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Successi e polemiche nel centrodestra

Salvini

Dopo le elezioni di La Russa e Fontana, divampa la polemica fra Berlusconi e Meloni. La nota di Paola Sacchi

 

Dopo Ignazio La Russa, cofondatore di FdI, eletto giovedì scorso alla presidenza del Senato, anche Lorenzo Fontana, 42 anni, già vicesegretario di Matteo Salvini, è ora alla guida di Montecitorio. È stato eletto ieri mattina da un centrodestra stavolta compatto, dopo la spaccatura di Palazzo Madama, con FI che non ha votato (tranne Berlusconi ed Elisabetta Alberti Casellati) il presidente.

Anche l’elezione di Fontana è un cambiamento storico. La Lega, come FdI, ha un suo rappresentante per la prima volta alla guida delle istituzioni. A Fontana arrivano attacchi dalla sinistra. Enrico Letta definisce la sua elezione addirittura “uno sfregio”. In aula spunta uno striscione, fatto subito rimuovere, dove viene definito “filo-putiniano, omofobo”. E in serata alla Garbatella sulla serranda della ex sede del Msi spunta una stella a 5 punte contro il presidente La Russa.

Il cattolico Fontana, veronese, già ministro della Famiglia e Disabilità, tre lauree, nel suo discorso parla di difesa di tutte le diversità, dei più fragili. Rende omaggio a Sergio Mattarella, a Papa Francesco, a Umberto Bossi, presente in aula, “senza il quale non avrei iniziato a fare politica”. Fontana parla poi delle Autonomie, delle tante diversità del nostro Paese, tema nella Costituzione. Gelo dalla sinistra, che non applaude.

Giorgia Meloni, presidente in pectore, che a giorni dovrebbe ricevere l’incarico, stoppa subito gli attacchi che vengono da sinistra. “Aggredire le istituzioni è offesa allo Stato e alla volontà popolare”, ricorda. Prosegue: “Agli esponenti di sinistra che stanno rilasciando dichiarazioni irrispettose verso i nuovi presidenti delle Camere, ricordo che le istituzioni vanno rispettate sempre e non solo quando sono loro espressione”.

La maggioranza di centrodestra, dopo essersi spaccata al Senato, dove FI non ha votato La Russa, scelta che Silvio Berlusconi ha definito un segnale per porre un alt “ai veti” di FdI nella formazione della squadra di governo, a cominciare da quello per Licia Ronzulli, vicecapogruppo uscente e stretta collaboratrice del Cav, alla Camera ritrova la compattezza. Anche se per il nuovo presidente dal centrodestra vengono 14 voti in meno. E in serata riesplode la polemica tra Meloni e Berlusconi.

La presidente di FdI, per la quale il leader azzurro aveva usato giudizi poco lusinghieri come “arrogante” in alcuni appunti lasciati in Senato, ieri sera ha controattaccato in modo molto duro: “Negli appunti di Berlusconi manca una cosa: non sono ricattabile”. Torna a salire la tensione.

Matteo Salvini, che è molto soddisfatto per l’elezione di Fontana, cerca subito di esercitare un ruolo di mediazione. Afferma: “Ho sentito più volte Berlusconi, è stato un piccolo incidente di percorso, tutto si risolverà. Questo governo durerà 5 anni”. “Sono sicuro al 3000 per cento che FI sosterrà questo esecutivo”, dice il senatore azzurro di spicco Maurizio Gasparri. E Giorgio Mulè, altro azzurro di peso nel firmamento azzurro, pensa che il centrodestra si presenterà insieme alle consultazioni al Quirinale.

Anche se l’ex sottosegretario alla Difesa ricorda che il problema sul nodo Ronzulli non è questione personale, ma politico, si tratta “del rispetto della dignità politica di Forza Italia, della sua cultura e sensibilità al governo, a cominciare da temi come come la giustizia, l’economia”.

Berlusconi in una cena con i suoi senatori avrebbe ricordato che i veti creano divisioni che rischiano di nuocere alla stessa stabilità dell’esecutivo. E vorrebbe rilanciare per vedere Ronzulli nella squadra di governo. Intanto, però, sarebbe in salita la strada per avere la Giustizia con Elisabetta Alberti Casellati, sempre in pole Carlo Nordio, eletto con FdI. Stabile Antonio Tajani, coordinatore di FI, agli Esteri. Per FI in pole Gasparri per la Pubblica Amministrazione. La capogruppo uscente azzurra al Senato, Annamaria Bernini, all’Università. Nella rosa di Berlusconi anche Alessandro Cattaneo, capo dei dipartimenti azzurri.

Intanto però, mentre Salvini con la sua ricerca di una mediazione, i contatti con il Cav, cerca anche di allontanare da sé il rischio dell’immagine di un asse preferenziale con Meloni, dentro FI spuntano anche sospetti che Meloni punterebbe a un asse con lo stesso Tajani. Un clima creatosi dopo la forte polemica del Senato, dove è esplosa la polemica anche nell’opposizione.

Il “terzo polo” di Matteo Renzi e Carlo Calenda è accusato di aver contribuito a dare quei voti in più rispetto a quelli della maggioranza di centrodestra a La Russa. Renzi smentisce seccamente, dice che quei numeri Iv non li ha neppure a disposizione e rimpalla i sospetti dentro il Pd. Tornando alla squadra di governo, il vicesegretario leghista Giancarlo Giorgetti viene dato stabile al Mef, per Roberto Calderoli ci sarebbe il dicastero dell’Autonomia, Gianmarco Centinaio in pole all’Agricoltura e il leader Salvini viene dato alle Infrastrutture.

Meloni, intanto, dopo aver espresso soddisfazione per l’elezione in tempi rapidi dei presidenti di Senato e Camera, così come auspicato nei giorni scorsi, afferma: “Avevamo promesso agli italiani di procedere a passi spediti. Ci siamo riusciti: ora continuiamo a lavorare con la stessa velocità per le altre scadenze”.

Una nota di FdI informa: “Dopo un breve saluto nel cortile della Camera con Salvini, Meloni ha passato la sua giornata negli uffici di Montecitorio, sui dossier più urgenti come la legge di bilancio, il caro energia e l’approvvigionamento energetico”. Su questo ha avuto contatti con il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

Tutti temi per i quali all’Italia serve “un Governo autorevole” e su cui “Non c’è tempo da perdere”. Per le novità sulla composizione e la squadra di governo, Meloni ha ribadito che “per parlare del governo bisogna prima avere un incarico”.

Ormai manca poco per la chiusura della “quadra”. Ci potrebbe essere un vertice al completo del centrodestra per voltare pagina rispetto alle tensioni?

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