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Tutte le grane di Merkel tra Baviera, Brexit e Macron

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L’analisi dell’editorialista Guido Salerno Aletta sulle preoccupazioni di Merkel in Germania che arrivano dal voto in Baviera, dalla Brexit e non solo…

In Baviera, i conti sono presto fatti: i due partiti che sostengono la Grande coalizione a livello federale, il governo Merkel IV che si fonda su una alleanza tra Cdu-Csu ed i socialdemocratici della Spd, hanno perso oltre il 20% del loro elettorato.

La Csu bavarese è scesa dal 47,7% della precedente tornata al 37,2% (-10,5%), mentre l’Spd è crollata dal 20,6% al 9,7% (-10,9%). Nel complesso si arriva al 21,4%: un tracollo che è difficile mascherare.

L’elettorato bavarese sta tutto a destra: tra Csu (37,2%), FW Liberi Elettori (11,6%), AfD (10,2%) ed Fpd Liberali (5.1%), siamo al 64,1%. Il vero problema, però, è che nel corso degli anni il travaso dei consensi dalla Cdu agli altri partiti di destra le ha tolto la maggioranza assoluta con cui riusciva a governare la Baviera da sola.

Comunque vada, la Cdu resiste. Se dunque a Monaco è verosimile un accordo tra Cdu, FW ed Fpd, lasciando fuori AfD, il vero allarme rosso è suonato per i socialdemocratici della Spd, scesi sotto la soglia psicologica del 10%. I Verdi, infatti, hanno soltanto aperto il sacco per raccogliere i voti che sono arrivati da soli, per la caduta del consenso nei confronti della Spd.

Tutto il conflitto si sposta ora a Berlino.

Basta riavvolgere il nastro degli eventi succedutisi da un anno a questa parte. Dopo la legnata che i Socialdemocratici avevano preso a settembre 2017, nella tornata per il rinnovo del Bundestag, aveva avuto ben ragione Martin Schulz, il Segretario della Spd che aveva condotto la campagna elettorale, a dichiarare che era arrivata l’ora di smetterla con i governi di Grande Coalizione. Fu invece costretto alle dimissioni, perché in fondo alla Spd ormai interessa più la gestione del potere che la difesa degli ideali: dopo il fallimento delle trattative tra Cdu-Csu, Fpd e Verdi, i socialdemocratici sono ritornati a bordo, per formare il governo Merkel IV.

Si prepara una notte dei lunghi coltelli, all’interno della Spd? E’ probabile, anche perché il partito socialdemocratico potrebbe uscire annichilito dalle prossime elezioni europee di maggio.

La questione, a Berlino, è ancora più complessa. I grandi elettori bavaresi ritengono del tutto insoddisfacente la attuale gestione governativa, costantemente presa in contropiede sul versante internazionale. A parte il rude confronto con Donald Trump sull’attivo commerciale strutturale, che punta sull’export automobilistico, fiore all’occhiello della Baviera, hanno tutto da perdere anche da una Hard Brexit, perché anche in questo caso il saldo commerciale attivo rappresenta un fattore indispensabile per l’industria concentrata in Baviera.

C’è poi il versante dei servizi finanziari: dopo la Brexit e la conseguente perdita del “passaporto bancario”, gli operatori ora localizzati a Londra si trasferiranno a Parigi e non a Francoforte. L’asse Barnier-Junker giocato di sponda, saldando insieme gli interessi finanziari di Francia e Lussemburgo. La Germania è rimasta anche in questo caso a bocca asciutta.

La Cancelliera Angela Merkel si trova d’un tratto isolata: all’interno, per il pericolo della fronda socialdemocratica; all’esterno per lo sfarinarsi della decennale egemonia nell’Unione europea, tra i Sovranisti che scalpitano ed i francesi che giocano per conto proprio.

Berlino sotto pressione, per la sconfitta dei socialdemocratici e per la Brexit.

Dalla Baviera, per Berlino è allarme rosso.

(analisi pubblicata su Teleborsa)

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