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Tutte le mosse di Starmer per rilanciare i Laburisti nel Regno Unito

Finanziaria

UK, a Liverpool Starmer lancia il Labour verso il governo. Tutti i dettagli nell’articolo di Daniele Meloni

Il Labour è pronto a tornare al governo. Questo il messaggio lanciato dal suo leader, Sir Keir Starmer, nella conference del partito a Liverpool. “I Conservatori hanno perso il controllo dell’economia”, ha detto il Leader dell’Opposizione, che ha aggiunto: “Dicono di essere contro la redistribuzione ma in realtà ne sono a favore e praticano la redistribuzione dai poveri ai ricchi”. Standing ovation (nove, per l’esattezza), nella sala, dove si respirava dopo tanti anni un mood positivo: dopo il crash della sterlina e l’intervento della Bank of England per evitare guai peggiori sui mercati, sono saliti a 17 i punti di vantaggio del Labour sui Tories. Se questo risultato si verificasse alle prossime elezioni i laburisti avrebbero 182 seggi di maggioranza e molti big dei Tories – da Johnson a Rees-Mogg – perderebbero il loro seggio ai Comuni.

È ancora presto, però, per cantare vittoria. Certo, da quando è diventato leader del partito nell’aprile 2020 Starmer ha fatto tanta strada. Da sembrare un leader corbyniano a parlare il linguaggio del New Labour di Tony Blair, fino a cambiare le cariche più decisive interne al partito (segretario generale, capo del suo staff, composizione del National Executive Committee), l’ex procuratore della Corona britannica ha preso in mano le redini del Labour dopo le infelici parentesi di Ed Miliband e, soprattutto, di Jeremy Corbyn.

Se lo spostamento verso il “centre ground” politico è stato reso possibile anche dalla dabbenaggine di un partito Conservatore che ha fatto fuori in Boris Johnson il leader che stava sfondando nelle tradizionali roccaforti del Labour invadendo il campo delle politiche sociali tradizionalmente “rosse”, e che, di recente, ha approntato una politica economica ultra-liberista, vale la pena ricordare alcune posizioni che hanno fatto maturare il cambio di passo di Starmer: l’accettazione della Brexit (“Non vogliamo abolirla vogliamo farla funzionare”, ha detto nel suo speech a Liverpool); il ritorno del patriottismo come tema di fondo delle politiche del partito (tema sempre assai spinoso nella storia del socialismo); la sospensione dal gruppo parlamentare dei deputati che si rendono protagonisti di episodi che infangano l’immagine del gruppo alla Camera dei Comuni: dapprima l’ex leader Jeremy Corbyn (accusato di antisemitismo), e, poi, proprio nel giorno del suo intervento alla conference, Rupa Huq, che ha definito il Cancelliere Kwarteng “nero solo in superficie”.

Naturalmente, anche se spianata, la strada per Downing Street è ancora lunga. Tra le idee forti proposte da Starmer ci sono state la nazionalizzazione delle ferrovie e la creazione di Great British Energy, una nuova società pubblica che gestirà l’energia per rendere lo UK indipendente dall’estero. La conference ha anche approvato una mozione per introdurre una legge elettorale proporzionale in sostituzione dell’attuale maggioritaria. L’impegno, però, non entrerà nel programma del partito alle prossime elezioni.

Se Starmer è stato categorico nell’escludere un futuro governo di coalizione con i nazionalisti scozzesi – e ha anzi auspicato un governo laburista in Scozia – a creare grattacapi al suo nuovo corso centrista è sempre il rapporto con i sindacati. Affiliati e non. A Liverpool si è visto anche Mark Lynch, segretario del sindacato trasporti RMT, e sostenitore del gruppo alla sinistra di Starmer Labour4labour, letteralmente Laburisti per il Lavoro. A luglio il leader laburista aveva cacciato dal suo governo ombra il ministro per i trasporti, Sam Tarry, reo di avere picchettato con i sindacati durante lo sciopero dei treni in contravvenzione con le indicazioni del partito. Sharon Graham, la leader di Unite, il maggiore sindacato affiliato al Labour, ha disertato per il secondo anno di fila la conference, e ha esortato Starmer a “prendere una linea più chiara, mostrando maggiore visione in quello che intende fare per il paese”.

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