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Quirinale, tutte le fratture negli schieramenti

Le divisioni negli schieramenti politici e nei partiti sul Quirinale. La nota di Paola Sacchi

 

Si va al Mattarella bis con la stessa maggioranza che ha dato vita al governo Draghi.

È la conclusione verso le 13 di sabato 29 gennaio del vertice dei leader che sostengono l’esecutivo di emergenza nazionale.

Il punto di svolta arriva dall’ok anche del leader della Lega, che si smarca da Giorgia Meloni contraria. C’è il sì al Mattarella bis di Berlusconi il quale ricorda come per “senso di responsabilità” avesse ritirato la propria candidatura: ora su Mattarella “prevalga l’interesse superiore del Paese”.

Vediamo come si è arrivati a questa scelta, dopo il caos di ieri.

Saltano gli schemi, si bruciano i nomi. Si spacca il centrodestra, entra il fibrillazione il centrosinistra, si dividono i Cinque Stelle. Sul Quirinale la politica si avvita. E al termine di un venerdì 27 gennaio particolarmente convulso e caotico riprendono quota le ipotesi di Mario Draghi e di un Mattarella bis. Resta anche l’ipotesi di Pier Ferdinando Casini.

Il sesto scrutinio di ieri sera termina con ben 336 voti per l’attuale Capo dello Stato. Voti dal Pd, che ufficialmente avrebbe dovuto votare scheda bianca, e soprattutto dai pentastellati.

Se nel primo pomeriggio Casellati si ferma a 382 voti, con ben circa 70 voti in meno dello stesso centrodestra che aveva deciso di portarla al voto (le cronache individuano il “fuoco amico” nei centristi della coalizione e nella stessa Forza Italia, il partito di provenienza della seconda carica dello Stato) a sera nuove divisioni sul nome di peso di un’altra donna, l’ipotesi di Elisabetta Belloni, a capo del Dis (che coordina Aisi e Aise dei Servizi segreti) , gradita a Giuseppe Conte, sulla quale c’è l’ok di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. FI non ci sta e si sfila: d’ora in poi annuncia che tratterà autonomamente. Salvini prende atto: “Giusto che ognuno faccia valere le proprie priorità”.

Il leader leghista, dicono nel suo partito, dopo essere stato delegato ufficialmente dalla coalizione a trattare, sulla base dei numeri oggettivi che vedono la Lega primo partito del centrodestra in parlamento, non ci sta a prendersi le colpe della bocciatura di Casellati. Fa subito sapere che i voti della Lega ci sono stati tutti e 208 “compatti”. Lo stesso dice Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia.

Nel pomeriggio Salvini rilancia, partecipando senza FI e FdI, che informa successivamente, all’importante vertice con Enrico Letta e Giuseppe Conte. Un incontro che già dall’altra sera l’ex ministro dell’Interno aveva chiesto.

Sembrava di intravedere uno spiraglio , Letta aveva affermato: “Ora si comincia”. Ufficiosamente la rosa dei nomi che esce dal vertice è composta da Draghi, Casini, Elisabetta Belloni e Mattarella. Ma è proprio su Belloni che esplode poco dopo la polemica.

Salvini trorna a insistere, di fronte alle telecamere, come aveva già fatto in mattinata su Casellati, sull’importanza dell’innovazione storica che rappresenterebbe l’elezione di una donna, non perché tale ma perché “in gamba”, al vertice dello Stato. Non fa il nome di Belloni. Si tiene aperte altre ipotesi quando dice che però lui nomi non ne fa più, “più che nomi ci sono veti” e ribadisce il lavoro per “donne e uomini di alto ptofilo”. Ma è evidente che ci sarebbe il suo ok insieme con quello del presidente pentastellato Conte su Belloni.

Forza Italia sbarra la strada e dal centrosinistra si leva forte la protesta di Matteo Renzi che, pur elogiando il valore di Belloni nel suo ruolo, parla di “storpiatura costituzionale, perché non si può eleggere il capo dei Servizi Segreti al vertice dello Stato”. Il Pd non si espone, ma circolano forti malumori, no di Leu e i Cinque Stelle si spaccano. Luigi Di Maio denuncia: “Indecoroso bruciare una candidatura così”. Sbottano nella Lega: “Matteo ha fatto e sta facendo tutto il possibile in un modo leale, aperto, mettendoci la faccia, per rappresentare la coalizione, ha detto di si anche quando in cuor suo pensava che sarebbe stato meglio dire di no. E’ ancora al lavoro per trovare un nome condiviso dalla coalizione e dalla maggioranza di governo”.

Nel pomeriggio di ieri di particolare rilevanza l’incontro, anche se non confermato, di Salvini con Draghi. Potrebbe essere propedeutico a un ascesa del premier al Colle?

Ma, intanto, nel centrosinistra e in particolare nel Pd, oltre che tra i Cinque Stelle, cresce il partito per un bis di Mattarella, il cui nome viene letto, al termine dello scrutinio per 336 volte dal presidente di Montecitorio Roberto Fico. Il deputato e costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti sintetizza: “Sembra che qui non sin riesca ad andare da nessuna parte tranne che tornare a Mattarella”.

Il Pd ha i suoi problemi perché il nome dietro il quale si trincera Letta sarebbe sempre quello di Draghi, ma nel partito cresce l’area per il bis del Presidente. E nel centrodestra, invece, sembrano venuti al pettine i nodi della leadership rimasta ufficialmente irrisolta, da quando la Lega fece il sorpasso nel 2018 su FI, consolidando poi la sua forza nel voto nelle Regioni. Un nodo irrisolto che ha di fatto aperto una competizione interna. Tornerà a trattare direttamente  per Forza Italia lo stesso Berlusconi?

Fratelli d’Italia, intanto, annuncia che voterà Carlo Nordio. E Matteo Salvini in mattinata apre al Mattarella bis. Giorgia Meloni: “Non voglio crederci!”. Salvini: “Ho la coscienza a posto, la sinistra ha detto solo no. Riconfermiamo Mattarella”.

L’ok del leader della Lega è il punto di svolta del vertice dei leader della maggioranza che si sblocca con l’intesa sul Mattarella bis. Al Capo dello Stato dà il sostegno per la riconferma Berlusconi che ha avuto con lui “una lunga e affettuosa telefonata”.

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