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Tutti gli effetti economici del piano Biden. Report Ispi

Ambientalisti

Numeri, obiettivi e scenari del piano Biden su infrastrutture e non solo. Che cosa emerge dal focus dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale)

 

Il piano Biden da 2.000 miliardi di dollari per lo sviluppo delle infrastrutture Usa e i dati macro fanno festeggiare a Wall Street che ieri ha chiuso in rialzo con lo S&P 500 che centra un nuovo record terminando per la prima volta le contrattazioni sopra i 4.000 punti.

Questo nel giorno in cui anche il tecnologico Nasdaq, recentemente finito sotto pressione a causa del rialzo dei tassi dei bond, ha mostrato nuova verve con un balzo vicino ai due punti percentuali.

COME SI. MUOVE BIDEN

Dopo il maxi stimolo da 1900 miliardi di dollari approvato a febbraio, il presidente Usa rilancia con un secondo progetto da oltre 2mila miliardi di dollari dedicato quasi interamente alle infrastrutture, e che si pone l’obiettivo ambizioso di creare “l’economia più resiliente e innovativa del mondo”. Un intervento spalmato su 8 anni che si concentra, oltre che sulla modernizzazione delle infrastrutture e delle abitazioni, su questioni urgenti come i cambiamenti climatici, la competizione con la Cina, l’assistenza sociale, la produttività e, soprattutto, l’occupazione.

LE PAROLE DEL TESORO E DELLA FED

Secondo il segretario al Tesoro, Janet Yellen il piano renderà “molto più competitiva” l’economia Usa. Il piano infrastrutturale da oltre 2.000 miliardi di dollari proposto dal presidente statunitense Joe Biden “spingera’ la crescita, non l’inflazione”, ha dichiarato Mary Daly, la presidente della Fed di San Francisco, in un’intervista ad Axios. Molti temono che questo progetto, in aggiunta al piano di stimoli da 1.900 miliardi recentemente approvato, possa far aumentare l’inflazione, spingendo la Fed ad alzare i tassi d’interesse prima del previsto. “Sara’ una spinta per la crescita e non per l’inflazione. Ci saranno più lavoratori, una migliore produzione, le strade e i ponti e le infrastrutture digitali miglioreranno. E’ molto positivo per la nostra economia. Ci permetterà di crescere più velocemente”. Daly ha poi detto che non ci sono motivi per la Fed di accorciare i tempi per un rialzo dei tassi d’interesse.

L’ANALISI DI ISPI

Le iniziative annunciate nel corposo progetto dell’amministrazione – ha sintetizzato l’Ispi in un focus dedicato al piano Biden – prevedono 621 miliardi di dollari per i trasporti (è previsto il rinnovamento di 20mila miglia di strade e autostrade e 10mila ponti), 550 miliardi di dollari per il settore manifatturiero ‘avanzato’ in cui rientrano le aziende per la produzione medicale d’avanguardia, 100 miliardi di dollari per lo sviluppo della banda larga e una serie di interventi a sfondo sociale: 213 miliardi di dollari per l’edilizia popolare, 100 per le scuole, 400 per il sostegno ad anziani e disabili. E nelle intenzioni della nuova amministrazione non è che la prima metà di un piano complessivo che ammonterà a 4mila miliardi di dollari. La seconda parte, che sarà annunciata nelle prossime settimane, si chiamerà “American Family Plan”.

IL COMMENTO DI DEL PERO

Ha commentato Mario del Pero, ISPI e SciencesPo, esperto di Stati Uniti: “Ci sono obiettivi diversi, e tra loro strettamente interrelati, nell’ambizioso piano d’investimenti infrastrutturali proposto da Biden: la necessità di rispondere all’obsolescenza quasi grottesca di tanta parte di strade, ferrovie e ponti oggi in uso (quando parliamo di ferrovie, il contrasto con l’alta velocità europea, giapponese o cinese, è macroscopico); la volontà di usare quest’altro stimolo di bilancio come efficace moltiplicatore della crescita economica; il proposito di utilizzare in senso redistributivo tale crescita per correggere squilibri e diseguaglianze. Biden scommette sulla possibilità di convincere un Congresso riottoso ad approvare un piano di questa portata, finanziabile solo con un aumento delle tasse (a partire da quelle sui profitti d’impresa). Soprattutto, scommette sulla disponibilità di una parte di paese a ritornare a un paradigma di sviluppo, e di capitalismo democratico, nel quale centrali sono gli investimenti federali”.

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