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Germania

Perché i sindacati dei trasporti fanno sbandare la Germania

Che cosa sta succedendo con gli scioperi dei trasporti in Germania e come si sta muovendo (e dilaniando) il governo Scholz

Neppure il tempo di risistemare le agende dopo la paralisi nei trasporti che nella seconda settimana ha lasciato a piedi passeggeri di treni e aerei, che la Germania si ritrova di nuovo sotto scacco. Da questa mattina, martedì 12 marzo, un nuovo sciopero di 24 ore dei macchinisti aderenti al sindacato GDL sta bloccando nelle stazioni i treni passeggeri, mentre lo stop ai convogli merci è scattato già alle 18 di ieri sera. Uno sciopero annunciato poche ore prima, mantenendo la promessa (minaccia) avanzata nei giorni scorsi dal sindacato di non rispettare più la consuetudine dell’annuncio con almeno 48 ore di anticipo.

TRENI DI NUOVO FERMI, I DUE PRINCIPALI AEROPORTI BLOCCATI

Oltre al traffico ferroviario, lo sciopero coinvolge anche molte linee metropolitane della grandi città, la cui rete S-Bahn è gestita da Deutsche Bahn. Restano attive le linee U-Bahn (gestite da aziende autonome locali), così come i bus e i tram, ma il blocco delle S-Bahn è solito creare grandi disagi in città come Berlino o Amburgo.

Contemporaneamente il sindacato ver.di promuove due altre agitazioni negli scali aerei. Non in tutti, ma nei due principali aeroporti del paese: oggi martedì 12 (quindi in contemporanea con quello dei treni) nell’aeroporto di Francoforte, domani mercoledì 13 in quello di Monaco. A fermarsi, questa volta, gli assistenti di volo di Lufthansa, dopo che la settimana scorsa aveva incrociato le braccia il personale di terra. Secondo un portavoce di Lufthansa, nei due giorni di sciopero a Francoforte e Monaco saranno coinvolti 120.000 viaggiatori. La compagnia aerea prevede che verranno cancellati complessivamente 1.000 voli, 600 a Francoforte e 400 a Monaco. Nel frattempo domani mercoledì 13 marzo riprenderanno le trattative fra la compagnia aerea e i rappresentanti del personale di terra.

Il fronte più caldo resta però quello ferroviario, non fosse altro perché con quella di oggi si è giunti alla sesta astensione dal lavoro nel lungo braccio di ferro che ormai da mesi contrappone il sindacato GDL, guidato da  Claus Weselsky, e i manager di Deutsche Bahn. E perché non sembra scorgersi alcun accenno di luce in fondo al tunnel.

RAPPORTI SEMPRE PIÙ TESI TRA DEUTSCHE BAHN E SINDACATO MACCHINISTI

Al contrario il confronto si inasprisce. La compagnia ferroviaria ha presentato un ricorso urgente al tribunale del lavoro di Francoforte nel tentativo di fermare il nuovo sciopero, proprio contestando la nuova modalità della battaglia scelta da GDL, cioè la mancanza di un preavviso adeguato. Tanto più che il sindacato ha minacciato di proseguire sulla stessa via fino a quando Deutsche Bahn non metterà sul tavolo della trattativa una nuova proposta che contenga la principale richiesta di Weselsky: la riduzione dell’orario di lavoro da 38 a 35 ore settimanali alle stesse condizioni tariffarie. Il sindacato giustifica questo punto (che verte più sulle condizioni di lavoro che su aspetti strettamente pecuniari) lamentando un eccessivo carico di fatica per i macchinisti, aggravato dai continui tagli che negli anni scorsi hanno interessato l’azienda.

Ma già due volte Deutsche Bahn aveva provato a contrapporre il ricorso giudiziario allo sciopero dei macchinisti, senza però ottenere successo.

SCIOPERI A ONDATA E SENZA PREAVVISO

Dunque la nuova strategia di Weselsky – scioperi a ondata, senza preavviso, in grado di disarticolare parte dell’economia tedesca – è appena iniziata e l’astensione odierna è solo un assaggio di quel che potrebbe avvenire nelle prossime settimane. Mentre Pasqua si avvicina, con i biglietti già prenotati: un disagio per gli spostamenti familiari, ma anche per il turismo pronto in quella settimana a fare il pieno. I danni per l’economia sono già consistenti, così come per le casse di Deutsche Bahn, non particolarmente floride in questo periodo. Per un’azienda costretta da qualche anno a fare i conti con problemi di puntualità del servizio e di gestione dei mezzi è un brutto colpo, per di più nel mezzo di una fase di transizione che punterebbe a fare del treno uno degli strumenti principali della nuova mobilità ecologica.

IL NODO RESTA LA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A 35 ORE SETTIMANALI

Di tale transizione i macchinisti dicono di essere i principali garanti. Da tempo il sindacato ha stretto legami con i movimenti ambientalisti, in particolare quello dei giovani di Fridays for Future. Ultimamente nelle strade di Berlino hanno manifestato assieme, sostenendo che solo buoni salari e confortevoli condizioni di lavoro per i lavoratori delle ferrovie possono rendere questo lavoro attraente, superando così le difficoltà di manodopera con cui si confronta anche Deutsche Bahn.

Sul fronte opposto Martin Seiler, direttore del personale dell’azienda ferroviaria, ribatte che il nuovo sciopero è infondato anche perché Deutsche Bahn ha più volte sottolineato di voler concludere le trattative sulla base di una proposta complessiva che comprende una settimana lavorativa di 36 ore con una compensazione salariale completa. “Chi chiede una riduzione dell’orario di lavoro da 38 a 35 ore e potrebbe ottenere 36 ore in un pacchetto complessivo non si mette a paralizzare l’intero Paese”, ha detto Seiler all’Handelsblatt.

LE DIFFICOLTÀ DI UNA MEDIAZIONE DEL GOVERNO

Ora da più parti si torna a chiedere l’intervento del governo, finora piuttosto restio a immischiarsi nella trattativa fra le due parti. Due tentativi di mediazione erano in verità già stati sperimentati nei mesi scorsi, ma senza successo. Ora si chiede una diversa presenza. Per l’associazione dei viaggiatori Pro-Bahn, “lo Stato, in quanto proprietario delle ferrovie, è stato fin troppo remissivo in questa controversia”.

Ma la politica tende a non intervenire nelle controverse tariffarie. In Germania vige l’autonomia della contrattazione collettiva: dipendenti e datori di lavoro regolano salari e condizioni di lavoro senza l’influenza diretta del governo federale. Di recente il cancelliere Olaf Scholz ha ricordato che “il diritto alla risoluzione delle controversie industriali è una delle libertà saldamente disciplinate nella nostra Legge fondamentale”.

E per togliere ogni dubbio un portavoce del governo ha ribadito ieri: “Non interferiamo nell’autonomia della contrattazione collettiva. Questa è sancita dal diritto costituzionale e i politici non vi interferiranno. Allo stesso tempo, però, ci appelliamo alle parti coinvolte nella contrattazione collettiva affinché trovino una soluzione al tavolo delle trattative”.

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