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Ecco che cosa cambia per l’Italia dopo l’ultima mossa di Trump sui dazi con l’Ue

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dazi made in Italy

Che cosa ha deciso l’amministrazione Trump in materia di dazi e i riflessi per l’Italia

Nuova offensiva Usa sul fronte dei dazi all’Europa, con un aumento dal 10% al 15% che colpisce Airbus.

Comunque l’amministrazione Trump rinuncia per ora a inasprire le tariffe su diversi altri prodotti importati dal Vecchio Continente, come minacciato a suo tempo dallo stesso presidente americano.

Tira un sospiro di sollievo anche il Made in Italy, che temeva una nuova mazzata su beni simbolo del nostro export come il parmigiano e il vino.

L’Italia, a differenza di Francia e Germania, esce indenne dalla revisione della lista dei prodotti soggetti a dazi del 25% che gli Usa avevano emanato lo scorso ottobre a seguito della sentenza del Wto sul caso Airbus.

LE PAROLE DI DI MAIO

“L’Italia è uscita indenne. Sono stati colpiti altri Paesi ma non il nostro”, sottolinea il ministro degli esteri Luigi Di Maio, sottolineando come “sono salvi i vini, l’olio d’oliva e gli altri prodotti italiani che rischiavano dazi fino al 100%. La nostra azione diplomatica e la nostra amicizia con gli Stati Uniti – prosegue il titolare della Farnesina – hanno scongiurato il peggio per le nostre aziende. Così difendiamo il made in Italy, così difendiamo i prodotti della nostra terra, orgoglio della nazione”.

IL QUADRO DELLA SITUAZIONE

Ma quali sono le novità? L’amministrazione Usa ha deciso di lasciare invariate le tariffe doganali già in vigore, imposte lo scorso ottobre, pari al 25% del valore, sulle importazioni di prodotti agroalimentari dalla Ue nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici al consorzio Airbus.

I RISCHI SCONGIURATI

E’ scongiurato quindi il rischio di prelievi aggiuntivi su prodotti agroalimentari nazionali come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Provolone, Asiago, Fontina, salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori (come amari e limoncello), e che si possano estendere ad altri settori del nostro export sul mercato Usa. Ma solo per il momento perché l’ufficio per il commercio Usa si riserva comunque di cambiare le merci colpite dalla tariffe con scadenze di 180 giorni.

CHI ESULTA IN ITALIA

Ed esultano anche tutte le associazioni di categoria, dalla Federvini alla Confagricoltura, dal Consorzio del parmigiano reggiano a quello del vino Chianti.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

“L’Italia esce indenne dalla revisione della lista dei prodotti soggetti a dazi che gli Stai Uniti avevano emanato lo scorso ottobre – ha commentato oggi il Sole 24 Ore – È stato insomma scongiurato il rischio che la nuova lista potesse estendersi ad altri importanti settori del nostro export agroalimentare, in primo luogo il vino, l’olio extravergine di oliva e la pasta, che avrebbero allargato la fetta delle nostre merci colpite di altri due miliardi di euro”. “Continueranno invece ad essere applicati i dazi americani al 25% imposti lo scorso ottobre su una serie di prodotti, la maggior parte dei quali appartenenti al settore agroalimentare, tra cui molti formaggi – Grana padano e Parmigiano reggiano in testa – salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori”, ha aggiunto il quotidiano economico.

LA POSIZIONE DI FEDERALIMENTARE

La battaglia però, per l’agroalimentare italiano, non è finita. Pur plaudendo alla decisione Usa di non allargare la platea dei prodotti agroalimentari colpiti dai dazi, il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio ricorda che «i formaggi, gli aperitivi, i liquori e alcune lavorazioni del suino sono ancora purtroppo dentro il perimetro colpito. Tuttavia i nostri prodotti hanno tenuto: nonostante le imposizioni daziarie già applicate, l’export made in Italy ha fatto registrare un +11% nel dicembre 2019 rispetto al dicembre 2018».

IL COMMENTO DI COLDIRETTI

Di diversa opinione la Coldiretti: «Nei due mesi successivi a ottobre le esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono crollate rispetto all’anno precedente del 54% a novembre e del 43% in dicembre. Occorre attivare al più presto aiuti compensativi ai settori che restano colpiti e che per l’Italia rappresentano in valore più del 10% del totale delle esportazioni verso gli Usa». Anche per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, lo scampato pericolo è solo momentaneo: «Come sosteniamo da tempo, occorre avviare un negoziato diretto con gli Usa per raggiungere un nuovo accordo commerciale, che metta fine a tutte le tensioni in atto».

L’ANALISI DEL CONSORZIO PARMIGIANO REGGIANO

“Il Consorzio del Parmigiano Reggiano accoglie con entusiasmo la notizia che gli Usa hanno deciso di non alzare i dazi al 25% imposti lo scorso ottobre a vari prodotti europei – ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano – Il Consorzio Parmigiano Reggiano ha mantenuto coeso e compatto il mondo delle Dop: si è reso promotore di una cordata, insieme al Ministero delle Politiche Agricole e al Parlamento Europeo, per far sì che ci fosse un grande supporto al commissario Phil Hogan e al negoziatore John Clarke affinché avessero l’appoggio delle Dop italiane coese e compatte per andare a negoziare con una maggiore forza e consapevolezza. Negli ultimi mesi, il nostro prodotto ha subito oscillazioni di prezzo, legate a dinamiche speculative e influenzate indubbiamente anche dalle incertezze sulla situazione Oltreoceano. Il fatto che gli USA abbiano deciso di non incrementare ulteriormente i dazi sul nostro prodotto porterà sicuramente un clima più disteso e oggettivo e – ci auguriamo – un riequilibrio del mercato con un prezzo all’origine più alto”, ha aggiunto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.

DOSSIER AIRBUS

Chi non gioisce invece è Airbus, che ha accolto con “grande dispiacere” la decisione dell’amministrazione Trump di prendere nuovamente di mira i suoi aerei. Il costruttore europeo ha affermato di voler proseguire il dialogo con gli Usa con l’obiettivo di “mitigare il più possibile gli effetti delle tariffe”. Ma la decisione presa da Washington – secondo il colosso dei cieli europeo rivale di Boeing – penalizza anche le richieste delle compagnie aeree americane che dovranno ora pagare questi dazi.

LA GUERRA BOEING-AIRBUS

L’anno scorso il gruppo aerospaziale europeo ha registrato un balzo negli ordini, dopo la crisi di Boeing causata dallo stop dei 737 Max, per i due incidenti in Indonesia ed Etiopia con 346 morti. Le consegne di jet commerciali hanno toccato il record di 836 velivoli, ha chiosato oggi il Sole 24 Ore: “Ma il gigante europeo dei cieli non si è avvantaggiato come avrebbe potuto della crisi del rivale americano perché non riesce a produrre più di tanto”. «Può sembrare paradossale ma nel breve termine non approfitteremo delle difficoltà del nostro competitor», ha spiegato pochi giorni fa il ceo Guillaume Faury, in occasione della presentazione dei conti del 2019 a Tolosa. Il ritmo di produzione degli Airbus A320 – l’aereo a medio raggio che compete con i 737 Max – è sotto i programmi mensili della società, a causa del rallentamento di alcuni stabilimenti europei.

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