alcune inchieste indipendenti le cifre, già di per sé non molto elevate, sarebbero addirittura gonfiate. Le ragioni sono molteplici, prima fra tutte la scarsa fiducia dei cittadini russi nelle loro istituzioni. Secondo Andrei Kortunov, direttore generale del Russian International Affairs Council (RIAC), i cittadini russi non si fiderebbero del loro Stato e di ciò che arriva dallo Stato. L’ultimo sondaggio del Levada Center evidenzia che solo il 30% dei cittadini russi sarebbe pronto a vaccinarsi. Del resto lo stesso presidente Vladimir Putin non si è ancora vaccinato, e questo non infonde fiducia nella popolazione. Il leader del Cremlino ha spiegato che sta seguendo un proprio piano vaccinale, che comprende il vaccino anti-influenzale e quello contro lo pneumococco. Oltre a questo c’è il dubbio che lo Sputnik V sia utilizzato come un’arma di propaganda estera. 

Lancet ha rassicurato i Paesi occidentali 

All’estero la diffidenza iniziale si è diradata dopo che lo scorso 2 febbraio uno studio su Lancet ne ha certificato l’efficacia al 91,6%. Al momento sono 46 i Paesi che lo hanno autorizzato e 18 quelli in cui viene già somministrato. Negli ultimi quattro mesi, il fondo Russian Direct Investment Fund, che detiene la titolarità del brevetto, ha diretto circa 1,25 milioni di dosi prodotte in Russia verso i mercati esteri. Il fondo Rdif ha già esternalizzato la produzione in India, Cina, Corea del Sud e Brasile, in impianti che tuttavia non avrebbero ancora raggiunto la piena produzione. Sputnik si sta facendo strada non solo tra gli alleati post-sovietici, sudamericani e africani, ma anche tra nazioni tradizionalmente vicine agli Stati Uniti e persino nell’Unione. 

Sputnik: un vaccino “classico”

L’Agenzia europea per il farmaco (EMA) ha iniziato giovedì scorso la valutazione dei primi dati dello Sputnik. “Però ancora non è stato sottoposto un dossier completo”, ha detto a Uno Mattina Patrizia Popoli, presidente della Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. “Quello che sappiamo di Sputnik, al momento, è quello che risulta dallo studio che è stato pubblicato su una rivista medica prestigiosa – aggiunge la dott.ssa Popoli -. Questo studio ci dice che Sputnik, come anche Johnson&Johnson e Astrazeneca, è un vaccino che per entrare nelle cellule usa un virus che non può replicarsi e che ovviamente è del tutto innocuo. È un vaccino a vettore virale. Sappiamo che è un vaccino che richiede una seconda somministrazione a distanza di tre settimane dalla prima e, sulla base di questo unico studio, sembrerebbe molto efficace, intorno al 92%, quindi è un livello ottimo. Però bisogna aspettare di avere visto tutto il dossier”. 

Sputnik: un mezzo di softpower 

Gli Stati Uniti sono convinti che lo Sputnik sia uno strumento di soft power. Il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato americano, ha scritto Repubblica, ha identificato quattro pubblicazioni pseudo-scientifiche che sollevano dubbi sul vaccino Pfizer. “I siti che le hanno messe online sarebbero collegati ai servizi segreti russi e fanno parte dell’ecosistema della loro disinformazione”, ha detto al Wall Street Journal un delegato del Global Engagement Center. Mosca, dal canto suo, nega ogni accusa. “Non c’entriamo niente – ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov -. Se dovessimo trattare ogni pubblicazione negativa sul nostro Sputnik come un’operazione dei servizi americani impazziremmo, perché ne escono ogni giorno, a ogni ora, sui media anglosassoni”. 

Adienne, l’azienda italo-svizzera che produrrà lo Sputnik in Italia 

Lo Sputnik V sarà prodotto anche in Italia, dalla società italo-svizzera Adienne, la prima società europea a firmare un accordo con il fondo governativo russo Rdif. La sede di Adienne Pharma & Biotech è a Lugano ma ha stabilimenti produttivi anche a Caponago, in provincia di Monza e Brianza.

L’Adienne è una piccola biotech, nata nel 2004, che negli anni si è specializzata nella produzione di farmaci di nicchia per la cura delle malattie rare o orfane. Inoltre ha linee di produzione specifiche sull’oncoematologia, sulle malattie autoimmuni, sul trapianto di organi e di midollo osseo. In Italia, è presieduta da Antonio Francesco Di Naro, cofondatore dell’azienda e manager con una lunga carriera nel settore farmaceutico.

Il primo Sputnik “italiano” sarà venduto alla fine del 2021

La produzione dello Sputnik in Italia inizierà il prossimo luglio ma le dosi non saranno commercializzate sul territorio italiano prima della fine del 2021. “I lotti non saranno in vendita prima della fine del 2021″, ha detto Antonio Francesco Di Naro, presidente dell’azienda farmaceutica. In Italia dovrebbero essere prodotte circa 10 milioni di dosi di Sputnik entro il 2021. 

Garattini (Istituto Mario Negri): “Bene produzione di vaccini nel nostro Paese”

“Penso che sia assolutamente normale e meritorio che si inizino a produrre i vaccini in Italia – ha detto ieri Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto Mario Negri nel corso della trasmissione L’aria che tira, su La7 -. Questo avviene se i produttori concedono le licenze come sta avvenendo con le autorità russe che stanno trasferendo il know-how tecnologico alla Adienne”. Gli aspetti positivi per il nostro paese riguardano la possibilità di avere una produzione interna e non dover dipendere dall’acquisto dall’estero. “Queste operazioni rappresentano un cambiamento importante per la possibilità di avere dei vaccini anti-Covid anche nel nostro Paese”, conclude Garattini. 

Sputnik in Italia: la politica non c’entra 

Non ci sarebbe lo zampino della politica nell’accordo siglato tra l’Adienne Pharma&Biotech e il Russian Direct Investment Fund (Rdif), il fondo sovrano russo che detiene i brevetti sui vaccini. L’accordo è avvenuto tra soggetti privati. A dirlo è il presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, Vincenzo Trani all’Agi. ”La Ccir – ha spiegato Trani – ha presentato tre diverse imprese al Fondo Rdif e Adienne Srl nostra associata è stata identificata come controparte. Il nostro compito è stato quello di portare allo stesso tavolo domanda e offerta”. L’accordo potrebbe essere il primo di molti altri nell’ambito di scambi commerciali tra Italia e Russia. “Questa notizia è positiva per tutte le imprese italiane – conclude Trani -, quelle imprese che come Adienne Srl sono eccellenze del nostro tessuto economico, le Pmi italiane che producono componentistica di precisione per aeroplani, satelliti, macchine da corsa, prodotti per la filiera del lusso, dell’enogastronomia e di tutti quei settori dove l’Italia è leader”.

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