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Tutte le sfide della Nuova Via della Seta

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Il secondo forum sulla Belt and Road è incentrato sul tema “Cooperazione Belt and Road per realizzare un futuro condiviso più luminoso”. Molti ritengono che il potenziamento del servizio merci Cina-Europa non rappresenti solo un motore per rimodellare l’attuale panorama economico e commerciale, ma significhi anche che la Bri sta contribuendo ad arginare il protezionismo e l’isolazionismo. L’approfondimento dell’analista Matteo Bressan

A sei anni dalla presentazione della Belt and Road Initiative (Bri), migliaia di delegati provenienti da oltre 100 Paesi, tra cui circa 40 leader di governo, si riuniranno a Pechino, a fine aprile, per discutere sui risultati e sulle prospettive dell’iniziativa.

Il secondo forum sulla Belt and Road è incentrato sul tema “Cooperazione Belt and Road per realizzare un futuro condiviso più luminoso”. L’Italia, come già avvenuto per la prima edizione del Forum sulla Via della Seta, sarà presente anche in questa occasione con il presidente del Consiglio Conte, questa volta però come primo Paese del G7 firmatario del Memorandum of Understanding (MoU) sull’adesione alla Nuova via della Seta, siglato lo scorso 23 marzo nel corso della visita di stato in Italia del presidente Xi Jinping. L’imminente forum che si terrà il prossimo 26 e 27 aprile a Pechino sarà un passaggio chiave per capire le potenzialità del Memorandum tra Italia e Cina e dissipare le preoccupazioni e le perplessità che hanno accompagnato il dibattito e la firma degli accordi tra i due Paesi.

L’adesione dell’Italia alla Bri è oggetto anche di importanti riflessioni da parte del mondo accademico e dei centri studi cinesi, come confermato da Xu Jian, vicepresidente del China Institute of International Studies, che ha evidenziato come “la visita di Xi in Italia è stato un evento importante per le relazioni tra i due Paesi. Questa visita ha prodotto importanti effetti nelle relazioni bilaterali e il MoU rappresenta un format su come impostare le future collaborazioni. La Bri è un’iniziativa aperta, nel senso che una volta esposti i principi generali i paesi sono liberi di aderire e impegnarsi nei progetti di cooperazione”.

Secondo un recente studio del Centro europeo ricerche (Cer) presentato lo scorso 12 aprile al Cnel, l’export dell’Italia verso i circa 70 Paesi aderenti potrebbe aumentare fino al 7,5%. Nel report del Cer si precisa che “lo sviluppo delle sue relazioni commerciali lungo la Nuova via della seta potrebbe offrire alle imprese nuove opportunità, sia per collocare le proprie esportazioni di beni finali sia per intrecciare rapporti di collaborazione produttiva basati sullo sviluppo degli scambi di beni intermedi”. Secondo il report, i maggiori benefici per l’Italia potrebbero derivare non tanto dai Paesi più prossimi geograficamente ma nei paesi coinvolti nella Bri in Africa, Medio Oriente e Asia.

La Bri vede infatti coinvolti, ad oggi, più di 70 Paesi, distribuiti su più continenti e la visione e le azioni per la costruzione congiunta della cintura economica della Via della seta e della Via della seta marittima del XXI secolo, sono state esposte nel marzo 2015, momento in cui la Cina ha illustrato al mondo le linee guida e i piani d’azione della cooperazione lungo la Belt and Road.

Nel maggio 2017, il primo Forum sulla cooperazione internazionale per la Belt and Road, tenutosi a Pechino, ha individuato una tabella di marcia per la cooperazione futura, fornendo un elenco di risultati, che comprende 76 voci che prevedono il raggiungimento di 279 risultati concreti in cinque settori chiave: politica, infrastrutture, commercio, settore finanziario e connettività tra persone.

Gli sforzi compiuti per l’iniziativa Belt and Road sono stati riconosciuti dalla comunità internazionale, così come molti sono, ad oggi, i Paesi che hanno aderito ai suoi piani di sviluppo, percependo la Bri come una piattaforma di cooperazione capace di sviluppare la loro crescita.

Finora, 124 Paesi e 29 organizzazioni internazionali hanno firmato accordi di cooperazione con la Cina sulla Bri. Secondo un sondaggio dell’International Finance Forum (Iff), pubblicato lo scorso anno, quasi tutte le organizzazioni intervistate hanno confermato il ruolo vitale svolto dalla costruzione della Belt and Road nel promuovere la crescita economica locale e regionale.

Grazie alla cooperazione della Belt and Road, è stata realizzata la prima autostrada in Africa Orientale, è stato costruito il primo ponte tra isole alle Maldive ed è stato inoltre possibile avviare la produzione di veicoli passeggeri in Bielorussia. Nel sud-est asiatico si sta costruendo una ferrovia ad alta velocità e il continente euroasiatico ha così iniziato a beneficiare del servizio di treni merci a lunga percorrenza.

A conferma dei numerosi progetti in corso di realizzazione, tra cui non mancano anche iniziative che nel corso del tempo sono risultate essere troppo ambiziose e sono state riviste e ridimensionate, vanno menzionate la ferrovia che collega la Cina con il Laos e la Thailandia, la linea ferroviaria che collega l’Ungheria alla Serbia (i cui lavori però procedono a rilento), la ferrovia ad alta velocità tra Giacarta e Bandung e il porto di Gwadar in Pakistan.

Negli ultimi sei anni, la costruzione della Belt and Road ha portato cambiamenti radicali nei Paesi lungo il percorso. Solo per fare alcuni esempi, grazie alla Bri, il porto tedesco di Duisburg ha registrato un fatturato di 250 milioni di euro nell’anno fiscale 2017, gestendo il 30% in più di carichi.

Recentemente è stata lanciata una nuova linea ferroviaria per i treni merci tra il Lussemburgo e Chengdu in Cina, con il primo treno che ha trasportato 41 container carichi di prodotti meccanici ed elettrici europei, alimenti e apparecchiature mediche per il mercato cinese sempre più in espansione. Molti ritengono che il potenziamento del servizio merci Cina-Europa non rappresenti solo un motore per rimodellare l’attuale panorama economico e commerciale, ma significhi anche che la Bri sta contribuendo ad arginare il protezionismo e l’isolazionismo.

La Bri rappresenta un modello innovativo nel complicato sistema di sviluppo e governance globale, in quanto è un’iniziativa proposta dai Paesi in via di sviluppo e che sostiene il principio di un’ampia consultazione, di un contributo congiunto e di benefici condivisi.

La Bri, come dichiarato dal Segretario Generale dell’Onu António Guterres, non riguarda solo la cooperazione economica, ma mira anche a migliorare il modello di sviluppo dell’economia mondiale e a rendere la globalizzazione più sana.

 

Articolo pubblicato su occhidellaguerra.it

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