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Trump-Bloomberg? Favorito il primo. L’analisi di Fugnoli (Kairos)

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Tutti sappiamo che Trump ha un interesse vitale a presentare agli elettori una borsa fortissima. Questo interesse è condiviso da tutta la grande finanza americana. L’analisi di Alessandro Fugnoli, strategist dei fondi Kairos

Che cosa rimarrà allora a sostenere l’azionario in un mondo che si aggrappa all’America e in una borsa americana che si aggrappa agli utili di sole cinque società tecnologiche? Rimarrà la convenienza politica a mantenere brillante l’azionario (e decente, ma niente di più, l’economia) alla vigilia di un appuntamento elettorale che l’America vive come una sfida esistenziale.

Tutti sappiamo che Trump ha un interesse vitale a presentare agli elettori una borsa fortissima. Quello che viene meno ricordato è che questo interesse è condiviso in questo momento da tutta la grande finanza americana, dalle banche a molti asset manager, che a Trump, in molti casi, non sono certo vicini. La paura di Sanders fa così il miracolo di trattenere tutti, anche gli acerrimi avversari di Trump, dal criticare il rialzo azionario e dal dichiararlo una bolla.

Questa unanimità, forse, verrà meno se e quando Sanders uscirà dalla rosa dei nominabili. Se dalla convenzione democratica dovesse ad esempio uscire vincitore Bloomberg, questi, per battere Trump, userà probabilmente l’argomento della bolla così come Trump candidato lo usò a suo tempo contro la Clinton e la clintoniana Yellen.

Un duello Trump-Bloomberg, in ogni caso, vedrebbe avvantaggiato il primo. La base di Trump non è molto ampia ma è compatta. Anche per questo Trump ha sistemato le questioni controverse che aveva aperto (a partire dalla guerra commerciale con la Cina) e non farà più nulla fino alle elezioni. Non facendo nulla apparirà più presidenziale e meno inquietante agli elettori indipendenti,
ai quali mostrerà la forza della borsa e la volontà di non alzare le tasse, senza perdere consensi nella sua base.

Al contrario Bloomberg (o qualsiasi democratico non radicale) si troverà una base più ampia di quella di Trump, ma divisa. Se vorrà essere eletto, Bloomberg dovrà continuare a rincorrere, come sta già facendo, la parte radicale della base democratica, che altrimenti se ne resterà a casa e non andrà a votare. Così facendo, però, Bloomberg (o chi per lui) risulterà in generale poco credibile tanto tra i moderati quanto tra i radicali e rischierà di alienarsi il voto degli indipendenti.

Come si vede, il 2020 rimane un anno straordinariamente interessante e aperto a ogni esito. Per il momento non ci sono ancora forti indicazioni per  uscire dall’azionario nonostante i livelli elevati. Le prossime settimane saranno contrastate perché vedranno scendere a valle e concretizzarsi in numeri le conseguenze economiche del coronavirus. Se non si verificherà l’allargamento dell’epidemia al resto del mondo, la correzione sulle borse sarà superficiale e sarà facilmente contrastata da misure monetarie di sostegno, anche limitate. Poi, a virus augurabilmente sedato, si riprenderà la corsa. Partecipare con prudenza, ma partecipare.

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