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Ustica

Chi vuole infangare Israele?

Chi e perché vuole collegare Israele alla strage di Ustica. L'intervento di Giordana Terracina

Perché un articolo sulla questione di Ustica sulle pagine del Sole 24 Ore a firma di David Bidussa, aperto alle tesi di Claudio Gatti? Perché a distanza di diversi giorni dal 27 giugno, data in ricordo della strage del Dc-9 Itavia?

Non è tanto l’analisi dei fatti, già ampiamente dibattuti sulla stampa e in tv, su cui vorrei soffermarmi, quanto piuttosto sulla tempistica dell’uscita dell’articolo che lascia alquanto perplessi.

Ma andiamo con ordine, prima di arrivare a esporre compiutamente il dubbio che emerge.

Nel 1994 esce il libro di Claudio Gatti e Gail Hammer, edito da Rizzoli, dal titolo Il Quinto Scenario, in cui si ipotizza uno scenario alternativo per la caduta del Dc-9 Itavia nelle acque al largo di Ustica il 27 giugno 1980, lontano sia dal missile francese che dalla bomba a bordo del velivolo. La colpa, secondo gli autori, è da ricercare in un errore israeliano e nel fatto che un caccia dello Stato ebraico abbia scambiato l’aereo con uno francese, carico di uranio e diretto al dittatore iracheno Saddam Hussein. Dopotutto come non ricordare, e di conseguenza collegare l’attacco israeliano, avvenuto il 7 giugno 1981, contro il reattore nucleare iracheno di Osiraq.

Ancora, il 30 maggio 2024 Gatti torna a far parlare di sé, con una nuova edizione ampliata del libro, edito dalla collana Fuoriscena della RCS Libri, in cui si dice ancora convinto dell’errore israeliano. L’ipotesi immaginata questa volta, a distanza di anni, si arricchisce di ulteriori spunti, quali l’abbattimento dell’aereo della Libyan Arab Airlines (volo 114 Tripoli Bengasi Cairo con 113 persone a bordo), entrato nello spazio aereo israeliano il 21 febbraio 1973 e il bombardamento del quartier generale dell’OLP a Tunisi, senza che nessuna difesa aerea si accorgesse dell’arrivo dei caccia israeliani. Episodi questi in grado di dimostrare, secondo l’autore, le capacità israeliane di porre in essere un atto di guerra come quello immaginato per Ustica.

E arriviamo a ieri, con un articolo apparso sul settimanale Domenica del quotidiano Il Sole 24 Ore a firma David Bidussa, che ripropone ancora una volta la tesi di Gatti, definendo lo scenario da lui ipotizzato avente una sua logica, “Plausibile. Ma resta un’ipotesi”, lasciando di fatto possibile la conclusione proposta.

Tutto ciò dopo gli speciali, Una breccia nel muro, andato in onda su Rai Tre il 26 giugno condotto da Massimo Giletti, L’inganno di Ustica – Una strage senza colpevoli su Sky Tg24 e i tanti articoli che hanno occupato le pagine dei quotidiani.

Che cosa è successo in questi giorni di così importante da poter giustificare ancora un’attenzione su questo tema?

E arriviamo alle perplessità, che in qualche modo vedo legate come una sequenza diretta a porre in evidenza, se ancora ce ne fosse bisogno, lo Stato d’Israele.

Il 4 luglio alla Camera dei Deputati è passata la mozione presentata dalla maggioranza con cui si chiede all’esecutivo un impegno a livello internazionale, diretto a sostenere le iniziative finalizzate al riconoscimento dello Stato palestinese nel contesto di una soluzione negoziata, muovendosi in maniera difforme rispetto ad altri Stati, come per esempio la Spagna, che hanno riconosciuto la Palestina, quasi come fosse un “premio” per il terrorismo portato avanti da Hamas dal 7 ottobre in poi. Mi torna in mente Alan Dershowitz, nel suo saggio Terrorismo, dove pone in evidenza l’assunto che il terrorismo sul piano internazionale alla lunga paghi e a quanto sembra anche bene.

A questo si aggiunge l’avvicinarsi del 2 agosto, con il doveroso ricordo della strage alla stazione di Bologna.

Accanto al ricordo delle vittime, c’è posto anche per il ricordo della presenza del Mossad in città in quei giorni e dunque ancora si torna a parlare di Israele, senza però voler affrontare la questione della pista mediorientale, alternativa alle sentenze emesse.

Dunque Israele appare legata a due delle più importanti stragi avvenute in Italia, Ustica e Bologna, in un momento in cui lo Stato è sotto accusa a livello internazionale per la guerra a Gaza e il governo italiano ha deciso di non riconoscere unilateralmente la Palestina, come da più parti fortemente auspicato.

E allora mi domando quanto si voglia ricercare con gli articoli sulla stampa e i servizi in tv la verità sui fatti del 27 giugno 1980, come peraltro fortemente richiesto più volte dall’associazione AVDAU e dagli interventi dello storico Gregory Alegi o quanto piuttosto anche un episodio così sconvolgente non sia solamente un ulteriore terreno di scontro politico e di motivo di una costruzione falsata dello Stato d’Israele.

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