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Le ire di De Luca, i numeri di Speranza, le indagini su Arcuri, le cineserie di D’Alema & Rutelli

Arnese

Dazn, Speranza, De Luca, Garavaglia, D’Alema, Rutelli, ventilatori, vaccini e non solo. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

LE IRE CAMPANE DI DE LUCA

LE SPERANZE DI SPERANZA

 

RIAPERTURE? DIPENDE

 

AZIENDE & VACCINI

 

BREVETTI & VACCINI

 

MEDICI & VACCINI

 

GOVERNO & VACCINI

 

CINA & VACCINI

 

CINA & VENTILATORI

LE CINESERIE RUTELLIANE

PFIZER POCO SUDAFRICANO

 

A LONDRA NON SI FACEVA FESTA

 

LE COCCOLE TURCHE

 

DAZN, QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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Estratto di un articolo del quotidiano La Verità pubblicato su Dagospia:

Dopo le mascherine cinesi farlocche, che continuano a essere oggetto di sequestri in giro per l’ Italia, dal calderone dell’emergenza Covid spuntano anche i ventilatori per terapia intensiva «non conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente».

Un acquisto firmato dall’allora capo della Protezione civile Angelo Borrelli il 13 marzo 2020 (due giorni dopo l’ inizio del lockdown), quando la struttura del super commissario non era ancora stata creata ma Domenico Arcuri faceva avanti e indietro dal Dipartimento ministeriale che fa capo alla presidenza del Consiglio dei ministri (verrà formalmente nominato il 18 marzo). E nelle email allegate salta fuori il nome dell’ex premier Massimo D’Alema, che, stando alla comunicazione inviata dal fornitore di Pechino, li avrebbe rassicurati sull’acquisto.

La mail, in inglese, la cui traduzione non lascia spazio a equivoci interpretativi, è stata inviata da silkroad_ca@163.com (dell’ mpresa cinese Silk road global information limited). L’oggetto: «Confirmation contract». Tra gli allegati ci sono le schede tecniche dei ventilatori cinesi denominati Aeonmed Vg70.

«Carissimi», scrive il fornitore,«abbiamo appena ricevuto informazioni dall’onorevole D’Alema Massimo che il vostro governo acquisterà tutti i ventilatori nella lista che ho allegato a questa e-mail. E accettiamo i termini del pagamento che avete concordato. Quindi acquisteremo tutti i 416 set di ventilatori per voi il prima possibile. Grazie per la vostra fiducia in noi. Faremo del nostro meglio per servire i vostri interessi».

I destinatari della missiva, parte integrante del contratto registrato con numero di protocollo «Covid/0013734», sono tra gli altri lo stesso Borrelli, Arcuri, il dirigente di Invitalia Roberto Rizzardo (che verrà cooptato nella struttura commissariale come responsabile degli acquisti) e un’altra dipendente della controllata del Mef, quella Silvia Fabrizi che pochi giorni dopo diventerà la prima referente di Mario Benotti e Andrea Tommasi per la famosa maxi fornitura da 801 milioni di mascherine cinesi costata 1,25 miliardi di euro.

In realtà, dalla lettera di commessa, protocollata in uscita il 13 ma datata 14 marzo, emerge che alla fine i ventilatori Aeonmed Vg70 da destinare alle terapie intensive di tutta Italia effettivamente acquistati sono 140. Al loro arrivo il materiale è stato accolto con tanto di inno della Repubblica popolare cinese fatto suonare per l’occasione dal governo italiano.

Negli altri documenti allegati al contratto, come è facile immaginare, il nome di Baffino non compare più.

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BRANI SU DAZN DA GAZZETTA.IT E DAGOSPIA:

“Molto dispiaciuti”: Dazn si scusa per i problemi della sua App che hanno provocato il black out di Inter-Cagliari e ora anche di Verona-Lazio, e spiega che all’origine della difficoltà c’è il “fallimento dell’autenticazione di un partner esterno. Siamo molto dispiaciuti di quando accaduto nel corso della visione delle partite Inter-Cagliari e Verona-Lazio”, ha sottolineato la tv streaming in una nota all’ANSA, aggiungendo che “il problema è derivato dal fallimento del servizio di autenticazione fornito da un nostro partner esterno che non è stato in grado di risolvere velocemente applicando le previste procedure di backup, pur avendo ricevuto da parte di Dazn informazioni tempestive e collaborazione immediata. Il nostro partner – conclude la tv – è attualmente al lavoro per risolvere una problematica che sembra coinvolgere più paesi a livello Europeo e stiamo investigando ulteriormente la natura del danno ed eventuali responsabilità”.

“Siamo molto amareggiati per quanto accaduto oggi sulla nostra piattaforma – dichiara in una nota Dazn all’Ansa – Siamo assolutamente consapevoli della grande responsabilità che abbiamo nei confronti di tutti i tifosi e dell’intero mondo dello sport. Come comunicato in precedenza, stiamo indagando il problema originato dal nostro partner Comcast Technology Solutions (CTS), che ha avuto un impatto su DAZN e su altri broadcaster europei” “Malgrado il problema si sia ora risolto – chiude Dazn -, consapevoli dell’effetto che questa situazione ha avuto soprattutto sui tifosi, offriremo opportuni indennizzi, che saranno comunicati nei prossimi giorni, a coloro che hanno riscontrato anomalie durante le partite del pomeriggio”

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU ARCURI:

Anche Domenico Arcuri, ex commissario all’emergenza straordinaria, sarebbe rimasto impigliato all’affaire delle mascherine cinesi, iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di peculato.

