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Trump: sfuriate e aperture all’insegna dell’imprevedibilità nel vertice Nato

Nella seconda giornata del summit Nato di Ankara, Trump è partito con dure critiche a Spagna e ad altri alleati e minacce sulla Groenlandia, per poi virare su toni positivi, concedere la licenza dei Patriot all’Ucraina, aprire agli F-35 per la Turchia e chiudere parlando di grande affetto e unità tra i leader.

La seconda giornata del summit Nato ad Ankara ieri ha offerto uno spettacolo tipicamente trumpiano, fatto di attacchi frontali e improvvisi cambi di tono.

Il presidente americano è passato da dure critiche agli alleati europei, minacce di ritiro delle truppe e attacchi verbali contro la Spagna, a un finale conciliatorio in cui ha parlato di affetto e unità tra i leader.

Tra annunci concreti sul sostegno all’Ucraina e aperture alla Turchia, il vertice si è concluso con un comunicato che ribadisce l’impegno collettivo alla difesa: uno sviluppo che ha lasciato gli alleati europei con un sospiro di sollievo misto a prudenza.

Una mattinata carica di tensioni

La giornata non era iniziata nel migliore dei modi.

Durante l’incontro con il Segretario generale della Nato Mark Rutte, Trump non ha nascosto le sue frustrazioni. Ha accusato diversi Paesi europei di non averlo appoggiato adeguatamente nella campagna militare contro l’Iran, si è lamentato le spese per la difesa ancora insufficienti e ha riservato parole particolarmente dure alla Spagna.

Come riporta Reuters, Trump ha definito Madrid “un partner terribile” e ha ordinato al suo segretario al Tesoro Scott Bessent di interrompere ogni forma di commercio con la Spagna, inclusi i viaggi e gli scambi.

Queste tensioni, sottolinea il New York Times, derivavano dal rifiuto spagnolo di aumentare la spesa militare al livello richiesto dagli americani e dal diniego all’utilizzo delle basi per le operazioni in Iran.

Il nodo Groenlandia

Trump ha poi ripreso uno dei suoi temi ricorrenti, affermando che la Groenlandia “dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti e non dalla Danimarca”.

Come riferito dall’Economist, il presidente ha collegato questa rivendicazione alla possibilità di ritirare le truppe americane dal Vecchio Continente, dichiarando: “Potremmo rimuovere tutti i nostri soldati dall’Europa”.

La premier danese Mette Frederiksen ha replicato con fermezza, ribadendo che la Groenlandia non è in vendita e che il suo Paese è pronto a difendere ogni centimetro del proprio territorio.

Via libera alla produzione dei Patriot in Ucraina

I toni sono cambiati nettamente durante l’incontro bilaterale con Zelensky.

Trump ha parlato di una “buona relazione”col collega ucraino sviluppata nel tempo nonostante le difficoltà iniziali. Quindi, riporta The Hill, ha annunciato la concessione della licenza per la produzione dei sistemi Patriot nel Paese aggredito: “Gli daremo il diritto di fabbricarli. Gli mostreremo come fare”, ha affermato il presidente Usa, aggiungendo che si trattava di una mossa “davvero forte”

Come ripul’Associated Press, questa svolta rappresenta un successo significativo per Kyiv, che da tempo chiedeva autonomia nella produzione di questi sistemi essenziali per difendersi dagli attacchi missilistici russi.

Gli analisti citati dal Financial Times sottolineano che, sebbene la produzione su larga scala dei Patriot richiederà molto tempo, questa decisione potrebbe alterare i calcoli di Vladimir Putin e rafforzare la posizione negoziale dell’Ucraina.

Nel corso del summit è stato inoltre definito un pacchetto di aiuti da 80 miliardi di dollari per l’Ucraina nel 2026, sostenuto principalmente dagli europei.

Apertura alla Turchia

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha potuto festeggiare un risultato personale.

Trump ha espresso una chiara inclinazione a sbloccare la vendita dei caccia F-35 alla Turchia e a rimuovere le sanzioni imposte in passato.

“Non ho ancora deciso del tutto, ma la mia inclinazione è positiva perché Erdoğan ci ha aiutato in tanti modi”, ha dichiarato Trump, definendo il presidente turco un “grande leader”. Erdoğan ha reagito con visibile soddisfazione, alzando il pollice.

Come raccontato da Bloomberg, questa apertura rafforza il legame personale tra i due capi di Stato, nonostante le obiezioni espresse da Israele, da tempo ai ferri corti con Ankara.

Il rapporto con gli alleati

Sul tema a lui più caro, quello della condivisione degli oneri, Trump ha potuto rivendicare qualche risultato.

Nel pomeriggio Rutte ha illustrato i progressi compiuti dagli europei: aumenti dei bilanci militari e passi avanti di vari Paesi verso l’obiettivo del 5% per cento del Pil investito nella difesa. The Donald ha dato mostra di apprezzare questi sforzi, passando dalle critiche iniziali ai riconoscimenti pubblici.

Nei vari bilaterali tenutosi a margine del summit, secondo fonti citate dal Guardian, Trump avrebbe detto agli alleati “vogliamo restare con voi”, contribuendo a distendere l’atmosfera e a ricompattare il fronte comune.

La conferenza stampa finale

Nella conferenza stampa conclusiva il capo della Casa Bianca ha descritto il summit come un successo caratterizzato da “un grande affetto” e “grande unità” nella sala.

“Hanno detto ‘Signore, ti amiamo’. Persone adulte che lo dicevano. Non è bello?”, ha raccontato il presidente con evidente soddisfazione, come riferito dal New York Times.

Trump ha poi ringraziato Rutte per il lavoro svolto e ha minimizzato le tensioni precedenti, osservando che “quasi tutti i Paesi sono stati buoni, hanno avuto solo un brutto momento”.

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