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Tutte le tensioni fra Trump e Merkel su G7, basi Usa in Germania e Nord Stream 2

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Gli Stati Uniti stanno programmando il ritiro di una parte delle truppe Usa in Germania dopo il rifiuto di Merkel all’invito di Trump per un G7 post pandemia? Fatti, indiscrezioni e approfondimenti

 

Il plateale rifiuto opposto una settimana fa da Angela Merkel all’invito di Donald Trump a un G7 di Washington potrebbe avere conseguenze. Almeno a quanto scritto dal Wall Street Journal ieri sera, notizia poi rimbalzata in poche ore su tutti i media tedeschi: gli Stati Uniti hanno programmato il ritiro di una parte delle proprie truppe stazionanti in Germania. Si parla di un numero compreso fra 5.000 e 15.000 soldati sui 35.000 complessivi presenti sul territorio tedesco.

In Germania ne ha scritto per primo lo Spiegel, nella sua edizione online, citando anche proprie ricerche, secondo le quali “la Casa Bianca avrebbe già informato del piano parte del Congresso americano”, e fornendo la forbice delle cifre sopra riportata. Nella serata di ieri il Wsj aveva riportato un numero più preciso, parlando di 9.500 soldati, e aveva aggiunto che il consigliere per la Sicurezza di Trump, Robert O’Brian, aveva firmato un apposito memorandum e che lo stesso presidente aveva già informato il Pentagono.

Nessun media rivela dove queste truppe verrebbero dislocate. In precedenti occasioni si era ipotizzata la Polonia.

FULMINE A CIEL SERENO

A Berlino la notizia giunge come un fulmine a ciel sereno. Non è la prima volta che Trump utilizza la minaccia di un ritiro delle truppe americane in Germania per spronare il governo tedesco. Uno strumento di pressione finora risultato efficace, giacché la presenza dei soldati costituisce anche una fonte di importante ricchezza economica per le comunità locali che le ospitano. Ma in questo caso nessuno ha avvisato nessuno e le informazioni sono arrivate come una doccia fredda in forma di indiscrezioni giornalistiche. Bocche cucite al ministero della Difesa, così come a quello degli Esteri. A specifica domanda dello Spiegel, i funzionari dell’Auswärtiges Amt, la Farnesina tedesca, hanno opposto il classico “no comment”.

TRUMP NE AVREBBE PARLATO AL SUO STAFF

Ma anche dal versante statunitense, le conferme ufficiali sono state decisamente vaghe. Circostanza che obbliga all’uso del condizionale nel raccontare questa vicenda. Nessuna conferma dall’ambasciata Usa a Berlino, che ha invitato i cronisti tedeschi a girare le domande direttamente alla Casa Bianca e al ministero della Difesa Usa. Un portavoce di quest’ultimo ha rimandato la questione alla responsabilità esclusiva della Casa Bianca, sostenendo di non essere al corrente di nulla dal momento che il governo Usa non aveva informato di questo ritiro alcun partner della Nato, come sarebbe stata consuetudine. Lo Spiegel racconta ancora che, mentre dagli Usa arrivavano dispacci di agenzia che riportavano l’indiscrezione secondo cui Trump avesse informato dei dettagli di questo piano un gruppo di funzionari della Casa Bianca che erano in viaggio con lui, il portavoce della sicurezza nazionale John Ullyot rispondeva per iscritto al settimanale tedesco “di non avere annunci da fare” e che “il presidente, come comandante in capo, verifica continuamente i piani di stazionamento delle truppe americane all’estero”. Aggiungendo diplomaticamente che gli Usa considerano la Germania un forte alleato e che la collaborazione per la difesa comune continuerà.

LE BASI USA IN GERMANIA

Anche nel mondo del dopo guerra fredda, la Germania – ex frontiera fra le sfere di influenza delle due vecchia superpotenze – resta uno snodo fondamentale per lo stazionamento delle truppe americane in Europa. Come detto, il numero complessivo dei soldati presenti è di 35.000. Ma per valutare l’intero impatto economico e sociale della presenza militare statunitense sulle realtà locali che le ospitano, bisogna aggiungere anche 17.000 civili Usa e 12.000 civili tedeschi impegnati a supporto. Particolarmente strategica è la base di Ramstein, in Renania-Palatinato, da cui vengono smistati quasi tutti i trasporti militari per l’Iraq e l’Afghanistan, cui si aggiunge il quasi confinante ospedale di Landstuhl, nel quale vengono operati e curati i soldati feriti proprio nelle missioni irachene e afghane. Esistono anche basi più piccole, operative nel sud della Germania, dalle quali vengono gestite missioni Usa in Africa.

IRRITAZIONE PER IL NO DI MERKEL AL G7 DI TRUMP

Il legame con il rifiuto della cancelliera a partecipare al G7 che Trump avrebbe voluto celebrare a Washington è ripreso dai media tedeschi, ma l’indiscrezione originale arriva dal Wall Street Journal, che cita una dichiarazione in tal senso di un anonimo funzionario dell’amministrazione Usa. Con il G7 Trump avrebbe voluto dare il segnale che la pandemia fosse alle spalle, per Merkel invece l’emergenza è ancora in corso, e sebbene il picco in Europa sembri passato, è bene tenere ancora alta l’attenzione. Ma in realtà tra i due paesi i dossier di confronto aumentano, invece di diminuire. Proprio giovedì scorso, un gruppo di senatori sia repubblicani che democratici hanno chiesto un rafforzamento delle sanzioni americane contro le aziende impegnate nel completamento del gasdotto Nord Stream 2, la pipeline che avrebbe già dovuto raddoppiare il trasporto di gas dalla Russia alla Germania e che invece è ancora bloccato nel suo ultimo miglio proprio dall’intervento Usa. Da Berlino era partita una dura nota di reazione. Ma anche il piano del semestre di presidenza Ue tedesco – che partirà a luglio – con quella sottile strategia che sembrerebbe mirare a una maggiore equidistanza fra Usa e Cina potrebbe aver irritato Washington, a partire dal motto scelto dai tedeschi, “Make Europe great again”, che l’entourage di Trump potrebbe aver letto come una provocazione e una sfida diretta.

Di un ridimensionamento delle truppe Usa in Germania si parla in verità da tempo, e a Berlino si dava per scontato che nei prossimi anni sarebbe accaduto qualcosa. Ma un taglio così netto e improvviso nessuno se lo sarebbe aspettato.

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