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Tutti i trumpismi anti Cina del nuovo presidente della Banca Mondiale

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La prima uscita pubblica del nuovo presidente della Banca Mondiale, David Malpass, confermano le tesi anti Cina per cui Trump lo ha voluto al vertice dell’istituzione internazionale

La Cina si è mossa così velocemente che in alcune parti del mondo c’è troppo debito. È il commento del nuovo presidente della Banca Mondiale David Malpass, nel suo primo intervento pubblico durante il quale ha lanciato l’allarme per la stabilità dell’economia globale.

LA CHIAVE DI TUTTO È LA CINA

Secondo Malpass, eletto venerdì scorso e con un passato da segretario degli affari internazionali presso il Dipartimento del Tesoro, la chiave di tutto è la Cina, che rappresenta il motivi principale dell’escalation di debiti a livello globale. “Ci sono sfide che il mondo si trova ad affrontare come avere progetti trasparenti e di alta qualità che consentano anche al debito di essere trasparente. La Cina si è mossa così velocemente che in qualche parte del mondo c’è troppo debito – ha detto Malpass a Sara Eisen della CNBC -. Questo è qualcosa su cui possiamo lavorare con la Cina” stessa. Malpass ha spiegato che Pechino ha prestato trilioni di dollari ad altri paesi, compresi gli Stati Uniti. Da gennaio, secondo i dati del Dipartimento del Tesoro, possiede qualcosa come 1.12 trilioni di dollari di debito statunitense.

CRITICHE ANCHE ALLA “ONE BELT, ONE ROAD”

Malpass è stato critico anche sugli sforzi cinesi relativi all’iniziativa della “One Belt, One Road” che secondo la sua opinione ha indebolito i paesi sottoscrittori lasciando loro “debiti eccessivi e progetti di bassa qualità”. Come riporta il The Guardian, infatti, il numero uno della Banca Mondiale ha puntato l’indice contro 17 paesi africani ad alto rischio di indebitamento proprio a causa della Cina: “E questo numero sta crescendo con l’arrivo di nuovi contratti che non sono trasparenti”, ha aggiunto.

MALPASS È UN TRUMPIANO DELLA PRIMA ORA, MOLTO CRITICO NEI CONFRONTI DEI CINESI

D’altronde, come ricordato di recente da Star Magazine, Malpass è noto “per essere un trumpiano della prima ora” ma soprattutto per “l’antagonismonei confronti dell’impero di mezzo” che per Trump “rappresenta il requisito perfetto per il presidente di un’istituzione chiamata a smetterla di assecondare con generose linee di credito l’espansione cinese. Le intenzioni a tal proposito di Malpass sono chiare e traspaiono dalle dichiarazioni fatte nel 2017 in una sede prestigiosa come il Council on Foreign Relations. ‘Il più grande debitore della Banca Mondiale è la Cina’, disse Malpass. ‘Bene, la Cina ha abbondanza di risorse, e non ha senso prestarle soldi degli Usa, usando la garanzia del governo Usa (…) per un paese che ha altre risorse e accesso a capitali di mercato’. ‘Una delle cose che abbiamo sfidato la Banca Mondiale a fare’, chiarì Malpass, ‘è ‘laureare’ i paesi, così che mentre hanno successo, riduciamo i prestiti lì e permettiamo più prestiti ai paesi che ne hanno bisogno’. Più chiaro di così”.

DEBITO È BUONO SE TRASPARENTE E PER PROGETTI DI QUALITA’

Malpass ha ammesso che il debito possa rappresentare un aiuto ai paesi per migliorare i loro risultati economici, ma potrebbe essere un freno alla crescita se non trasparente, ha evidenziato The Guardian. Pechino, del resto, ha aumentato la sua influenza in Africa concedendo ingenti prestiti ai governi per progetti infrastrutturali senza vincoli politici. Ma sia la Banca Mondiale sia il Fondo Monetario Internazionale, sono preoccupati per i rischi di corruzione e sovraindebitamento. In questo senso Malpass ha detto che la chiave per far funzionare il prestito ai paesi poveri è appunto assicurare trasparenza e progetti di qualità.

STOP A PRESTITI ALLA CINA DALLA BANCA MONDIALE

Non solo. Una critica al paese asiatico è arrivata anche per il fatto che Pechino ha ottenuto prestiti a basso tasse di interesse dalla stessa Banca Mondiale malgrado abbia superato la soglia di reddito prevista per fornire questa tipologia di finanziamento, essendo ormai la seconda economia più grande del mondo. “La Cina riconosce che il suo ruolo di mutuatario nella banca deve diminuire” ha detto Malpass facendo notare che i prestiti della Banca Mondiale alla Cina sono già diminuiti e auspicando che il trend prosegua nei prossimi tre anni.

LAGARDE (FMI): PAESI A BASSO REDDITO IN DIFFICOLTÀ O AD ALTO RISCHIO DI INDEBITAMENTO

Sulla stessa linea il direttore generale del FMI Christine Lagarde che ha evidenziato come qualsiasi tentativo di risolvere una nuova crisi del debito sarà complicato dall’arrivo di nuovi finanziatori: l’FMI ha stimato che il 40% dei paesi a basso reddito sono in difficoltà o ad alto rischio di indebitamento. “La Banca Mondiale e l’FMI stanno lavorando insieme per ottenere maggiore trasparenza ed essere in grado di identificare meglio il debito”, ha detto Lagarde aggiungendo che che è importante conoscere i termini e le condizioni dei prestiti, l’entità e il periodo di rimborso.

IL RALLENTAMENTO DELL’ECONOMIA GLOBALE STA COLPENDO LE POPOLAZIONI DEI PAESI POVERI

La Jubilee Debt Campaign ha calcolato che i rimborsi del debito dei paesi più poveri del mondo sono raddoppiati dal 2010 e sono ora al loro livello più alto rispetto alla svalutazione concordata dal G8 al vertice di Gleneagles nel 2005. Malpass ha avvertito che il rallentamento dell’economia globale nel corso del 2018 sta colpendo duramente le popolazioni dei paesi poveri. “In base all’attuale trend la crescita del reddito pro capite nell’Africa subsahariana, nel suo complesso, dovrebbe rimanere al di sotto dell’1% almeno fino al 2021, il che aumenta il rischio di un’ulteriore concentrazione di povertà estrema nel continente. Malpass ha detto che il numero di persone in estrema povertà – che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno – è sceso a 700 milioni a livello globale all’ultimo conteggio, ma è in aumento nell’Africa subsahariana. “Entro il 2030, quasi nove persone estremamente povere su dieci saranno africani, e metà dei poveri del mondo vivrà in ambienti fragili e colpiti da conflitti”.

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