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Che cosa succederà in Siria con l’attacco di Usa, Francia e Regno Unito

Siria

L’attacco in Siria di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, come è nata la decisione e lo scenario tratteggiato da Sergio Romano per la Siria

“A un certo punto devi fare qualcosa. A un certo punto devi dire adesso è troppo”. Sono le parole dell’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, parlando della Siria all’Onu nelle ore in cui gli Stati Uniti, insieme a Francia e Gran Bretagna, hanno deciso di attaccare il regime di Bashar al-Assad in Siria.

LE ULTIME ORE ALL’ONU

Haley ha parlato poco prima del consiglio di Sicurezza che nel corso di venerdì mattina ha affrontato il caso Siria e la questione dell’uso di armi chimiche. Secondo la Francia, il presidente siriano Assad ha usato armi chimiche nell’attacco dello scorso fine settimana a Douma, piccola città ribelle vicina a Damasco, uccidendo oltre 100 persone tra cui diversi bambini.

LA DIFESA RUSSA

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov si è dichiarato certo che gli esperti dell’Opac (l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) che da oggi saranno a Duma per indagare, non troveranno tracce dell’uso di armi chimiche. Il capo della diplomazia russa ha poi aggiunto che “Un attacco americano in Siria richierebbe di portare nuove ondate di profughi in Europa”.

IL MONITO SIRIANO

Al Palazzo di Vetro l’ambasciatore siriano Bashar Jaafari ha avvertito che il suo Paese “non avrà altra scelta” che difendersi in caso di attacco militare delle potenze occidentali. “Non è una minaccia. È una promessa”, ha tuonato.

 

LA VISIONE DELL’AMBASCIATORE SERGIO ROMANO

A fine marzo è uscito in libreria Atlante delle crisi mondiali (Rizzoli), il nuovo libro dello storico e ambasciatore Sergio Romano, un imponente lavoro volto a fornire una chiave di lettura dei rapporti tra gli Stati in quest’epoca del disordine.

Nel capitolo dedicato alla Siria, Sergio Romano spiega come mai il conflitto nel Paese è diventato così aspro. Innanzitutto, per tre guerre in corso: la prima tra regime e ribelli, la seconda religiosa e la terza quella combattuta dalle maggiori potenze sul “corpo dolorante dello Stato siriano”. Da una parte gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia schierati con gli insorti contro il regime di Bashar al-Assad, dall’altra, la Russia che ha stretto nella regione una Triplice Intesa con Iran e Turchia. E la Siria sarà soltanto un pretesto lontano perché secondo Romano esiste un’altra ragione che unisce questi ultime tre paesi a lavorare insieme. “Ciascuno di essi ha rapporti difficili con gli Stati Uniti e, nel caso della Turchia, anche con l’Unione europea. La nuova Triplice Intesa non concerne soltanto il Medio Oriente. È anche una risposta agli Usa e alla Ue”.

QUALE FUTURO PER LA SIRIA?

Non appena la guerra sarà finita, Romano prevede il ridisegno dei confini dello Stato siriano. “Se esistono progetti per la creazione di un nuovo Stato, dopo la fine della guerra civile, rimarranno gelosamente custoditi negli archivi dei ministeri degli Esteri. Nessuno, per il momento, ha interesse a fare proposte che darebbero per scontata la dissoluzione dello Stato siriano”.

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