“La riforma Nordio è liberale”. Non lo dice un esponente del centrodestra, della maggioranza del governo di Giorgia Meloni. Ma Augusto Barbera (nella foto), presidente emerito della Corte Costituzionale, ex parlamentare del Pci-Pds, per pochi giorni ministro dei Rapporti con il Parlamento del governo Ciampi nel 1993. Il Pds ritirò la sua delegazione e l’altro ministro dei Verdi, Francesco Rutelli, si dimise quando la Camera negò alcune autorizzazioni a procedere contro Bettino Craxi. Ci fu per reazione la barbarie del processo di piazza, quello delle monetine contro l’ex premier e leader del Psi.
Barbera è il pezzo da novanta che “La Sinistra per il Sì” mette in campo a Firenze, dove ieri si è svolta la manifestazione di “Libertà Eguale” (presidente Enrico Morando, vicepresidente Stefano Ceccanti) associazione indipendente di esponenti Pd, al referendum fissato dal Consiglio dei ministri per il 22 e 23 marzo. Il presidente emerito della Consulta però, come già aveva fatto in tutte le salse il costituzionalista Ceccanti, specifica che il referendum sulla riforma della Giustizia “non è voto pro o contro il governo Meloni”.
“Ci saranno le elezioni politiche per questo”, sottolinea. Spiega: quella di Nordio “è una riforma liberale che per la sorte della storia è stata portata avanti, nell’ultimo tratto, da forze politiche che si richiamano a legge e ordine”, ma i cui temi “invece appartengono ad un patrimonio della sinistra e del centrosinistra”. Prosegue, Barbera, rispondendo evidentemente anche a certi attacchi alla riforma venuti dalla sinistra del cosiddetto campo largo e dalla Cgil di Maurizio Landini schierati per il No: “Noi dobbiamo spingere per intervenire sul merito delle questioni. Non è la rivincita di Berlusconi, e non attua il disegno di Licio Gelli che prevedeva anche la riduzione del numero dei parlamentari, ma nessuno ha detto ai 5 stelle che hanno portato avanti il disegno di Gelli”. Conclude il presidente emerito della Corte Costituzionale con parole rivolte all’Anm: “Questa riforma non tende a delegittimare la magistratura, anche se ci sono autogol dell’Anm”.
Barbera invita quindi ad “entrare nel merito”: “Dobbiamo solo porci la domanda: la riforma rafforzerà o indebolirà l’indipendenza della magistratura?”. Quanto agli attacchi da sinistra, dove Elly Schlein ha schierato il Pd per il No, Barbera ribadendo che “non si vota né a favore di Meloni né contro Meloni”, perché il giudizio sul governo si dà alle Politiche, ricorda “nobili precedenti”. Si riferisce al 1974, quando “molti cattolici votarono per l’introduzione del divorzio, nonostante l’indirizzo della Dc”. Ma i cattolici del no “hanno contribuito a un passaggio di civiltà del nostro ordinamento, ponendosi in una posizione diversa”.
Come già aveva spiegato Ceccanti in numerose interviste a chi accusa “Libertà Eguale” di scarsa influenza poiché sono quasi tutti ex parlamentari a farne parte, anche quei “cattolici per il No” all’abrogazione del divorzio erano una area piccola, ma così influente in quel referendum da fare una differenza storica. Dal Pd viene il messaggio di sostegno di Pina Picierno, dell’area riformista, vicepresidente del Parlamento Europeo. Per i dem si apre con la manifestazione di Firenze una crepa significativa.
In campo per il Sì ci sono personalità come la ex deputata Anna Paola Concia, la filosofa Claudia Mancina, l’ex direttore dell’Unità, Claudio Petruccioli, l’economista Tommaso Nannicini, l’ex ministro Cesare Salvi, Enzo Bianco, Anna Bucciarelli e molti altri ancora provenienti dai cosiddetti “miglioristi” del Pci, dall’area cattolica come Giorgio Tonini a personaggi esterni a “Libertà Eguale” come l’ex radicale Benedetto Della Vedova di +Europa che ricorda “la lezione di Pannella”.
Ceccanti afferma: “Come Libertà Eguale noi per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere. Non è che c’è la disciplina di partito sui referendum”. Da costituzionalista spiega che “c’è sempre una libertà” di votare al referendum anche diversamente rispetto al partito per il quale le persone votano alle elezioni politiche. Osserva: “Altrimenti tanto varrebbe abolire il referendum”. Prosegue: “L’associazione Libertà Eguale è nata nel 1999, noi siamo di centrosinistra, siamo sempre stati nel centrosinistra. Siamo per una democrazia bipolare e siamo sempre stati sulla posizione della separazione delle carriere”, per “l’applicazione del codice Vassalli, socialista riformista.
Conclusione: “Per noi e tutta la nostra storia è sempre stato pacifico che si era di centrosinistra e a favore della separazione delle carriere. Per questo al referendum sulla separazione delle carriere siamo per il Sì. Quando ci saranno le elezioni normali voteremo per il centrosinistra”. Per Ceccanti “questa riforma è a vantaggio dell’autonomia dei giudici rispetto ai pubblici ministeri. Soprattutto nelle indagini preliminari, era il grande schema che aveva Giuliano Vassalli”. La cui riforma trasformò il processo da inquisitorio a accusatorio. Una svolta nella civiltà del diritto, per la quale la separazione delle carriere come accade nelle altre democrazie sarebbe il naturale completamento, con i due Csm (per la magistratura giudicante e la magistratura requirente) contro la piaga delle correnti.






