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Perché le scosse politiche in Turingia si sentiranno a Berlino. Il Punto di Mennitti

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I parlamentari regionali della Turingia hanno eletto come presidente un esponente dei liberali dell’Fdp con il sostegno anche dell’Afd. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

La lunga partita di poker politico nella regione orientale della Turingia ha partorito un esito a sorpresa, che rischia di produrre enormi conseguenze a livello nazionale. A Erfurt (il capoluogo del Land) è stato violato un tabù, quello che vedeva l’estrema destra nazionalista di Alternative für Deutschland estromessa da ogni gioco politico. E invece i parlamentari regionali hanno eletto come presidente sì un esponente dei liberali dell’Fdp, Thomas Kemmerich, ma la maggioranza che gli si è formata attorno – seppure solo numerica e non politica – è composta non solo dai deputati della Cdu ma anche da quelli dell’Afd. I leader locali del partito di Angela Merkel (in Germania le federazioni regionali hanno molto peso e autonomia rispetto al centro) hanno assicurato che non vi sarà alcuna coalizione con Afd. Tuttavia è la prima volta che un presidente regionale viene eletto con i voti decisivi dei nazionalisti, in questo caso per giunta di una federazione guidata da uno degli esponenti più radicali dell’Afd, Björn Höcke. L’unica circostanza che non suscita sorpresa è il fatto che ciò sia accaduto in un Land dell’ex Ddr.

UN TESTA A TESTA CON LO ZAMPINO FINALE DI AFD

L’elezione è avvenuta al terzo tentativo, dopo che i primi due erano andati a vuoto. Si trattava della chiamata decisiva. Il risultato di strettissima misura dimostra quanto il testa a testa sia stato serrato: 45 voti per Kemmerich, 44 per l’ex presidente Bodo Ramelow, l’esponente di punta dell’estrema sinistra della Linke che aveva governato con qualche successo la Turingia negli ultimi quattro anni. Ramelow era andato alla votazione con la speranza di ricomporre il governo uscente, seppure in minoranza: una riedizione della coalizione di sinistra con verdi e socialdemocratici che avrebbe tuttavia dovuto puntare sull’astensione della Cdu, dal momento che poteva contare solo 42 seggi su 90. Fallita l’elezione nelle prime due chiamate, quando era necessario raggiungere la maggioranza assoluta, al terzo tentativo è entrato in gioco il candidato liberale (l’Fdp è entrato in parlamento superando nelle urne la necessaria soglia del 5% solo per 73 voti). A quel punto i voti di Afd, che sino ad allora avevano appoggiato un candidato civico di bandiera, si sono riversati su Kemmerich, ribaltando ogni pronostico della vigilia.

ELETTO IL PRESIDENTE, SI DOVREBBE FARE IL GOVERNO

L’instabilità politica della Turingia non è, con la votazione di oggi, superata. Ed è un guaio per una regione che si trova di fronte a un’ennesima fase di transizione della sua economia. Kemmerich, che è l’unico presidente liberale dei Länder tedeschi e il secondo in tutta la storia della Bundesrepublik, dovrà costruire un suo esecutivo di minoranza e il tentativo appare davvero difficile, soprattutto ora che gli animi si sono ulteriormente surriscaldati. Fdp e Cdu hanno assicurato che non collaboreranno in alcun modo con Afd, ma intanto il voto dei nazionalisti ha pesato in maniera decisiva nell’elezione di Kammerich. Osservando le prime, adirate reazioni dei partiti di sinistra, appare davvero molto difficile che uno di essi possa decidere di supportare (“tollerare” è il verbo che si usa in Germania per l’appoggio esterno) un governo di centrodestra nato grazie ad Afd. Un’eventuale maggioranza Fdp-Cdu conterebbe solo su 26 seggi (su 90): ogni provvedimento necessiterebbe del voto a favore di uno degli altri partiti presenti per essere approvato. Il vice presidente dei liberali Wolfgang Kubicki spera nella collaborazione “delle forze democratiche” a un governo responsabile, guidato da un uomo del centro democratico come Kemmerich. Ma dai socialdemocratici arrivano risposte furibonde: “Sono cadute le maschere”, ha risposto il giovane vice dell’Spd Kevin Kühnert.

IL TERREMOTO POLITICO RAGGIUNGE LA CDU DI MERKEL (E KRAMP-KARRENBAUER)

Ma il problema è diventato ora nazionale. Le scosse in propagazione da Erfurt a Berlino rischiano di creare un terremoto nel partito di Angela Merkel e di mettere ancor più in seria difficoltà la leadership già debole di Annegret Kramp-Karrenbauer. La situazione della Cdu in Turingia era tutt’altro che semplice. I cristiano-democratici avrebbero dovuto appoggiare esternamente un governo a guida Linke, il partito che ha raccolto l’eredità del partito unico socialista della Ddr. L’evoluzione che vi è indubbiamente stata in quel partito e la presenza di un uomo moderato e di fatto estraneo alla storia della Ddr come Ramelow non sono stati però garanzia sufficiente per rompere un altro tabù. L’elettorato della Cdu in Turingia è mediamente più conservatore rispetto a quello di altri Länder e, in genere a Est, il ricordo della dittatura comunista è ancora molto presente nell’elettorato di centrodestra. Per il leader locale Mike Mohring è stata una situazione difficile da gestire, appesantita anche da rivalità personali con Ramelow e da forti pressioni interne (anche la dirigenza Cdu della Turingia è assai più a destra di quella nazionale). Ma la soluzione cui si è giunti difficilmente verrà apprezzata a Berlino e nei prossimi giorni si vedrà come Kramp-Karrenbauer (e Merkel) proveranno ad affrontare e risolvere quello che appare nel migliore dei casi un danno d’immagine e, nella sua essenza, un caso politico.

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