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Tutti i travagli a 5 stelle di Luigi Di Maio. I Graffi di Damato

di

Lombardia

Il periodo buio di Luigi Di Maio raccontato e commentato dal notista politico Francesco Damato

Ora che il mondo ha paura, come ha titolato la Repubblica, per “l’incendio” appiccato, secondo il manifesto, dagli Stati Uniti di Donald Trump uccidendo in Irak il potente e sanguinario generale iraniano Qassem Soleimani anche per “ristabilire chi comanda in Medio Oriente”, come ha titolato in rosso Il Foglio trovandosi una volta tanto d’accordo col soddisfatto ma “truce” leader leghista Matteo Salvini, in Italia si ha solo l’imbarazzo di scegliere fra due inconvenienti, diciamo così, o addirittura sommarli.

Il primo inconveniente è la “dimenticanza” attribuita dal Corriere della Sera al segretario di Stato americano Mike Pompeo di avvertire dell’operazione Soleimani il governo Conte, unico fra tutti gli alleati, nonostante il “Giuseppi” confidenziale che il presidente degli Stati Uniti riserva abitualmente e personalmente all’attuale inquilino di Palazzo Chigi.

Il secondo inconveniente è che ad occuparsi degli affari internazionali in Italia sia come ministro degli Esteri, e ora anche della Cooperazione, Luigi Di Maio. Del quale, a sua volta, ci sono altri due inconvenienti fra cui scegliere, o sommare. Il primo è l’appartenenza ad un movimento politico, per giunta attuale partito di maggioranza in Parlamento, sia pure relativa, che ha una certa simpatia per l’Iran degli ayatollah, e non solo per la nazionalità persiana della moglie del fondatore, “garante”, “elevato” e quant’altro Beppe Grillo. All’Iran, come alla Cina rossa, altro paese che ha rapporti, diciamo così, complessi con gli Stati Uniti, i grillini riservano molto interesse. Non a caso sta per recarvisi in vacanza Alessandro Di Battista, l’ex parlamentare e amico/concorrente del capo ancora formale del movimento Luigi Di Maio. Cui Dibba, come Di Battista è chiamato affettuosamente dai suoi, ha appena procurato la delusione, o il dispetto, come preferite, di solidarizzare con l’espulso di grido Gianluigi Paragone: il primo, a quanto pare, di una lista di cacciandi in questo “meraviglioso” 2020 annunciato personalmente da Grillo nel video augurale di Capodanno sul suo blog personale.

In questa azione dura di pulizia sotto le cinque stelle è impegnato in prima persona proprio Di Maio, anche a costo di frantumarle e sporcare o ammaccare con polvere e frammenti la maggioranza giallorossa. Che comincia a perdere altri pezzi anche alla Camera, come dimostra l’uscita fresca di annuncio di Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, dopo quella dell’ex ministro della Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti.

E’ obiettivamente forte la tentazione di chiedersi a questo punto se nella situazione interna a dir poco difficile di partito, dove la sua leadership, per quanto formale, è da tempo in progressivo calo, Di Maio abbia non tanto la voglia ma proprio il tempo di occuparsi come dovrebbe della sua materia di governo. E ciò sia che lo si immagini, come è stato ripreso nell’aeroporto di Madrid, alle prese con un viaggio non credo di lavoro con la fidanzata, sia che lo si immagini, come ha fatto l’impertinente vignettista Stefano Rolli sulla prima pagina del Secolo XIX in bilico nel vuoto su un pezzo di roccia che sta cadendo. O, come nella vignetta di Nino Pillinini sulla prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno, in groppa al cammello sulla strada epifanica di Gesù Banbino, guidato con gli altri Re Magi non dalla stella cometa ma dalle cinque stelle cadenti dell’omonimo movimento.

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