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Teniamoci stretti Notre Dame e la costituzione degli Stati Uniti d’America

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L’analisi della professoressa Daniela Coli

L’immagine di Notre Dame tra le fiamme ha suscitato commenti strazianti per il crollo di un grande monumento della civiltà occidentale, e anche se poi Notre Dame non è affatto crollata, ha suggerito pensose considerazioni sulla fine dell’Occidente. Sul Sunday Times di Pasqua, Niall Ferguson ha scritto che Notre Dame è certamente un simbolo dell’Occidente, ma dobbiamo anche ringraziare gli ideali dell’illuminismo che ci hanno lasciato in eredità la Costituzione degli Stati Uniti, un altro monumento della civiltà occidentale. Ferguson non è certo un paladino del politically correct, ma ha lavorato molto per far capire cosa sia l’Occidente.

In Civilization: The West and Rest, un documentario della tv britannica del 2011, poi diventato un libro, lo storico scozzese ha spiegato come il segreto dell’Europa, arrivata alla fine dell’800 a dominare il 60% del pianeta, sia stata la killer app., la predisposizione a competere e fare la guerra. In questo, aiutata da altre 5 killer app. come la scienza, che da Copernico a Galileo e Newton, le hanno fornito importanti strumenti. Un importante killer app. è stato anche il libero scambio, che ha creato il mondo moderno. Molti intellettuali conservatori, talvolta anche liberali, ritengono l’illuminismo un nemico dell’Occidente, ma la costituzione americana è in gran parte risultato dell’illuminismo.

Nella costituzione degli Stati Uniti è presente John Locke e le sue idee sulle persone che arrivano a scegliere i governanti, come è presente Rousseau, ma anche Montesquieu, che credeva nella separazione dei poteri e a strumenti di check and balance per impedire ai governi di diventare tirannidi. E sono presenti anche Voltaire per quanto riguarda la libertà religiosa e Cesare Beccaria per il quale anche gli imputati avevano diritti. Da Beccaria viene il principio della presunzione di innocenza, un pilastro del diritto americano. L’illuminismo, sulla scia di Hegel, viene considerato spesso la ragione di tutti i mali e della perdita dell’identità cristiana dell’Europa, su cui riflette Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 26 aprile, deplorando il mancato inserimento del riferimento alle radici cristiane nella costituzione dell’Ue, poi abbandonata quindici anni fa.

Dovremmo però tenere presente che l’idea di sovranità in Europa è nata con gli Stati nazionali e, come sottolineano molti storici americani, i fondatori degli Stati europei dovettero combattere per unificare territori diversi per lingua, costumi e tradizioni, e imporre la religione come vincolo identitario. Tipico il caso della Spagna che espelle ebrei e musulmani. James J. Sheehan ricorda come la sovranità in Europa si sia rivolta poi dal ‘500 all’ 800 contro la Chiesa di Roma, perché, essendo la religione il cemento dell’unità, diventa importante per sovrani nominare i propri vescovi e il clero e la religione viene gradualmente sostituita dal diritto. La riforma di Lutero e la velocità con cui si affermò in Europa del Nord nascono proprio dalla necessità di principi e sovrani di non essere più scomunicati o legittimati dal papa e di nominare un proprio clero nazionale. Così lo scisma di Enrico VIII ha essenzialmente ragioni politiche e istituzionali. In questo senso, Machiavelli con la polemica contro il papa per avere impedito l’unificazione italiana, può essere considerato il caposcuola del pensiero politico moderno. Da Hobbes che accusa i vescovi di Roma di avere distrutto l’impero romano, usurpando il trono agli imperatori, a Rousseau, durissimo col cristianesimo che svirilizza i cittadini, li rende soldati e cattivi patrioti, perché il cristiano preferisce il Paradiso alla patria, i filosofi moderni della sovranità teorizzano la riunificazione delle due teste dell’aquila. Mentre si esalta l’antica Roma, repubblicana o imperiale, si combatte Roma papista.

Quando si parla di “identità cristiana” va anche considerato l’esaurirsi della teologia cristiana, “impigliata – come scrisse Giovanni Gentile – “nella rete del platonismo e aristotelismo”. E quando la filosofia moderna, che dalla teologia aveva preso le mosse, le si volse contro “e proseguì l’opera, che essa aveva iniziata – continua Gentile – di intrinsecare il divino coll’umano, le si volse nemica; e fissa ormai nella tradizione de’ suoi istituti, s’è poi straniata per sempre, irrimediabilmente, dal pensiero moderno”. Da una prospettiva diversa, anche per Leo Strauss la crisi del cristianesimo deriva da non essere fondato come l’ebraismo sull’osservanza di regole, ma sulla teologia, che è indirettamente responsabile della sua crisi, perché dà alla filosofia moderna le armi per distruggerlo. Sorprende la polemica di uno storico come Galli della Loggia con l’Unione Europea per avere trascurato le radici cristiane nella costituzione poi abbandonata quindici anni fa, perché gli europei hanno combattuto nel ‘600 guerre di religione durate trent’ anni, che devastarono l’Europa come la seconda guerra mondiale, e si conclusero nel 1648 col trattato di Westfalia, con cui si stabiliva la coesistenza tra Stati protestanti e cattolici e il principio che i sovrani stabilivano la religione dei sudditi. Un tentativo di eliminare i conflitti religiosi all’interno degli Stati, le fazioni, i fanatismi. La Francia fu lacerata dalle lotte tra cattolici e ugonotti ( calvinisti): si pensi alla strage di Bartolomeo del 1572 contro gli ugonotti. Enrico IV si convertì al cattolicesimo, varò l’editto di Nantes nel 1589 per assicurare la pace religiosa e fu poi ucciso nel 1610 da un fanatico cattolico. L’Europa è scossa da lotte religiose feroci, dai processi e roghi cattolici contro eretici o presunti tali, ai cattolici impiccati come traditori dai protestanti.

L’identità cristiana nell’Europa moderna che conquista colonie e imperi nel mondo, è un’identità drammatica: si pensi alla rivoluzione francese che ghigliottina clero e nobiltà, alla stragi dei rivoluzionari nella cattolica Vandea, fino alla guerra civile di Spagna dove il conflitto è feroce e anche religioso. Data la storia dell’Europa, dove ha luogo anche l’Olocausto, forse non è così deprecabile avere abbandonato il riferimento alle radici cristiane nella mai nata costituzione europea.

L’Unione Europea ha, poi, come modello gli Stati Uniti d’America, dove vige il principio della libertà religiosa, per cui possono convivere religioni diverse. Immaginiamo quali guerre avrebbero funestato l’America, con tanti cittadini di fedi diverse senza il principio della libertà religiosa. Per questo, ha ragione Niall Ferguson, teniamoci stretti Notre Dame e la Costituzione degli Stati Uniti d’America.

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