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Tamponi e tracciamento, che cosa non funziona

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Tutti i problemi su tamponi e tracciamento. Fatti, numeri e approfondimenti

 

Anche in piena emergenza sanitaria, le buone intenzioni si scontrano con la realtà. In questo caso, le buone intenzioni volevano un’Italia pronta e ferrata con il contact tracing, la realtà è che il tracciamento non funziona: con oltre 100mila casi sospetti al giorno, i 9.000 “investigatori” chiamati a ricostruire gli ultimi giorni dei contagiati, mettendo sull’attenti tutti i contatti, sono pochi.

Ed in realtà, anche proprio sul fronte tamponi battiamo la fiacca. Per provare ad accelerare il testing, la Regione Lazio ha anche annunciato una lista di laboratori privati autorizzati a fare i tamponi, ma non sono pronti, e quando lo sono hanno il sistema di prenotazione intasato. Andiamo per gradi.

TRACING… CHE?

Partiamo da quanto ha svelato un’inchiesta di Piazza Pulita, programma di La7. Il tracciamento dei contatti non funziona: “Sono stata abbandonata a me stessa, ho chiamato io tutte le persone che ho frequentato”, dice alla giornalista Micaela Farrocco una ragazza in fila al drive in.

“Sono risultata positiva il 18 settembre, ho una figlia di 15 anni per avvisare la scuola è stato un dramma, nessuno dalla Asl ha mai contattato la scuola di mia figlia, una vergogna”, sostiene un’altra. Ed un’altra ancora lamenta il fatto che nessuno abbia contattato la madre, 69enne, dopo che la figlia e la nipote sono risultate positive.

Una mamma positiva, con una bambina al nido, invoca un vademecum su come comportarsi: mai ricevuto dall’Asl.

TROPPO POCO PERSONALE

Il fallimento del contact tracing ha il suo perché. Ci sono poche persone chiamate a rintracciare i contatti dei contagiati. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, infatti, con oltre 100mila casi sospetti (ogni contagiato dei 7/8.000 è stato in contatto con 15-20 persone) ci sono solo 9mila “investigatori” del Covid. 9.241, per l’esattezza, secondo il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di Sanità che il quotidiano finanziario ha potuto visionare.

CHI FA MEGLIO E CHI FA PEGGIO

Secondo i progetti del governo, dovrebbe esserci un tracciatore ogni 10mila abitanti, ma Abruzzo, Calabria e Friuli ce se sono anche meno. L’Abruzzo conta 111 tracciatori (0,9 per 10mila abitanti), la Calabria 141 (0,7) e il Friuli 99 risorse (0,8).

A fare meglio sono Basilicata (7,6 tracciatori ogni 10mila abitanti), Veneto (2,8) e Trento (2,7). Il Lazio, sempre secondo i dati visionati dal Sole 24 ore, conta oltre mille tracciatori (1,8), la Lombardia 1310 (1,3), l’Emilia 553 (1,3) e la Campania 623 (1,1).

IL CAOS SUL FRONTE TAMPONI

A dire il vero abbiamo problemi anche sul fronte tamponi. Sono stati incrementati, vero, ma non abbastanza. Siamo sicuramente lontani dai numeri sperati nel piano di “tamponamento” firmato da Crisanti.

ASL ROMA 1: “SIAMO IN RITARDO”

Enrico Di Rosa, responsabile del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica per l’Asl Roma 1, ammette i ritardi: “Adesso che ci troviamo a fronteggiare una seconda ondata di notevole intensità, siamo in difficoltà e abbiamo dei ritardi nella presa in carico”.

IL CASO DELLA REGIONE LAZIO

La regione Lazio ha autorizzato anche una serie di laboratori privati a fare tamponi rapidi, sperando di aumentare i numeri dei test giornalieri, ma anche qui, come dimostra l’inchiesta di La7 non ci siamo.

La quasi totalità dei laboratori autorizzati non è pronto a fare i tamponi rapidi. Chi è pronto, come Altamedica, deve fare i conti con le richieste esorbitanti di prenotazione. “I nostri siti non sono pronti a supportare un numero di collegamenti simili”, sostiene un operatore.

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