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Come la stampa in Germania vede lo scandalone di Deutsche Bank

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Come hanno dato conto i giornali tedeschi del nuovo caso che sta travolgendo Deutsche Bank? L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Il giorno dopo le perquisizioni di 170 funzionari della procura e agenti della polizia negli edifici della Deutsche Bank a Francoforte e dintorni, il principale quotidiano economico del paese, l’Handelsblatt, aveva sbattuto la notizia a pagina 32. E in prima pagina (che poi era la terza, visto che il venerdì il quotidiano si presenta con una copertina interamente dedicata a un dossier specifico per l’edizione di fine settimana) un semplice richiamo nel primo titolo del sommario alto, mentre quelli principali erano dedicati agli investimenti europei nell’intelligenza artificiale e al vertice di questa settimana fra i boss dell’auto tedesca e il ministro dell’Economia di Trump.

Per carità, niente è stato trascurato: due pagine di reportage cronachistico con tutte le notizie, tre foto dell’azione delle forze dell’ordine, un grafico sulla flessione di giornata in borsa, una colonna di approfondimento sulle accuse mosse all’istituto. Però il titolo tornava a tradire un atteggiamento quantomeno difensivo: “Parata del potere statale”.

Non che la stampa tedesca abbia in generale nascosto la notizia, che aveva campeggiato per l’intera giornata nelle aperture di tutte le testate online e aveva dettato il ritmo delle edizioni di tutte le tv all-news. E tuttavia la posizione del quotidiano di Düsseldorf può essere considerata significativa della reazione del mondo economico. Nell’edizione di ieri, la prima dopo la pausa del fine settimana, l’Handelsblatt è tornata sul caso di nuovo nella seconda parte dell’impaginazione, dando spazio alla difesa da parte del nuovo numero uno Christian Sewing dei due dipendenti sospettati di aver riciclato denaro.

L’indagine, collegata all’inchiesta “Panama Papers” emersa nel 2016, si appunta su operazioni in cui Deutsche Bank avrebbe aiutato clienti ad aprire conti off-shore, senza poi riferire all’autorità casi sospetti di riciclaggio operati attraverso sue stesse filiali. Secondo quanto riferito dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, solo nel 2016, scrive il quotidiano finanziario Frankfurter Allgemeine Zeitung, oltre 900 clienti con un volume d’affari da 311 milioni di euro sarebbero stati assistiti da una sede della società registrata nelle Isole Vergini.

La difesa di Sewing non era però una notizia di giornata. Il ceo di Deutsche Bank l’aveva affidata il giorno prima alle pagine domenicali della popolare Bild. Una difesa preventiva dei due dipendenti nel mirino della procura, impiegati nei settori Compliance e Private Wealth Management e, secondo Sewing, destinati dalla stessa banca al chiarimento e alla rielaborazione proprio degli scandali di riciclaggio e scappatoie fiscali emersi con i “Panama Papers”. Appellandosi al diritto della presunzione d’innocenza, Sewing aveva detto alla Bild am Sonntag: “Se proprio noi della Deutsche Bank condannassimo preventivamente i nostri stessi dipendenti, specie quelli che hanno lavorato ai fatti in questione, allora qualcosa andrebbe davvero storto”.

Ma l’apertura del nuovo fronte è giunta in un momento davvero inopportuno per il primo istituto tedesco, promette di coinvolgere anche parte del management attuale, rischia di mandare all’aria il lungo lavoro di risanamento sbandierato negli ultimi anni risvegliando fantasmi che si riteneva scomparsi per sempre, i tempi in cui, per dirla con la Frankfurter Allgemeine Zeitung, “sembrava non ci fosse scandalo in cui la Deutsche Bank non fosse coinvolta”. La stampa tedesca – tutta, Handelsblatt compreso – non manca di sollevare proprio questo aspetto, notando come le indagini degli inquirenti si riferiscano a un lasso di tempo che va dal 2013 al 2018: anche l’attuale dirigenza è dunque sotto scacco. Il quotidiano di Düsseldorf riporta che “la procura ha dichiarato che le indagini si indirizzano anche verso non meglio identificati responsabili dell’istituto”. La Süddeutsche Zeitung ricorda come, nel raid di giovedì, siano stati perquisiti anche uffici della presidenza, sebbene la banca stessa abbia precisato che nessuno del Cda sia indagato. E di nuovo l’Handelsblatt rivela che Deutsche Bank ha ingaggiato lo studio legale Feigen Graf, cui proprio il quotidiano economico aveva assegnato la medaglia di miglior studio legale del 2017 nel campo che gli anglosassoni definiscono “white collar crime” (per rinfrescare la memoria, Hanns W. Feigen aveva difeso nel 2014 il presidente del Bayern Monaco Ulrich Hoeneß).

“L’eco mediatica di questa ultima perquisizione è un duro colpo per la reputazione della banca”, ha proseguito il quotidiano economico, “giacché dall’arrivo nell’estate 2015 di John Cryan (il predecessore di Sewing) ci si è sforzati di ridurre il rischio di scandali, affrontando processi e indagini e pagando sanzioni miliardarie per casi riferiti al passato”. Oltre 15 miliardi di euro sono stati pagati per multe inflitte dal dipartimento di giustizia americano, oneri che pesano da anni nei conti in perdita della banca. E le indagini attuali coinvolgono proprio due dipendenti destinati a setacciare le responsabilità emerse in un altro scandalo, appunto i “Panama Papers”. “Questo spiega il grande nervosismo nell’istituto ma anche tra gli operatori di borsa, perché sollecita l’impressione che la banca non riesca a gestire il proprio sistema di controllo”, ha detto Yasmin Osman, redattrice finanziaria ed esperta di Deutsche Bank per l’Handelsblatt.

Il commento più duro viene dalla Süddeutsche Zeitung, il quotidiano inserito nel network di giornali internazionali che hanno partecipato alla rivelazione dei “Panama Papers”. Vengono elencati i raid subiti dalla Deutsche Bank dal 2010 al 2015, ben sette, più di uno all’anno e poi vengono ricordate le frasi con cui Sewing si era presentato all’opinione pubblica al momento del suo insediamento: abbiamo messo alle spalle la stagione degli scandali, ora possiamo guardare avanti e tornare a pensare alla redditività dell’istituto. “In realtà per Deutsche Bank si ripropone di nuovo la domanda su quali valori e quali standard si poggi la sua attività”, scrive il quotidiano di Monaco. Seguono una sfilza di domande: è giusto che dipendenti aiutino a contrabbandare miliardi nei paradisi fiscali? È legittimo affidarsi a consulenti ambigui nelle oasi fiscali per far aprire a clienti società di comodo? Poi la SZ rivolge l’attenzione al penultimo scandalo, quello legato al riciclaggio di 200 miliardi di euro in una filiale estone di Danske Bank, di cui 120 miliardi movimentati da Deutsche Bank: “Ci si deve voltare dall’altra parte quando somme enormi vengono trasferite da aziende dubbiose, o non sussiste il sospetto che spesso tali operazioni servano a evadere tasse o riciclare denaro sporco?”.

Per il quotidiano bavarese entrambi gli scandali sono pericolosi per lo stesso Sewing, “perché ribollono contemporaneamente e si allungano fino quasi al presente, un’epoca in cui lo stesso Sewing faceva parte della dirigenza dell’istituto”. E all’istituto di Francoforte tutto serve tranne l’ennesima rivoluzione al vertice.

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