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Ecco come e perché l’Italia parteciperà alla task force Takuba

Takuba

Quale sarà il ruolo italiano nell’operazione Takuba in Sahel? Tutti i dettagli nell’approfondimento di Giovanni Martinelli

 

Come rivelato pochi giorni fa dal sito Francese «Forces Operations Blog», il raggiungimento della piena operatività del contingente militare italiano schierato all’interno della Task Force (TF) Takuba dovrebbe essere ormai prossimo.

Si tratta di un traguardo significativo per una missione che, per quanto numericamente non consistente, per la sua intrinseca “qualità” finisce con l’essere invece piuttosto importante; sia per le nostre Forze Armate che, in termini più generali, per l’impegno del nostro Paese sulla scena internazionale. E per spiegare meglio il concetto, pare quanto mai opportuno ricordare di cosa si stia parlando.

Questa Task Force è un contingente multinazionale creato sotto la spinta della Francia nel 2019 e destinato a operare nel Sahel; più precisamente, nella cosiddetta zona dei “tre confini” tra Mali, Niger e Burkina Faso, chiamata Liptako-Gourma. Se però la missione è stata avviata, di fatto, dalla sola Francia, oggi risulta essere significativamente partecipata da numerosi altri Paesi Europei.

Sahel dunque; una regione sempre più “calda”, a causa della forte presenza di movimenti fondamentalisti di matrice Islamica che hanno scelto la strada dell’insurrezione armata e del terrorismo. Ecco perché nel corso degli ultimi anni sono state avviate in alcuni dei Paesi di questa stessa regione diverse missioni a carattere multinazionale e/o sotto l’egida di organizzazioni internazionali (quali ONU e UE); alle quali, per l’appunto, non sta facendo mancare il suo apporto anche l’Italia.

In questo quadro si inserisce dunque Takuba; caratterizzata dal suo particolare formato, in quanto interamente composta da reparti delle Forze Speciali ; quindi, una TF a elevata specializzazione e grandi capacità. Ufficialmente poi, il suo compito è quello di fornire attività di consulenza, assistenza e “mentorship” alle Forze locali nella lotta al terrorismo, fino a quando queste non saranno in grado di operare autonomamente.

In realtà, vista l’estrema complessità del teatro operativo e le capacità specifiche dei reparti impiegati, l’ipotesi di operazioni dirette in chiave antiterrorismo non si può certo escludere. Così come, più in generale, l’eventualità di scontri armati con le varie formazioni presenti in queste aeree. Ecco dunque spiegato il perché questa operazione a cui partecipano le nostre Forze Armate sia tanto delicata quanto rilevante.

In tutto questo emerge però un dato; ancora una volta, le informazioni dal terreno arrivano da siti di informazione stranieri e non da fonti ufficiali Italiane; poco comprensibilmente trincerate dietro una sorta di “embargo informativo”.

Ricostruire l’esatto quadro del nostro impegno militare diventa così più complicato. Ufficialmente, almeno secondo alla «Deliberazione del Governo in merito alla partecipazione a missioni internazionali» (il documento che viene presentato annualmente al Parlamento e che delinea il quadro del nostro impegno militare in ambito internazionale) nel 2021 la consistenza massima di personale autorizzato era di 250 unità, con a disposizione circa 40 mezzi terrestri e fino a un massimo di 8 elicotteri.

In realtà, la nostra missione dovrebbe essere oggi schierata (dopo una sua partenza avvenuta nel 2020) con un formato per certi versi ridotto; perché sempre secondo informazioni circolate in rete, i militari sul terreno dovrebbero essere circa 200 e, soprattutto, dovrebbero essere schierati solo 4 velivoli. Nello specifico, 2 elicotteri da attacco A-129 Mangusta e altrettanti velivoli da trasporto CH-47F Chinook. Con questi ultimi da considerare a tutti gli effetti degli assetti operativi comunque particolarmente “pregiati”, viste le caratteristiche peculiari di una così vasta zona di operazioni come quella del Sahel.

Dunque, questo 2022 potrebbe diventare un anno importante; perché alla luce degli attuali indirizzi del nostro Paese che indicano l’Africa Subsahariana quale una delle proprie aree di interesse strategico, la piena operatività del dispositivo nazionale in Takuba e il previsto rafforzamento della nostra presenza in Niger potranno costituire snodi fondamentali in funzione del perseguimento degli obiettivi legati a una stabilizzazione dell’area. Per quali però sarebbe anche auspicabile una maggiore chiarezza di intenti e trasparenza a tutti i livelli; a partire, ovviamente, dalla politica.

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