Inizialmente, in questa vicenda, Arcuri (e il suo staff) se l’erano cavata con una bacchettata da parte dell’autorità giudiziaria che, in uno dei provvedimenti, sottolineava una certa permeabilità agli interessi lobbistici da parte della struttura attiva contro l’emergenza pandemica. Indagato per corruzione, l’ex numero uno dell’emergenza Covid, era stato avviato all’archiviazione dagli stessi titolari del fascicolo, i pm Gennaro Varone, Fabrizio Tucci e l’aggiunto Paolo Ielo (ma il gip deve ancora pronunciarsi).

Le indagini sono quelle che hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati il giornalista Rai in aspettativa Mario Benotti, la sua compagna Daniela Guarnieri, l’ex capo segreteria del ministro Graziano Delrio, Antonella Appulo, più gli imprenditori Andrea Tommasi, Daniele Guidi e l’ecuadoregno Jorge Edisson Solis San Andres, accusati a vario titolo di traffico di influenze illecite, riciclaggio e autoriciclaggio. L’ipotesi formulata è che il gruppo, facendo leva proprio sulla conoscenza di Arcuri, fosse riuscito a importare 800 milioni di mascherine nella fase di maggiore necessità e remuneratività dei dispositivi. Ora la situazione si è evoluta e il fascicolo — come anticipato dal quotidiano La Verità — include l’ipotesi di peculato e arriva a coinvolgere lo stesso Arcuri che avrebbe promosso l’offerta di Benotti e soci malgrado altre si fossero dimostrate più vantaggiose. Con lui risulterebbe iscritto il suo collaboratore Antonio Fabbrocini.

Da quella commessa gli indagati avrebbero tratto un guadagno personale di circa 72 milioni di euro.

Arcuri dice di «non saper nulla» ma che «collaborerò alle indagini».

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SUI VACCINI CINESI:

La Cina produrrà tre miliardi di dosi dei suoi cinque vaccini quest’anno; ne ha già spediti o promessi 500 milioni a 60 Paesi nel mondo e ne ha inoculati 164 milioni ai suoi cittadini. Ma attenzione: «Bisogna risolvere il problema della protezione percentualmente non molto alta fornita da questi vaccini», ha detto sabato nel corso di una conferenza il dottor Gao Fu, direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Pechino.

Il virologo ha spiegato che ci sono varie soluzioni allo studio: aggiustare il dosaggio, mutare l’intervallo tra le due dosi, aumentarne il numero, anche mischiare i vaccini, cambiare tipo di farmaco dalla prima alla seconda inoculazione.

Ipotesi del genere sono circolate anche nel resto del mondo, soprattutto dopo le polemiche sull’AstraZeneca. Ma Gao Fu, virologo rispettato, con studi a Oxford e Harvard, è il primo alto funzionario del governo cinese ad aver ammesso pubblicamente una preoccupazione sull’efficacia dei vaccini made in China.

Finora i dubbi erano venuti solo dall’estero, a causa dell’opacità dei dati forniti da Pechino, che da mesi continua ad esaltare la sua capacità produttiva, ma non ha fornito relazioni complete sulla copertura immunizzante creata dai farmaci sviluppati dalle sue aziende: Sinovac, Sinopharm e CanSino. Il governo è impegnato in una grande azione di diplomazia sanitaria, estesa dal Brasile agli Emirati Arabi, dalla Turchia alla Serbia, al Pakistan, all’Indonesia, all’Africa. La Repubblica popolare offre prezzi «politici» e forniture illimitate.

Una ricerca in Brasile ha rilevato che il prodotto di Sinovac ha avuto un successo solo del 50,4% nella prevenzione dei casi sintomatici, mentre la Turchia ha dichiarato un’efficacia superiore all’80% con lo stesso farmaco. Le autorità cinesi sostengono che è solo un problema di lettura delle statistiche: secondo loro il vaccino di Sinovac riduce del 77,9% i casi di sintomi moderati o che necessitano ricovero in ospedale. Altra incertezza arriva dal Cile, che sta affrontando una nuova ondata di contagi nonostante abbia già somministrato 62 dosi di Sinovac per 100 abitanti.

Gao Fu è un alto dirigente governativo e certamente non aveva intenzione di suicidarsi politicamente. Ma le sue parole, l’ammissione del problema, non debbono essere comunque piaciute a Pechino: la censura del web ha subito spento il dibattito partito sui social network mandarini. Ieri la stampa statale, visto che le agenzie di informazione internazionali davano risalto al discorso, ha intervistato Gao, dandogli modo di correggere. «È stato un completo malinteso: io volevo proporre una visione scientifica generale sulla necessità di migliorare l’efficacia di tutti i vaccini, usando tecniche innovative», ha detto al Global Times, fratello in lingua inglese del Quotidiano del Popolo.

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