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Nucleare

Tutte le vere cause della rabbia in Francia

Contro chi si sono ribellati i giovani in Francia? Contro lo Stato, la polizia, la République, contro Macron? Ecco le risposte di Alberto Toscano, già corrispondente da Parigi per diversi quotidiani italiani, ora analista per Affari Internazionali e presidente dell’Associazione della Stampa europea in Francia

Dopo una settimana di saccheggi e violenze le rivolte sembrano rientrate in Francia. Mentre si aggiornano i bilanci dei fermati e dei feriti, resta il problema di individuare la causa o le cause di tanta rabbia.

Il giornalista di Affari Internazionali Alberto Toscano, per anni corrispondente da Parigi per diversi quotidiani italiani, è anche politologo e saggista nonché presidente dell’Associazione della Stampa europea in Francia, il quale invita a non soffermarsi su un singolo fattore – si tratti delle banlieue, delle condizioni socioeconomiche dei migranti o dell’elemento religioso  – ma a considerare la complessità del problema.

Ecco la conversazione di Start Magazine.

L’ira della Francia si è placata?

Sì, l’ira si è placata. È stata una fiammata durata una settimana che è stata davvero terribile. Il bilancio in termini di fermi è di migliaia di persone, e poi ci sono centinaia di feriti, tra cui molti agenti della polizia, della gendarmeria, delle polizie municipali.

Nel bilancio dei feriti ci sono anche la moglie e il figlio del sindaco del comune a sud di Parigi vittime dell’attacco alla loro abitazione.

Sì, è stato un episodio emblematico che ha dimostrato il volto terribile di questa rivolta. Tra l’altro l’episodio è avvenuto in una zona non particolarmente disagiata della regione parigina, ossia un villaggio normalissimo. Ho letto molte imprecisioni a questo proposito, ad esempio che si tratta di una bidonville in cui la vita è particolarmente dura. Non è vero e infatti la violenza si è registrata in tutta la Francia

A tal proposito, possiamo parlare di un déjà-vu, ricordando le famose rivolte del 2005?

Ci sono alcuni elementi comuni con il 2005, ma anche alcune novità. L’elemento comune riguarda la scintilla che questa volta è stata rappresentata dall’uccisione di un giovane che non si era fermato a un posto di blocco e nel 2005 fu data dalla morte di due giovani che, in fuga dalla polizia, si erano nascosti in una cabina di trasformazione dell’elettricità e rimasero fulminati.

E le novità?

Le novità sono diverse. La prima è che nel 2005 i fatti riguardarono quasi esclusivamente le banlieue mentre questa volta la violenza è arrivata nel centro di Parigi, nel centro di Lione, di Marsiglia ecc. Inoltre questa rivolta è stata molto più violenta, con veri e propri assalti che hanno coinvolto anche ristoranti ebraici, istituzioni cattoliche, banche e negozi del centro città. Stavolta poi è durata di meno, solo una settimana rispetto alle tre del 2005.

Come si spiega questa deflagrazione? Quali i fattori in gioco?

Non c’è una spiegazione unica. Molti commentatori si sono sbagliati indicando una specifica causa, sia essa la mancata integrazione, le condizioni socioeconomiche, l’intervento di gang criminali o gli abusi della politica. Tutti coloro che indicano una sola causa hanno ragione, ma solo in parte. All’origine di questa vicenda ci sono infatti tutti questi elementi insieme ad altri che ancora non abbiamo individuato.

Il tema seconde generazioni è sempre pertinente?

Sì, anche in questa circostanza siamo in presenza di una rivolta delle seconde generazioni, ossia i figli e i nipoti degli immigrati. Non sono stati dunque gli immigrati a provocare tutto ciò, ma cittadini francesi che hanno però una aspirazione di ritorno all’identità, alle origini. Identità che questi giovani vogliono affermare attraverso azioni plateali, anche violente. Viviamo in società in cui l’elemento identitario riprende vigore in tutti i segmenti: il cattolico conservatore e tradizionalista ha voglia di affermare la sua identità; anche a destra c’è una riaffermazione dell’identità. Tra i giovanissimi di seconda generazione, in particolare, questa affermazione di identità prende le sembianze di un atto di ribellione violenta.

Quindi è bastato un innesco per far saltare il tappo?

Certamente. Abbiamo senz’altro un humus di malcontento cristallizzatosi dopo che Macron ha fatto approvare con la forzatura della fiducia la riforma delle pensioni. Ma questa non può essere considerata l’unica causa. Ci sono, ripeto, una serie di concause.

Questa rabbia è stata spiegata in Italia da alcuni commentatori richiamando il fattore religioso o etnoreligioso. Hanno ragione o torto?

È sempre lo stesso discorso. I commentatori, non solo quelli stranieri, sono portati secondo la loro fede politica o ideologica a privilegiare una spiegazione rispetto alle altre. È chiaro che, quando si parla di riaffermazione identitaria tra le seconde generazioni, in qualche modo c’entra anche l’Islam. Sappiamo per esempio che le donne sono spinte dalla religione a indossare il velo in modo quasi ostentato, e che molti giovani musulmani si radicalizzano in modo inatteso, ma non si può generalizzare. Privilegiando un solo elemento si finisce per perdere di vista la complessità del problema.

Ma contro chi si sono ribellati i giovani? Contro lo Stato, la polizia, la République, contro Macron?

Certamente contro Macron e contro il governo. Ma anche contro le istituzioni. Il fatto che un’auto-ariete venga scagliata contro l’abitazione di un sindaco lo dimostra chiaramente. Sarei invece molto prudente a considerare, come molti hanno fatto, le rivendicazioni economiche come fattore scatenante.

Perché?

Tutti i governi che si sono succeduti al potere dal 2005 hanno fatto molti investimenti nelle banlieue e per le banlieue. Se prendiamo un luogo simbolo come la banlieue di Saint-Denis, in gran parte abitata da persone di origine magrebina, vediamo come essa abbia catalizzato un forte processo di sviluppo economico, anche di qualità. Il volto stesso di Saint-Denis è cambiato. Lo sforzo è stato considerevole per favorire il miglioramento dei contesti di tutte le città di banlieue. Non è quindi vero che in questi luoghi, abitati per lo più da immigrati, lo Stato sia stato assente. In molte di queste città sono state costruire avveniristiche biblioteche e mediateche e proprio questi luoghi sono stati tra i primi obiettivi dei vandali entrati in azione la settimana scorsa. Se la sono presa proprio con quei simboli dello sforzo dello Stato a favore delle banlieue.

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