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Spagna

Dopo la Spagna anche l’Europa virerà a destra? Analisi

Le elezioni anticipate convocate da Sanchez dopo la sconfitta alle amministrative fanno immaginare una vittoria del centrodestra in Spagna. Il voto potrebbe avere ripercussioni notevoli sull'intera Unione europea. Ecco perché.

Le elezioni amministrative tenutesi in Spagna lo scorso fine settimana sono state vinte praticamente ovunque dal Partito popolare, di centrodestra, con un risultato superiori alle aspettative. Per il Partito socialista operaio, di centrosinistra, la sconfitta è stata netta e ha portato il capo del governo, Pedro Sánchez, a convocare elezioni anticipate: si terranno il 23 luglio anziché a dicembre, e si pensa già che la guida del paese passerà al Partito popolare di Alberto Núñez Feijóo.

Sánchez ha detto che i risultati delle amministrative “suggeriscono che gli spagnoli dovrebbero chiarire quali forze politiche vogliono che prendano il comando”; ha aggiunto che le elezioni anticipate sono necessarie affinché la popolazione “prenda la parola e definisca la direzione politica del paese”.

IL CENTRODESTRA VINCE NELLE ROCCAFORTI SOCIALISTE

Come riassunto dalla rivista di geopolitica Limes, il Partito popolare ha vinto “in ex roccaforti socialiste” come Siviglia, Valencia, Aragona e La Rioja, e anche nelle grandi città come Madrid. “L’unica eccezione è stata Barcellona, dove ha vinto il partito indipendentista che, però, dato lo scarso margine di vantaggio, avrà bisogno di un accordo coi socialisti per governare”.

A proposito di Barcellona e indipendentismo catalano, lo scrittore spagnolo Javier Cercas ha spiegato a Repubblica che “Sánchez ha fatto cose che una parte importante del Partito socialista non vedeva con favore. Un esempio è quello della Catalogna: non perché abbia condotto una politica di pacificazione, che mette d’accordo tutti, ma per come l’ha realizzata. Il fatto di rivedere il codice penale modificando i reati di malversazione e sedizione per favorire i politici indipendentisti condannati ha provocato profondi malumori”.

LA MOSSA DI SÁNCHEZ

Anche se il Partito popolare ha vinto nella maggior parte delle città della Spagna in cui si è votato domenica scorsa, non è generalmente riuscito a ottenere la maggioranza assoluta e dovrà dunque appoggiarsi a forze esterne come Vox, un partito di estrema destra, per governare.

È proprio questo il motivo per il quale Sánchez ha convocato elezioni anticipate: per fare leva sul timore dei moderati che una vittoria del Partito popolare a livello nazionale aprirebbe la porta all’estrema destra, così da attirare su di sé i loro voti e rafforzarsi. Come fa notare POLITICO, è la stessa strategia utilizzata l’anno scorso dal primo ministro del Portogallo António Costa, e che effettivamente gli ha permesso di ottenere la maggioranza assoluta in parlamento. Non è detto però che l’esempio portoghese sia replicabile in Spagna, dove la paura dell’estrema destra non si è finora tradotta in maggiori consensi al centrosinistra, ma al Partito popolare che – come ricorda Cercas – ha saputo attrarre gli elettori del partito centrista-liberale Ciudadanos.

L’IMPATTO DELLE ELEZIONI IN SPAGNA SULL’EUROPA

“Il caos politico spagnolo non poteva arrivare in un momento peggiore per l’Unione europea”, ha scritto Bloomberg. Le elezioni anticipate si terranno infatti poche settimane dopo che il paese avrà assunto, dal 1 luglio prossimo, la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. È molto probabile, dunque, che la Spagna concentrerà pressoché tutte le attenzioni sulla sua politica interna anziché su quella comunitaria per almeno il primo mese di presidenza. Ed è possibile, poi, che il semestre di presidenza inizi con un leader (Sánchez) e si concluda con un altro (Núñez Feijóo del Partito popolare), con ulteriori rallentamenti e distrazioni dati dalla fase di transizione.

Si tratta peraltro di un semestre importante, perché – come nota l’ISPI – è “l’ultimo semestre di piena presidenza prima delle elezioni europee del prossimo anno”. Nei prossimi mesi le autorità europee cercheranno di finalizzare i provvedimenti più importanti, come la riforma del mercato elettrico comunitario, il Patto di stabilità o il piano per la transizione ecologica. I problemi interni al paese che ha la presidenza del Consiglio potrebbero insomma rallentare – o bloccare, nel peggiore dei casi – norme importanti vicine alla fine dell’iter legislativo.

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