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Ecco gli scambi sottobanco tra Trump e Macron sulla web tax

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Trump - Macron

Cosa si sono detti e cosa hanno stabilito Donald Trump ed Emmanuel Macron sulla web tax che era stata prevista dalla Francia per colpire i colossi Usa

È tregua tra Usa e Francia. Il presidente francese, Emmanuel Macron, e il presidente americano, Donald Trump, hanno concordato in un colloquio telefonico avvenuto domenica sera il “cessate il fuoco” fino alla fine dell’anno. La Francia ha fatto concessioni per evitare l’imposizione di dazi da parte di Washington e l’inizio di una guerra commerciale transatlantica. Andiamo per gradi.

IL TWEET DI MACRON

In un tweet di lunedì, Macron ha dichiarato di avere avuto una “fruttuosa discussione” con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per risolvere la questione della Web Tax. “Lavoreremo insieme su un buon accordo per evitare l’escalation tariffaria”, ha detto il presidente francese.

Il Tweet è stato ricondiviso anche da Trump, che ha commentato con un “Eccellente”.

TREGUA

La telefonata, in effetti, ha portato i suoi frutti: le due parti hanno concordato di parlare di Digital Tax all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per trovare un accordo comune. In attesa, Trump non imporrà dazi ai prodotti francesi.

Trump ha parlato con Macron, scrive la Casa Bianca in una nota, e i due “hanno concordato che è importante portare a termine con successo i negoziati sull’imposta sui servizi digitali”.

FRANCIA ACCOMODANTE CON GLI USA

La Francia, per tenere a bada i bollenti spiriti di Trump, ha fatto “un certo numero” di concessioni, ha raccontato in diretta in una trasmissione televisiva il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, che ha aggiunto: “Siamo pronti a compiere alcuni passi nella direzione degli Stati Uniti”.

“Non nasconderò che questo è molto difficile. È uno dei negoziati più difficili che ho condotto. È tutt’altro che vinto”, ha detto il ministro, che in questi mesi ha avuto intense discussioni con il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin.

LE CONCESSIONI FRANCESI

La Francia ha promesso di sospendere tutti i pagamenti della Digital tax approvata nei mesi scorsi, in attesa che sia raggiunto un accordo sul regime fiscale digitale in seno all’Ocse.

LA DIGITAL TAX FRANCESE

Parigi ha introdotto una aliquota del 3% sulle entrate di aziende tecnologiche in Francia da attività quali pubblicità mirate e gestione di piattaforme di commercio elettronico.

USA: IMPOSTA DISCRIMINATORIA

La tassa sul digitale, però, non piace agli Stati Uniti, che affermano che l’imposta discrimina “ingiustamente” le società tecnologiche statunitensi, tra cui Google e Amazon. Di conseguenza, Washington ha minacciato di imporre dazi su 2,4 miliardi di dollari di beni francesi, già a partire da questo mese se Parigi non dovesse arretrare.

IL PRECEDENTE

Arriverà l’accordo. Difficile dirlo, non è la prima volta che si cerca una soluzione condivisa. Come ricorda il Financial Times, infatti, Francia e Stati Uniti sono stati impegnati in colloqui guidati dall’Ocse per dare vita a regole globali per la tassazione digitale. L’amministrazione Trump, però, si è opposta ad alcuni aspetti del possibile accordo, sostenendo che qualsiasi impegno da parte delle società statunitensi dovrebbe essere volontario piuttosto obbligatorio.

“L’opzione volontaria è assolutamente inutile”, ha affermato un funzionario del ministero delle finanze francese.

DAZI ANCHE PER L’ITALIA

Intanto, mentre Francia ed usa siglano la tregua, nuove minacce arrivano contro Italia e Regno Unito, che starebbero adottando piani fiscali digitali simili a quelli di Parigi. Se Italia e Regno Unito introdurranno la web tax, gli Usa tasseranno i loro prodotti, ha avvertito Mnuchin in un’intervista al Wall Street Journal, sostenendo che Washington avrà “conversazioni simili” a quelle avute con Parigi anche con Roma e Londra.

USA-UE: TENSIONI IN CORSO

La verità, comunque, è che le relazioni commerciali tra Europa e Stati Uniti sono già in bilico a causa della della decisione dell’America di introdurre tariffe sui metalli europei, delle minacce di imporre misure punitive sulle importazioni automobilistiche e della decisione di procedere con prelievi su 7,5 miliardi di dollari di beni dell’UE in relazione a un OMC sulla controversia Boeing-Airbus (sussidi ad Airbus da parte Ue).

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