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Se il “medium è il messaggio”, è il postino che dobbiamo leggere, non le sue lettere (Ennio Flaiano)

Medium Messaggio

Il Bloc Notes di Michele Magno

Diceva Ennio Flaiano che, se il “medium è il messaggio” (copyright di Marshall McLuhan), è il postino che dobbiamo leggere, non le sue lettere. Fuor di battuta, basta possedere il medium, ossia avere buone risorse comunicative, per disporre del messaggio (e dunque manipolare e ingannare a proprio comodo). Dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump, l’Oxford Dictionary scelse “post-truth”, post-verità, come parola internazionale dell’anno. Ma almeno da un quindicennio c’è un vero boom degli studi “sull’èra dell’impostura”.

Ora, che l’esplosione del Web sia coeva all’ascesa di movimenti e partiti populisti in tutto l’occidente non può essere una pura coincidenza. L’ho già scritto e lo ripeto: a mio avviso, tuttavia, occorrerebbe una volta per tutte spogliare il concetto di populismo dalle connotazioni valutative che ne hanno fatto una “dirty word”, una parolaccia. Il politologo inglese Paul Taggart lo ha definito “servitore di molti padroni”, perché “il populismo è stato uno strumento dei progressisti, dei reazionari, degli autocrati, della sinistra e della destra” (“Il populismo”, Città aperta, 2002). Il populismo è al massimo una “ideologia debole”, nelle cui manifestazioni storiche sono tuttavia ricorrenti alcuni elementi distintivi: primo tra tutti l’appello diretto al popolo, senza mediazioni istituzionali, contro le élite.

Ciò premesso, per rispondere al quesito se i social network amplifichino semplicemente o favoriscano il populismo bisogna tenere presente che le bugie su Internet sono avvantaggiate da tre fattori: la possibilità dell’anonimato; la possibilità di raggiungere rapidamente un vastissimo numero di persone: il fenomeno delle “cascate” informative (la bufala virale). Siamo quindi ben lontani da quella “cyberdemocracy” contraria a ogni oligarchia intellettuale e politica immaginata da Nicholas Negroponte, e da altri profeti del Web come Gianroberto Casaleggio. Non voglio dire che Internet ci renda ineluttabilmente stupidi o più bugiardi, come sosteneva Umberto Eco.

Riflettiamo però su un punto. Come osservava la filosofa Franca D’Agostini in un aureo volumetto, mentre agli albori della cultura digitale si pensava che la nuova “trasparenza” e le nuove opportunità di partecipazione avrebbero dato un colpo decisivo alle concentrazioni di potere e ai vertici di gestione delle conoscenze, oggi tutti sanno che la massa delle informazioni è governata da tre o quattro gruppi dominanti, i quali possono decidere la sistematica violazione della verità fattuale, rendendo difficile lo smascheramento del falso, ossia la bufala virale (“Menzogna”, Bollati Boringhieri, 2012).

In questo senso, non c’è da stupirsi se il “chiunque” trionfatore della Rete si trasforma in un professionista della provocazione. Giochi di parole di dubbio gusto, attacchi personali, evocazioni sospette, volgarità gratuite, l’odio per l’establishment: non sono forse i grandi protagonisti della sindrome populista? Quest’ultima si basa su due radicate convinzioni: che il popolo sia depositario della verità e che sia, insieme, vittima dei raggiri della casta dei politicanti. Sul fuoco del populismo soffia poi la rete, con le crociate contro le élite mondialiste che tessono incessantemente le loro trame per meglio sottomettere i perdenti della globalizzazione. Mancano le prove, ma che importa? La loro assenza è la migliore conferma che il Male agisce di nascosto.

Così il Web, simbolo della modernità, diventa paradossalmente strumento di resistenza alla modernità, alle innovazioni tecnologiche, alle scoperte scientifiche, ai progressi della medicina. C’è soprattutto un modo per contrastare questi bias cognitivi, come li chiamerebbero i neuroscienziati: più cultura, più istruzione, più formazione continua per i giovani e i meno giovani, per chi studia e chi lavora. In un paese che vanta il più alto numero di analfabeti funzionali in Europa (dati Ocse), non dovrebbe essere questa una delle principali missioni delle forze riformiste?

 

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