Bisogna dare più poteri agli Stati o annacquare le sovranità a beneficio di un’Unione europea una per tutti e tutti per una?
E il diritto di veto grazie al quale un Paese, anche il più piccolino, può bloccare le decisioni degli altri 26, ha ancora un senso?
Quanta impotente accademia sull’Europa che non cambia e non conta.
Ma, a sorpresa, forse sta arrivando la scossa che mancava per un’Ue più consapevole di sé e di pragmatica azione.
Lo testimonia l’intesa che sta maturando in concreto tra Germania e Italia sulla competitività. Dopo il bilaterale a Roma del 23 gennaio Friedrich Merz e Giorgia Meloni si rivedranno già oggi in un pre-vertice a Berlino, presenti anche altri rappresentanti europei.
La novità di un’Europa in movimento, si coglie pure nella strategia della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, tesa a valorizzare la cooperazione rafforzata tra gli Stati.
E’ la strada, molto pratica e prevista dai trattati, per superare l’inazione degli altri Paesi e l’artificioso “veto sì, veto no” che sta paralizzando l’Ue.
In pratica, si pongono le basi per la creazione di una locomotiva europea all’interno dell’Unione guidata dai principali Paesi e da chi ci sta. Con l’obiettivo di ridare all’Europa il ruolo e il peso che l’America di Trump, la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping vorrebbero marginalizzare.
Non è il federalismo pragmatico invocato da Mario Draghi nel suo rapporto, ma molto gli somiglia: va nella direzione da lui indicata.
Anche l’inusuale e cauta posizione della Francia segnala che qualcosa di nuovo si stia prospettando.
Profilo basso, a Parigi, perché si teme la fine del privilegiato, ma del tutto insufficiente, asse franco-tedesco attorno al quale ruota l’Ue.
Su temi molto rilevanti ora Macron rischia il sorpasso da parte di Giorgia Meloni nell’interlocuzione e attuazione con il cancelliere Merz.
Per esempio la difesa europea, col tramonto del super-caccia franco-tedesco un tempo concordato. Adesso la Germania bussa al progetto militare alternativo, il più importante a venire, in cui l’Italia figura protagonista attraverso Leonardo.
Non è in ballo un problema di persone o Paesi, ma di visione antiquata, dato l’interesse nazionale che i francesi hanno sempre tradizionalmente anteposto nello loro politiche europee.
Invece la locomotiva pur ristretta a chi vorrà e verrà, dovrà viaggiare trainando tutti i vagoni dell’Ue.
È già la seconda volta che su questioni decisive Germania e Italia procedono insieme nell’interesse europeo e di sé, come rivela il recente e determinante via libera all’accordo Ue col Mercosur, mentre la Francia votava contro nell’interesse esclusivo dei suoi agricoltori.
Altro tema italo-tedesco: la semplificazione delle normative, a fronte della super-regolamentazione più cara a Macron.
Intanto, arriva il “no” di Berlino alla proposta francese di eurobond, debito comune per finanziare difesa e intelligenza artificiale.
Ma più che la conferma di uno strappo, suona come l’apertura di nuovi spiragli per un’Europa che cerca di ritrovare la sua ragion d’essere.
(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)






