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Teresa Bellanova e il doppiopesismo social. Il pensiero di Ocone

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“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista.

Il caso capitato alla neoministra Teresa Bellanova ci permette di riflettere sul rapporto fra libertà di espressione e richieste più o meno esplicite di censura. È una vecchia questione, ovviamente, ma che, come tante altre, si pone in un modo più evidente e radicale nella nostra epoca di facile e pervasiva comunicazione.

Come è noto, le neoinquilina del dicatero dell’Agricoltura è stata criticata, in molti casi ironicamente, per l’abito blu elettrico con balze scelto per il giuramento al Quirinale. Essendo poi il web, per sua natura, una palestra “virale” per odiatori seriali, le critiche sono diventate offese e in alcuni casi veri e propri insulti alla persona: oltre che al vestito gli strali si sono estesi al curriculum di studio della neoministra, che si ferma alla terza media, e al suo aspetto fisico. Uguale e contraria si è mossa la reazione in sua difesa, anche con proposte di bavaglio e censura. Ed è venuta fuori la sempre pronta indignazione per un non meglio precisato “sessismo” da parte dei critici.

Chi ha ragione? Cosa ci insegna questo caso? Come reagire in nei tanti casi simili ad esso? Purtroppo, non esiste una risposta unica e sempre valida e i singoli casi andrebbero sviscerati, di volta, nella loro specificità. Andrebbe, in sostanza, esercitata la vecchia arte liberale della distinzione, evitando gli estremi: cioè da una parte ammettere una libertà senza limiti, che alla fine non sarebbe più libertà; dall’altra farsi promotori di politiche o regolamenti che comunque assumerebbero un effetto disciplinante e minerebbero la libertà in nome di un “pensiero unico” che, pur nel suo carattere “buonista”, avrebbe comunque evidenti tratti “totalitari”.

La prima distinzione da fare sarebbe quella, empirica ma comunque di una sua utilità, fra critica alle idee (e alle azioni), accettabilissima, e critica alla persona, da censurare. La critica, anche decisa e forte, irriverente, è il sale della democrazia, ma non deve mirare alla persona. Se poi chi la fa usa i toni da bettola pure oggi in uso, tanto meglio: si è più autorevoli e credibili, e quindi anche più efficaci. Certo, nel distinguere si può sbagliare, ma la possibilità di errore è purtroppo, anzi per fortuna, indissolubilmente legata alla condizione umana. Ragionando sul concreto della questione in oggetto, cioè del caso del ministro Bellanova, a me sembra evidente che, come spesso accade, si sia fatto di tutta un’erba un fascio, dall’una o dall’altra parte, nell’eterno gioco della commedia all’italiana e dell’italico bipolarismo politico teatralizzato.

Mi sembra del tutto lecito, ovviamente non come argomento politico ma come leggero intrattenimento a latere, criticare l’inopportunità per un ministro di un modo di vestire troppo spregiudicato in un’occasione solenne e comunque significativa da un punto di vista istituzionale. Che è la cosa che ha fatto Daniele Capezzone col suo tweet, utilizzando le armi dell’ironia e paragonando la mise della ministra a un vestito da usare per Carnevale o per Halloween. Chi ci ha voluto vedere qualcosa di altro, tipo un riferimento al fisico (diciamo simpaticamente “in carne”) della neoministra, mi sembra in malafede: la “caccia alle streghe” e il “processo alle intenzioni”, sono veramente disdicevoli.

Per quanto concerne la critica al fisico della ministra, senza arrivare alla pericolosa ipocrisia di certo femminismo che vorrebbe eliminare il “fattore bellezza” dai rapporti umani, bisogna richiamarsi anche in questo caso alla sana arte della distinzione. Come ha fatto d’altronde il ministro, al quale va riconosciuta anche la virtù dell’ironia, twittando che l’argomento in questione avrebbe un senso se si fosse candidata al concorso di miss Italia. Ogni cosa giusto il suo proprio principio.

Quanto infine alla questione del titolo di studio che il ministro non ha, e quindi di una sua presunta “incompetenza”, non si può che ribadire anche in questo caso quanto già chi scrive ha detto quando gli stessi argomenti venivano usati nei confronti degli esponenti del precedente governo: la “competenza” e la laurea con la capacità politica non c’entrano nulla! E questo vale anche per l’indignazione di questi giorni di quanti giudicano “inadatto” al ministero egli Esteri Luigi Di Maio non per ciò che potrebbe fare, o ha già fatto in politica, ma per la sua scarsa preparazione culturale. Purtroppo il “doppiopesismo” è un vizio difficile da sradicare, a destra come a sinistra.

Tanto che le parole più sagge in questa faccenda le ha espresse, a mio avviso, Giorgia Meloni, quando ha osservato che “le donne di destra non hanno la stessa solidarietà da parte di quelle di sinistra”. Questo sì che è un buon argomento, e dovrebbe farci riflettere sui guai di un certo ideologismo italiano.

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