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Centrodestra

Tutte le ambiguità del Terzo polo (che infatti si spappola)

I giochi di Palazzo, in cui Renzi poi in coppia con Calenda è molto abile, non sono il verdetto popolare e alla fine rischiano di logorare anche chi li fa. La Nota di Paola Sacchi

 

Terzo Polo, game over. La legge del contrappasso si abbatte su Matteo Renzi e Carlo Calenda. Anche se quest’ultimo non c’era ancora, fu Renzi a sentenziare quel “game over” per Silvio Berlusconi, nei giorni della decadenza del Cav da senatore. E ora come per una nemesi, sull’onda delle crescenti tensioni in un Terzo Polo, solo di nome, in realtà mai decollato, mentre è luogo comune mediatico decretare la fine politica di Forza Italia, i fatti dicono che in realtà a tramontare è l’unione tra la renziana Iv e Azione di Calenda.

In realtà, dopo gli esigui numeri del Friuli, preceduti dagli insuccessi della Lombardia, del Lazio e delle Politiche di settembre – quando il Terzo Polo mancò l’obiettivo della non vittoria del centrodestra con il ritorno di Draghi – è il tramonto del lungo sogno di svuotare Forza Italia, occupando lo spazio centrista, magari con il ritorno al proporzionale. Un tentativo da parte di Renzi nato con il patto del Nazareno, che Berlusconi mandò proprio per questo all’aria. Un tentativo proseguito poi anche con il referendum costituzionale, dove Berlusconi si intestò dall’opposizione la battaglia del No, diventando l’ago della bilancia che fece arrivare la sconfitta renziana a oltre il 60 per cento. “Renzi i miei voti non li prende”, promise il Cav ai suoi. E così restò un elettore azzurro su tre o quattro a votare Sì.

Il lungo duello tra i due, seppur con punti di incontro sempre molto tattici, è proseguito. Ha cercato di rinfocolare la “tenzone” Calenda che prima delle Regionali di Lombardia e Lazio decretò addirittura la “sparizione” politica del Cav. Ma FI ha sempre tenuto botta nelle ultime tornate elettorali, ha più che doppiato il Terzo Polo, andando anche tre volte sopra, come in Friuli. Ora il destino, cinico e baro si dirà per i “terzopolisti”, ha voluto che proprio nei giorni del ricovero di Berlusconi, mentre il Cav si va riprendendo e FI cresce un po’ nei sondaggi, a rompersi sia il Terzo Polo, di cui erano state decantate per mesi dai giornali le sorti magnifiche e progressive.

Ma la matematica non è un’opinione e i giochi di Palazzo, in cui Renzi poi in coppia con Calenda è molto abile, non sono il verdetto popolare e alla fine rischiano di logorare anche chi li fa. Fautori a parole del garantismo, del liberalsocialismo con Calenda, i senatori di Iv si pronunciarono con Pd, sinistra radicale e Cinque Stelle a favore del processo Open Arms a Matteo Salvini.

Sono tante le ambiguità mai sciolte dai “terzopolisti” che su temi cruciali come quello dell’immigrazione incontrollata e sul garantismo di fatto non hanno mai definitivamente chiuso una certa contiguità con le politiche della sinistra e con le alleanze con questa. Come chiaramente emerse anche lo scorso Ferragosto dall’accordo fatto e disfatto dal leader di Azione con il Pd di Enrico Letta. I “terzopolisti” sono certamente a favore del termovalorizzatore di Roma e del nucleare, molto più liberali in economia del Pd, tanto più di quello più radicalizzato a sinistra di Elly Schlein. Meritorie le visite di omaggio sulla tomba di Bettino Craxi a Hammamet anche della renziana Iv, a differenza del Pd che non ha mai inviato una delegazione ufficiale, salvo visite solo a titolo personale di singoli esponenti. Ma questo non è bastato a far apparire i “terzopolisti” all’elettorato una vera alternativa centrista a Forza Italia. Che con i suoi principi nettamente anti-comunisti, anti-giustizialisti doc, senza se e senza ma, continua ad essere in un sistema bipolare l’unico vero centro. Quello che, come ha detto Berlusconi, “non può che allearsi con la destra”.

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