Il Mar dei Caraibi è tornato teatro di tensioni internazionali. Non si tratta di pirati come nei romanzi d’avventura, ma di narcotrafficanti e milizie che intrecciano i loro destini con governi e potenze globali. Da Washington a Caracas, passando per Bogotá, la guerra alla droga è ormai un conflitto geopolitico. Il Venezuela è sotto attacco militare da parte degli Stati Uniti, che rivendicano la cattura di Nicolás Maduro definendola “una nuova alba” per il Paese. Donald Trump parla di “operazione brillante”, il vicesegretario di Stato Landau annuncia che il leader venezuelano sarà processato. Caracas reagisce duramente: il ministro della Difesa Padrino denuncia “un atto codardo per imporre un cambio di regime” e schiera l’esercito, mentre secondo fonti dell’opposizione la cattura sarebbe frutto di una “esfiltrazione negoziata”. Intanto, il presidente colombiano Gustavo Petro riferisce che i raid hanno colpito il Parlamento e basi militari, Mosca condanna l’aggressione, in Italia Meloni si tiene informata dei nostri connazionali.
GLI SCENARI DOPO L’ATTACCO USA AL VENEZUELA
La crisi apre scenari di forte instabilità regionale e globale. Tutto inizia nel 2017, quando gli Stati Uniti iniziano a mettere in discussione la legittimità di Maduro, nel 2019-2020 Washington lo accusa di narcoterrorismo, offre una taglia milionaria per la sua cattura. Trump lo dipinge come un “drug lord” che arma le FARC e collabora con cartelli come de los Soles e Tren de Aragua. Nel 2020 parte l’Enhanced CounterNarcotics Operation, una massiccia operazione militare con navi da guerra e aerei per intercettare i flussi di cocaina. Nel 2025, la strategia si intensifica: task force speciali, marines, raid contro imbarcazioni sospette. Tra settembre e dicembre, oltre venti operazioni e un centinaio di “narcoterrorists” uccisi. La CIA agisce sotto copertura, il Pentagono coordina pattugliamenti e sorveglianza aerea.
COSA SI DICE NEGLI USA
Caracas grida alla provocazione, denuncia violazioni del diritto e minaccia ritorsioni. Anche negli Stati Uniti non mancano dubbi: il Congresso avvia audizioni, mentre think tank e ONU sollevano interrogativi sulla legalità delle operazioni. Eppure, l’81% delle barche intercettate trasportava droga. Dietro a questa guerra si nascondono altri interessi: petrolio, oro, coltan, terre rare, avverte il Financial Times. Intanto, anche la Colombia entra nel mirino: Trump accusa il presidente Petro di favorire la produzione di droga e minaccia dazi e tagli ai sussidi; Bogotá richiama l’ambasciatore: è la rottura tra due storici alleati.
IL CASO COLOMBIA
Sul terreno, la situazione era già drammatica. In Colombia persistono violenze armate, reclutamenti forzati, attacchi con droni. In Venezuela, l’ONU denuncia la militarizzazione della vita pubblica e la repressione dei diritti civili. Intanto, Cina e Russia sostengono Maduro, mentre gli Stati Uniti cercano di costruire una cintura di alleati latinoamericani per contenere le potenze asiatiche. Il conflitto ricorda le antiche guerre dell’oppio: allora come oggi, la droga è il pretesto per ridefinire equilibri globali.
DOMANDA DUBBIOSA
La domanda è: la terapia d’urto trumpiana fermerà i narcos o farà esplodere un’altra crisi?





