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Spagna, che cosa significa il trasloco della salma di Franco al cimitero del Prado

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Nessuno ha mai chiesto alla Spagna di rimuovere la salma di Franco dalla Valle de los Caidos, monumento imponente eretto dal Caudillo come simbolo della riconciliazione. È stata una decisione tutta spagnola. L’analisi della professoressa Daniela Coli

Nessuno ha mai chiesto alla Spagna di rimuovere la salma di Franco dalla Valle de los Caidos, monumento imponente eretto dal Caudillo come simbolo della riconciliazione e sovrastato da una croce altissima. È stata una decisione tutta spagnola, un gesto politico importante, attribuito dai media alle tensioni in Catalogna, celebrata come simbolo della Spagna repubblicana del fronte socialista e comunista da scrittori, giornalisti e cineasti nordamericani come Hemingway, Gellhorn, Dos Pasos e sostenuta dall’Unione Sovietica, dal Messico e dalle Brigate internazionali. Però già nel 2007 in Spagna era stata approvata la legge per le memoria storica che condannava la dittatura e riabilitava le vittime della guerra civile.

Per Andreotti la politica spagnola mancava di finezza, col trasloco di Franco ha dimostrato la razionalità di un grande stato europeo che si è conteso con la Gran Bretagna la colonizzazione delle Americhe e guarda al futuro, non al passato.

Il trasloco della salma di Franco al cimitero del Prado è stato tranquillo, accettato da tutti i partiti: il corpo di Franco, morto nel suo letto e sepolto con grandi onori, non ha per la Spagna il significato di quello di Mussolini, ucciso, appeso a testa in giù e oltraggiato da italiani, dopo la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, sotto lo sguardo dei vincitori angloamericani. Una scena che ai britannici avrà ricordato le tribù africane.

A differenza dell’Italia che ha scelto la storia per nuove interpretazioni del fascismo e dare voce ai vinti, la Spagna ha scelto la legge come strumento di riconciliazione nazionale. Con una legge ha riabilitato le vittime della guerra civile e della dittatura. Franco fu un dittatore, ma non fu Mussolini, né Hitler, né Stalin. Non ebbe l’ambizione di istituire un nuovo ordine mondiale. Fu un generale monarchico, cattolico e conservatore, che vinse la guerra civile di Spagna. Una guerra cruenta da entrambe le parti.

Il battage mediatico e cinematografico nordamericano, di cui Hemingway fu il principale promotore, nel secondo Novecento condannò le efferatezze dei monarchici di Franco, ma non  quelle dei repubblicani. Se i video dei talebani che distruggevano le statue buddiste in Afghanistan fu presentato dai media di tutto il mondo come il segno della massima inciviltà, e si parlò di guerra di civiltà, i crocifissi crivellati dai mitra repubblicani e soprattutto, le migliaia di religiosi e cattolici fucilati dai repubblicani furono ignorati. Anche questo ci dice come lo Zeitgeist influenzi la storiografia.

Così sarebbe interessante fare un esercizio di storia virtuale e chiedersi se tanti nordamericani avrebbero combattuto a fianco dei sovietici se la guerra civile si fosse svolta nel Regno Unito. Franco ebbe il sostegno dell’Italia fascista e della Germania nazista durante la guerra civile, ma governò con l’appoggio della Chiesa e dell’Opus Dei. Non partecipò alla seconda guerra mondiale, non si rese responsabile dell’Olocausto, fu un buon alleato degli americani durante la guerra fredda e morì nel suo letto.

La transizione della Spagna alla democrazia fu indolore e negoziata dai partiti. Le vicende di Spagna e Italia nel ‘900 sono dunque molto diverse, perché le due nazioni sono profondamente diverse: l’Italia si è unificata tardi per una congiuntura diplomatica favorevole, la Spagna ha secoli di storia, è stata l’impero dove non tramontava mai il sole, protagonista della storia europea. Gli spagnoli hanno usato la legge per la riconciliazione, perché è una questione interna spagnola, che non comporta alcuna conseguenza internazionale.

Diverse sarebbero state le conseguenze internazionali se il parlamento italiano avesse approvato una legge che riabilitava i vinti della guerra civile 1944-1945 tra italiani dopo l’invasione angloamericana, perché, di fatto, avrebbe riabilitato il fascismo, sconfitto e punito dalla seconda guerra mondiale. Come ha scritto il Guardian, a proposito del trasloco, Franco è stato sepolto correttamente. È quindi da apprezzare un gesto che tende alla riconciliazione di una nazione amica dell’Italia e dell’Europa.

La Spagna, governata da grandi dinastie come gli Asburgo e i Borbone, è uscita indenne sia dall’antagonismo con la Gran Bretagna per le Americhe, non c’è mai stata una guerra tra Spagna e Regno Unito, sia dall’invasione napoleonica, che costrinse il re Carlo IV ad abdicare e tentò di creare un regno asservito alla Francia, finché la popolazione esasperata insorse contro l’esercito francese.

La Spagna è sempre riuscita a rimanere indipendente, nonostante sia stata spesso dipinta a tinte fosche perché forte e cattolica. E certo nel periodo delle guerre di religione che sconvolsero l’Europa, con atrocità da tutte le parti, anche l’Inquisizione spagnola fu crudele. Il film L’ultimo inquisitore di Milos Forman del 2006 mostra gli eccessi dell’Inquisizione e quelli della Francia illuminista e napoleonica, sotto lo sguardo di Goya che dipinse i massacri napoleonici. Per gli interessi in America Latina, la Spagna si è tenuta lontana dai conflitti in Europa, e anche in questo ha mostrato realismo.

Mentre l’Italia, unificatasi tardi, ha mostrato nel ‘900 grandi ambizioni internazionali sia col fascismo dichiarando guerra a grandi potenze straniere, ma anche con la repubblica che intendeva addirittura posizionarsi tra Stati Uniti e Urss, incurante del clima da guerra civile nel paese, la Spagna predilige l’unità interna ed è membro leale dell’Unione europea e della Nato. Forse un po’ di realismo spagnolo sarebbe utile anche a noi.

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