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Come Macron si scusa e rilancia: resoconto dell’intervista del 14 luglio. Il punto di Enrico Martial

La lunga intervista di Léa Salamé e Gilles Bouleau al presidente Emmanuel Macron, dopo la sfilata del 14 luglio, trasmessa in diretta su France 2, TF1 e varie televisioni, è stata assai esplicita. Come promesso in diversi interventi precedenti, ha didatticamente spiegato il cambio di orientamento che coincide con il passaggio governativo da Edouard Philippe a Jean Castex, con ammissione di errori, nuovo metodo e proseguimento sulla strada delle riforme.

Nella prima parte, Macron, ha ammesso le sue responsabilità – ma anche sfiorando la percezione di debolezza politica – e gli errori della prima parte del mandato presidenziale.

Ha spiegato il versante buono: era stato eletto con un programma per cambiare la Francia, per modernizzarla dove gli altri presidenti si erano fermati. Le riforme sono quindi state “a tamburo battente” – e ha ringraziato Edouard Philippe per averle attuate, tra cui quelle sulle ferrovie, codice del lavoro e indennità di disoccupazione. Se ne sono poi visti i risultati, con una prima riduzione delle imposte insieme al contenimento del deficit pubblico, meno disoccupazione e un ritrovato ruolo economico e internazionale del Paese.

Ha poi spiegato il versante negativo: le riforme sono state intese come qualcosa di lontano dall’interesse del singolo cittadino, forse a favore di pochi ricchi, senza capire in quale direzione andasse la Francia. Ha riconosciuto che le proteste – gilet jaunes compresi – hanno riguardato strati profondi del Paese, mettendo lui stesso al centro non solo di critiche ma anche di odio che insieme alla violenza sono un elemento di indebolimento della democrazia francese. Quelle riforme si innestavano in un contesto di un calo di fiducia nelle istituzioni e nei governi che si è accumulato negli anni, nella possibilità di farcela, nel riconoscere le proprie qualità nazionali Le riforme dovevano dare una risposta ma il risultato è quindi stato solo parziale, e i progressi non sono stati abbastanza veloci e profondi.

La risposta a questa situazione, di cui Macron ha tracciato anche brutalmente i contorni, è nel metodo, che coincide con l’avvicendamento tra Edouard Philippe e Jean Castex alla guida del governo. Ha distinto i due profili, didatticamente, pur omettendo la provenienza tecnocratica dalle grandi scuole francesi: Castex è presentato come sindaco di una piccola città, attento ai territori, al dialogo e all’ascolto. Il modello del “tamburo battente” di Philippe lascia il passo alla concertazione di Castex, con i cittadini, le “parti sociali” ma anche gli eletti locali, quindi con meno centralismo e verticalismo.

Il nuovo corso era d’altra parte già iniziato ai primi mesi del 2019 con il Grand Débat che aveva seguito il fenomeno dei gilet jaunes, per due mesi in tutta la Francia, e poi con la Convenzione civica per il clima conclusa a giugno 2020. Ne era stato poi plastico esempio la prima fase del lockdown, simile a quella italiana, verticale, con autodichiarazioni per spostarsi e polizia nelle strade, seguita dalla seconda fase del deconfinamento, guidata appunto dalla task force di Castex, con aperture a geometria e territorialità variabile, coinvolgimento di sindaci, presidi, famiglie, categorie.

La seconda parte dell’intervista si è invece soffermata su come saranno le politiche dopo la crisi sanitaria con il cambio di metodo. Ci vorranno adattamenti salariali ma anche contenimento negli utili delle imprese. Le imposte continueranno a scendere, anche per costruire fiducia. L’imposta sulla casa, già abolita per diverse fasce di reddito, rimane però in vigore per i redditi più alti. È un modo di redistribuzione della ricchezza, senza tuttavia intaccare il capitale mobile, come con la precedente l’imposta sulle fortune (ISF) e quindi per favorire – come già avvenuto – un ritorno degli investimenti e quindi del lavoro in Francia. Ci saranno misure per i giovani, per circa 300 mila posti di lavoro: incentivi e dialogo per favorire i tirocini, il primo impiego, l’alternanza scuola-lavoro in impresa, contratti di inserimento senza abolire lo stage. Ci saranno sforzi di occupazione sociale, passando da 140mila a 240 mila contratti di servizio civile, con aiuti sociali per gli studenti. Macron ha ammesso che sono misure utili ma d’impatto relativo: circa un milione di posti di lavoro andranno persi tra l’autunno e i primi mesi del 2021. Per ognuno che scomparirà, si dovrà favorire la formazione per i nuovi settori che saranno incentivati, tra cui il rinnovamento energetico degli edifici, o le filiere dell’elettrico o dell’idrogeno.

Le 146 proposte della Convenzione civica per l’ambiente non sono campate per aria, possono creare lavoro e sviluppo. Sono attuabili, dagli aiuti alla riconversione energetica, anche delle scuole e delle RSA, con auto meno inquinanti (800 mila sono già state sostituite), riduzione del traffico dove peggiore è la qualità dell’aria, anche rilanciando la rete ferrata secondaria, volando solo dove il treno non arriva in tempo.

Infine, la contestata riforma delle pensioni andrà avanti, sarà il primo ministro Castex a vedere con che modalità e in che termini, passando dalla concertazione. La riforma è inevitabile, sia per assicurare le pensioni nel futuro, sia perché riguarda fasce di popolazione esposte alla crisi. Il limite inferiore sarà portato a mille euro, ma il problema resta nei 30 miliardi di deficit, che va aggredito. La Francia dovrà anch’essa cogliere lo strumento europeo del Recovery fund, su cui ha trovato accordo con Angela Merkel. L’approccio di Macron si è confermato europeo in diversi passaggi dell’intervista, anche sui vaccini anti-Covid, con una linea europea e globale sulla loro disponibilità, senza nazionalismi (il riferimento è all’azienda farmaceutica Sanofi e agli accordi commerciali con gli Stati Uniti) che sarebbero controproducenti per i singoli Paesi.

Sono azioni di medio termine da realizzare però nei 600 giorni che mancano alla nuova elezione del presidente della Repubblica, nel 2022. Il primo passaggio verrà con il dibattito all’Assemblea nazionale sulle linee guida del governo, il 15 luglio, e poi con l’incontro del primo ministro Castex con le parti sociali proprio sulle pensioni, il 17 luglio.

 

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