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Sgomberi di occupazioni abusive. Un successo annunciato per Matteo Salvini?

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Il Taccuino Meneghino di Walter Galbusera

Le occupazioni abusive di alloggi (a Milano sono circa 5000 le abitazioni pubbliche interessate) costituiscono un reato particolarmente allarmante perché producono conseguenze assai gravi in termini sociali e politici e alimentano spesso l’attività della criminalità organizzata. Privano, a chi ne ha diritto, l’assegnazione di una casa popolare mentre il “racket degli alloggi” toglie credibilità e fiducia a tutte le istituzioni. La sottovalutazione del fenomeno, aggravato dai flussi immigratori e da atteggiamenti di tolleranza “benevola”, la mancanza di una lungimirante politica della casa (la soppressione della trattenuta ex-Gescal per la costruzione delle case popolari ne costituisce un mirabile esempio) e il lungo periodo di crisi hanno portato a situazioni di difficile governabilità.

È fuori discussione che la maggioranza delle occupazioni sia frutto di condizioni di povertà e di grave disagio, con nuclei famigliari composti anche da minori e da disabili a cui occorre trovare soluzioni specifiche di emergenza che non possono consistere semplicemente nel pagamento di camere di alcuni modesti (e interessati) alberghi. Il fenomeno, pur indotto da un disagio grave, è quasi sempre diretto da gruppi politicizzati, come i centri sociali, o (cosa assai più preoccupante) è organizzato da soggetti criminali che di fatto si sostituiscono alle istituzioni nella assegnazione degli alloggi pubblici.

Sono stati persino invasi alloggi di anziani ricoverati in ospedale, i quali hanno ottenuto solo dopo qualche giorno la restituzione della propria casa, saccheggiata e ridotta in condizioni pietose. In buona sostanza il fenomeno delle occupazioni abusive, nei grandi centri urbani come Milano, ha superato da tempo la soglia di “tollerabilità percepita” da parte della maggioranza dei cittadini. E ciò senza nulla togliere agli sgomberi effettuati da parte del Sindaco Beppe Sala, che deve anche farsi carico dei dubbi e delle contrarietà di parte della sua maggioranza consiliare.

Leggendo le cronache quotidiane c’è spesso la sensazione che il lavoro (ingrato) degli sgomberi da parte di Prefettura, Comune e Questura venga reso vano da nuove occupazioni. Non basta affermare, in assoluta buona fede, la ferma contrarietà alle occupazioni e l’intenzione di contrastarle ricorrendo alla forza pubblica. Occorrono anche risultati concreti verificabili che diano il segno di una netta inversione di tendenza.

È necessario, considerato che sono ben più di 20.000 le domande depositate, il ripristino delle regole per assegnare le case popolari a chi, secondo le regole, ne ha diritto. Il primo obiettivo è quello di impedire nuove occupazioni, anche approvando leggi che, equiparando questi atti illegali a reati più gravi, rendano inutile e pericoloso, per chi lo organizza, l’uso strumentale dei minori e cancellino il concetto di “flagranza del reato” per dare il via allo sgombero immediato delle forze dell’ordine su richiesta della legittima proprietà.

Il secondo e contestuale obiettivo è, fermo restando la necessità di trovare i mezzi per soluzioni specifiche di emergenza abitativa per le situazioni di maggiore fragilità (minori e disabili a cui si aggiungono i “normali” sfrattati), di procedere ad un programma concordato ed operativo con i Comuni per gestire il piano di sgombero graduale del numero delle case occupate restituendo così agli enti l’intero patrimonio loro sottratto. Il messaggio politico (auspicabilmente bipartisan) che dovrebbe essere percepito subito da tutti è che da oggi chi occupa una casa o un edificio pubblico (o privato) non ne trarrà alcun vantaggio, perderà eventuali diritti nell’assegnazione degli alloggi e sarà rapidamente fatto uscire dalla forza pubblica.

Con la circolare che richiede ai Prefetti di completare con la massima celerità il censimento delle occupazioni illegali per provvedere poi agli sgomberi necessari il Ministro dell’interno Matteo Salvini lancia un messaggio politico, in particolare agli abitanti delle periferie dei grandi centri urbani, a partire da Milano. Peraltro il leader della Lega ha sottoscritto con Luigi Di Maio, nel contratto per “il Governo del cambiamento”, gli impegni di “velocizzare le procedure di sgombero nei confronti degli occupanti abusivi attraverso l’azione ferma e tempestiva qualora non sussistano le condizioni di necessità certificate.

L’accertamento dello stato di necessita è di competenza dell’Azienda Sanitaria Locale e dei Servizi Sociali territoriali, che dovranno attestare le condizioni psico-fisiche deficitarie e l’incapacità oggettiva del soggetto a procurare il necessario sostentamento per sé ed eventualmente per la propria famiglia. Le sole condizioni di difficoltà economiche non possono mai giustificare l’occupazione abusiva. Gli occupanti abusivi stranieri vanno rimpatriati”.

Su questo (come del resto su altri punti) il contratto per “Il Governo del cambiamento” non è chiarissimo ma, proprio per questo, forse potrebbe anche essere quasi tutto sottoscritto dal sindaco di Milano, con la sola condizione di ottenere più risorse dal Governo perché l’amministrazione centrale non può scaricare sugli Enti Locali tutte le responsabilità.

Beppe Sala dovrebbe mettere sul piatto anche qualcosa di nuovo per essere più forte e credibile. Per esempio accompagnare le sue legittime richieste di aiuto al Governo con un progetto strategico di sviluppo della Città Metropolitana che estenda la già diffusa ed efficiente rete di trasporto esistente e nel contempo, senza limitarsi alla manutenzione straordinaria delle case pubbliche del comune oggi inagibili, proponga, d’intesa con Aler e Regione Lombardia, la costruzione di nuovi quartieri di edilizia popolare. I fondi da parte del Comune potrebbero venire dalla vendita della quota maggioritaria di Sea di proprietà di Palazzo Marino, il cui valore è, più o meno, un miliardo di euro.

Se invece prevarrà l’ala non dialogante del ”radicalismo assistenziale”, che a Milano si identifica nell’assessore Majorino si ripeterà in termini politici (nonostante i buoni risultati del Ministro Minniti, colpito e affondato da una parte dello stesso PD) il copione di quanto è avvenuto sul tema dell’immigrazione. La sinistra promuoverà grandi manifestazioni “di solidarietà” riempiendo qualche piazza ma le urne, per il partito che fu di Renzi, rimarranno vuote. Mentre la Lega potrebbe raccogliere (a buon diritto) i frutti dell’albero che ha scosso.

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