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Le eco-piroette anti Macron di Marine Le Pen

Marine Le Pen Macron

Come stanno cambiando in politica economica e ambientale le priorità del partito di Marine Le Pen in Francia. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

In Francia sono iniziate le grandi manovre per due tornate elettorali decisive: le regionali del 13 e 20 giugno, a cui seguirà la scelta del presidente della Repubblica l’anno prossimo, vale a dire la conferma o meno di Emmanuel Macron all’Eliseo. Un voto, quest’ultimo, per nulla scontato, destinato a influire sugli equilibri politici dell’Unione europea, dominati finora dall’asse franco-tedesco. Sotto questo aspetto, il futuro è terra incognita. Da tempo Angela Merkel si è chiamata fuori dai giochi e in Germania la sfida per la sua successione è quanto mai incerta, con i Verdi che tallonano la Cdu-Csu.

Non meno fluida la situazione in Francia, dove i sondaggi rivelano un forte calo dei consensi per Macron, tallonato dalla rivale sovranista Marine Le Pen, che in alcuni sondaggi è spalla a spalla, mentre in altri è addirittura davanti. Un sondaggio Ifop dell’inizio di aprile ha rivelato che al primo turno delle presidenziali, tra un anno, la Le Pen, leader del Rn, Rassemblement National, sarebbe in testa con il 28% dei voti, davanti a Macron con il 24%. Un balzo in avanti rispetto alla rilevazione dell’ottobre scorso, quando Le Pen era al 24% contro il 23% di Macron. Non solo. Un’inchiesta di Le Monde (5 aprile) sostiene che il partito di Le Pen, in termini di popolarità, è al primo posto tra i giovani francesi nella fascia di età 25-34 anni.

Le elezioni regionali di giugno saranno il primo banco di prova per il Rassemblement National: vincere in più regioni al secondo turno, e non solo al primo, sarebbe quanto mai indicativo sull’orientamento politico dei partiti francesi minori, sia di centro che di sinistra, i quali, in passato, nel secondo turno hanno sempre votato contro il Rn e premiato l’avversario locale di turno.

È stato così anche nelle elezioni per l’Eliseo del 2017. Allora Macron, uscito l’anno primo dal partito socialista e fondatore del proprio partito La République en marche, vinse di stretta misura al primo turno, con il 24% dei voti, e al secondo turno travolse Le Pen con il 66,1% contro il 33,9% di Le Pen. Un margine di vantaggio che l’anno prossimo, secondo tutti i sondaggi, dovrebbe ridursi di molto, confermando tuttavia la vittoria di Macron per pochi punti: 53% contro il 47% di Le Pen, secondo i sondaggi Ifop e Harris Interactive; 56% contro 44%, secondo Ipsos. Previsioni considerate dagli analisti poco rassicuranti per Macron, la cui politica economica e sociale è stata contestata a lungo dai gilet gialli prima della pandemia, che con i lockdown ha posto fine alle manifestazioni di piazza.

Le proteste, tuttavia, hanno lasciato il segno: i francesi disposti a fare muro, con il «fronte repubblicano», per impedire l’elezione di Le Pen sono diminuiti soprattutto a sinistra. Secondo i sondaggi, i socialisti disposti a rivotare Macron sono scesi al 46% (ben 25 punti in meno rispetto al 2017), mentre il 38% rifiuta di scegliere e il 16% voterebbe Le Pen. Idem tra i seguaci di France Insoumise, l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon, dove solo il 30% rivoterebbe Macron, contro il 52% del 2017. Anche tra gli elettori della destra gaullista, che nel 2017 hanno votato per François Fillon, la Le Pen all’Eliseo non sarebbe più un tabù: al ballottaggio, la voterebbe il 35%.

Questi dati, stando a un’inchiesta di euractiv.eu, si spiegano non solo per la delusione dei francesi verso Macron, ma anche per il radicale cambio d’immagine e di agenda politica di Le Pen. Suo padre, Jean-Marie Le Pen, 92 anni, è stato il fondatore del Front National, partito di estrema destra, considerato parafascista, perciò relegato ai margini della politica francese. Marine Le Pen, dopo avere ereditato la guida del partito nel 2011, ha preso le distanze dalle posizioni estremiste del padre, fino ad espellerlo nel 2015, per poi cambiare, nel 2018, nome al partito in Rassemblement National. Un partito nazionalista, sovranista, euroscettico e anti-immigrazione, che fino alle ultime elezioni europee ha conservato questa ideologia, alleandosi nel parlamento di Strasburgo con altri sovranisti, come la Lega di Matteo Salvini.

Negli ultimi mesi, mentre Salvini sta cambiando linea e alleati in Europa, puntando sull’Est d’Europa (Ungheria e Polonia), Le Pen ha rivoluzionato la propria agenda politica. Ha detto addio alla Frexit, ovvero no all’uscita dall’Unione europea, e no al ritorno al franco francese, fino a pochi mesi fa punti cardine del suo programma euroscettico. «Possiamo rimanere nell’Unione europea, poiché spetta a ciascun partito sovranista inviare un numero massimo di eurodeputati a Bruxelles per difendere la propria visione», ha spiegato su euractiv.eu Fabien Engelmann, esponente di primo piano del RN.

Un altro cambio radicale riguarda i temi ecologici, fino a ieri quasi ignorati. Tanto che Le Pen propone un referendum popolare centrato su misure ambientali alternative rispetto a quelle previste da un disegno di legge costituzionale, proposto da Macron, in attuazione della Convenzione sul clima. Un tema, la difesa della natura e degli animali, che Le Pen rilancia in tutte le uscite pubbliche, fino a schierarsi contro i cacciatori e la caccia con i cani, definita «una crudeltà non necessaria». L’obiettivo di Le Pen, spiega su euractiv.eu Juliette Grange, docente all’università di Tours, è di «andare sempre più dietro ai bisogni del ceto medio e dei pensionati, oltre che di frange della popolazione finora trascurate dal governo Macron». Un cambio di strategia che saranno le urne a giudicare.

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